Culture
30.11.2018 - 06:200
Aggiornamento 10:50

Per il Cantone è difficile parlare di cultura

Mentre l’Osservatorio culturale evidenzia malumori verso le politiche cantonali di sostegno al teatro, si è tenuto il primo, animato incontro con gli operatori culturali

Per dirla con le parole del consigliere di Stato Manuele Bertoli, si tratta di scoprire «che cosa si muove nel nostro panorama culturale». Un panorama da esplorare sia qualitativamente sia quantitativamente, come fanno i due rapporti presentati ieri alla Biblioteca cantonale di Lugano dall’Osservatorio culturale del Cantone – nell’ambito del primo incontro con gli operatori culturali.

Se il primo documento riguarda il settore culturale in generale, il secondo analizza più in dettaglio danza e teatro: un focus che segue quello sui musei realizzato negli scorsi anni e, come ha anticipato la direttrice della Divisione della cultura e degli studi universitari Raffaella Castagnola, precede uno sulla lettura che, partendo dai dati del Sistema bibliotecario cantonale, sarà svolto nel 2019. A questi se ne aggiunge uno sulle ricadute economiche della cultura, sottolineando – sempre parole di Bertoli – «che il ragionamento deve essere prima di tutto culturale e poi economico, ma credo che le due cose siano collegate se la cultura è fatta bene». Il che ci riporta a ‘#culturainticino’, ovvero al “Rapporto statistico sul settore culturale nel Cantone Ticino” che dovrebbe appunto dirci come si fa cultura nel nostro territorio. Il primo dato è che se ne fa molta: oltre ottomila gli eventi registrati nel 2017, soprattuto musicali (oltre un terzo del totale), seguiti da cinema e teatro. Tanti eventi ma distribuiti soprattutto nel Luganese (dove si svolge poco più della metà degli eventi censiti), seguito da Locarnese, Bellinzonese e Mendrisiotto. Tuttavia, si legge nel rapporto, se si considera la diversa popolazione dei distretti, il disequilibrio si riduce. Difforme anche la distribuzione durante l’anno, con picchi a maggio e ottobre. Molti dati sono già noti, ma è comunque interessante non solo quantificarli, e studiarne l’evoluzione nel corso degli anni, ma anche accostarli in un’unica pubblicazione. Stupisce, ad esempio, vedere il caso delle vendite di cd unito alla crescita di persone attive nelle bande e nei cori.

Per quanto riguarda il secondo rapporto, emerge una scena teatrale giovane (un operatore su quattro ha iniziato l’attività dopo il 2010) e volta principalmente alla produzione. Tra le difficoltà riscontrate dai soggetti interpellati dal Cantone, la scarsità di spazi per le prove (ma l’ipotesi di un unico centro di produzione cantonale raccoglie pochi favori) e le difficoltà di crescita per i giovani talenti. Da notare che quasi la metà degli operatori giudica negativamente le politiche cantonali a favore delle arti sceniche.

‘Ci hanno fatto venire per un…’

“Ci hanno fatto venire qui per niente”. È — peraltro edulcorato nel finale — uno dei tanti commenti raccolti alla fine dell’incontro di ieri: poco meno di un’ora per illustrare i contenuti di due corposi rapporti, disponibili online e con informazioni in parte già note; e quindici, forse venti minuti di (animata) discussione con gli operatori culturali presenti, spaziando dalla precarietà lavorativa alle difficoltà nel valutare i progetti da sostenere economicamente, passando per i differenti approcci tra i vari Cantoni e il ruolo delle realtà amatoriali. Col senno di poi, unire la presentazione dei due documenti con il primo incontro con gli operatori culturali è stata una pessima idea. Ma probabilmente lo era anche con il senno di prima, visto che proprio in apertura Raffaella Castagnola, direttrice della Divisione della cultura e degli studi universitari, ha affermato l’intenzione di organizzare due appuntamenti distinti. Si dovrebbe, forse, pensare anche ad altre piattaforme, meno dispersive di un dibattito aperto, ma – volendo guardare il bicchiere mezzo pieno – il Cantone sembra seriamente intenzionato a percorrere la via del dialogo con gli operatori. Il che, al di là dei malumori di ieri, è indubbiamente un (buon) segno.

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