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Ticino7
22.09.2018 - 11:350

Cantine di Gandria: rituali e profumi di lago

Riscopriamo insieme un luogo a due passi da Lugano, troppo spesso snobbato ma ricco di fascino e tradizioni

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

Eccole dentro i piedi del monte Caprino, chiuse da pesanti chiavistelli arrugginiti, dietro a vecchi portoni di legno umido ma solido, dove circola l’aria fresca della roccia capace di regalare sapori e aromi unici. Siamo alle Cantine di Gandria, uno dei gioielli del Ceresio raggiungibile solo via lago tramite battello (o taxi nautico).
Coi loro grotti annessi, le cantine sono state «ricavate nella roccia fin dal XVII e XVIIl secolo da famiglie patrizie luganesi» scrive la storica dell’arte Simona Martinoli. Da Gazzetta Ticinese si apprende che venivano date in affitto o vendute assieme alle ville dei patrizi. Oggi sono un magnifico esempio di architettura rurale ticinese.

Nella natura

Avvicinandosi ai piedi del monte ecco spuntare dal bosco di tigli e frassini
i primi tipici tetti rustici fatti di piode. È l’incanto dell’incontro tra lago e terra. Facendo un tuffo nel passato scopriamo che qui già negli anni Trenta si tenevano feste campestri, «serate ai grotti» e gare sportive. Le cantine erano, e sono tuttora, luogo animato e baldanzoso, dove si cantava e si suonava il Ticino e le sue tradizioni, come poi fece il popolare Trio di Gandria tra gli anni Quaranta/Ottanta. «Le cantine si raggiungono su per erte gradinate di sasso vivo, tra odore di terra, di felci e di vinello nostrano, di formaggini saporiti, di polente decisamente convincenti con certi pesci in carpione», scriveva Efrem Masoni sullo storico Illustrazione Ticinese. Era il 1962, ma ci fa venire appetito ancora oggi. Conviene allora vagare e perdersi su ciottoli e gradinate, tra tavoli e panche di granito, tra le mura di antiche tinaie dai colori pastello, respirando profumi inconfondibili che ancora ci inorgogliscono.

Vinello e non solo

Pare, ma non ne abbiamo certezza, che le cantine sorsero ancora prima del villaggio di Gandria, il quale risalirebbe a metà del Quattrocento, scriveva il Masoni. Per contro è certo che si presentò «il bisogno sentito dai gandriesi – che erano tutti allevatori, pescatori ma soprattutto viticoltori – di conservare tale vinello in luogo idoneo».

Grandi botti venivano collocate dentro oscure e fredde cantine incastrate nella roccia. Il segreto è mezzo svelato: nei muri a ridosso del monte ci sono fori (detti soffioni, in dialetto fiadiröö) larghi come calici di vino, da cui passa l’aria gelida proveniente dal ventre della montagna. Indissolubilmente legate ai grotti, le dispense conservavano non solo vino ma anche salumi, lardo, pancetta, poiché quasi ogni abitante possedeva almeno un maiale. E poi ancora formaggi, pesce in carpione ecc. Erano luoghi privati di ristoro dopo il faticoso lavoro nei campi o nei boschi: lo testimonia una fotografia di inizio Novecento, quella della «Cantina Bordoni» con le sue «allegre merende di luganesi e gandriesi», narrava l’Efrem.

Fascino immutato

Se siete fortunati o abbastanza curiosi non è detto che un oste gentile, proprietario di una cantina, non vi permetta di metterci dentro il naso, facendovi accapponare la pelle dal freddo che fa. Certo non ci si va più soltanto per cercare riposo e frescura, ma ancora oggi le cantine «sono lì apposta ad attendere le allegre brigate», narrava profetico il Masoni. Eppure ci tocca smentire il bravo cronista di allora, quando delle cantine lamentava «un fascino oggi quasi sparito dal nostro piccolo Ticino». No, quella poesia è intatta, altrimenti non ne parleremmo.

***

Sette curiosità
 
1. In affitto

Alcune cantine venivano affittate con tanto di stanze e mobilio al piano superiore. Lo riporta la stampa ticinese dell’Ottocento.

2. Grazie pecore

Il fresco della roccia? L’idea proverrebbe dalle pecore che durante la calura avvicinano la testa al suolo, ma solo dove filtra aria.

3. Arte d’arrangiarsi

Ma perché sono dall’altra parte del lago? In passato le case degli abitanti di Gandria erano prive di cantine: ma proprio di fronte...

4. Bacco a fiumi

Prima del classico Boccalino, il vino delle cantine lo si beveva da grandi boccali da litro che si passavano di bocca in bocca.

5. Un altro nome

Il villaggio di Gandria un tempo si chiamava Litzora e si collocava a metà del Monte Brè.

6. Lungo abbandono

Il gusto delle tradizioni ha tenuto in vita le cantine: tra le due Guerre mondiali furono lasciate all’incuria, poi si disboscò e si riattò.

7. Luogo protetto

Gandria e le Cantine sono parte dell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali.

 

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