Come conoscere il rivoluzionario pittore francese giocando. Torna a Lugano la mostra ideata da Roland Besse, dal 23 maggio al 27 gennaio 2027

Si apre domani, sabato 23 maggio, e durerà sino al 24 gennaio 2027, ma i bimbi la popoleranno mercoledì 27 maggio dalle 14, in uno speciale pomeriggio di porte aperte. È un ritorno quello di ‘Oh… Cézanne’, la mostra ideata da Roland Besse dedicata a Paul Cézanne, il “padre dell’arte moderna”, come lo definì Picasso. Il Museo in erba di Lugano l’ha presentata oggi nella sua tipica ufficialità, ovvero mettendo a disposizione dei presenti (non più bambini da tempo) pulsanti, suoni, colori e altro stupore. «Nel caso di ogni mostra passano sempre un paio di anni dall’ideazione al vernissage», racconta Besse, e di traverso al suo Cézanne nel 2019 si mise il Covid. Lugano fece in tempo a vederla, era gennaio del 2019 e la catastrofe doveva ancora compiersi. «Due anni sono il tempo per trovare sinergie», come quella con le persone diversamente abili cui si devono le postazioni in legno che di ‘Oh… Cézanne’ formano singole ‘stazioni’, tutte riportanti la firma dell’artista e, in qualche modo, rimandanti al ‘kit da viaggio’ di cui il pittore si era dotato nella sua pionieristica scelta di dipingere nella natura.
Prima di addentrarci nel viaggio. Da Christian Testoni, presidente di Museo in erba, arriva la constatazione di una realtà che «funziona bene nonostante il periodo» e il cui scopo – per essere il Museo l’elemento ‘fisico’ di una no-profit – è il mantenimento. Loredana Bianchi, direttrice onoraria, segnala le nuove collaborazioni (Atgabbes e My School Medacta) e la natura di questa mostra, «un ponte» che va da ‘Il popolo di domani’ di Charles de Castelbajac, da poco riposta nelle casse, fino alla prossima collaborazione con il Centre Pompidou, che nel 2027 porterà a Matisse, ponte non solo per la provenienza parigina della nuova mostra, ma anche perché Cézanne lo ispirò.
«È una mostra che implica concentrazione, dove tutto non funziona in fretta. La famiglia ricopre un ruolo importante», dice Bianchi. Per capire chi sia stato Paul Cézanne, i giovani frequentatori del Museo in erba partiranno dal toccarne con mano gli strumenti da lavoro per poi entrare, stazione dopo stazione, nella sua vita e nelle sue opere, che spesso collimano. Con un gioco di pulsanti, proveranno ad abbinare l’originale ai discepoli artistici, ricomporranno il puzzle della ‘Carrière de Bibémus’, cava nei pressi della quale Cézanne lavorò intensamente, o raddrizzeranno la ‘strana’ prospettiva del Jas de Bouffan, l’antica casa di famiglia. Prevederanno le mosse dei due ‘Giocatori di carte’, riprodurranno le celebri nature morte con finti ‘Cerises et pêches’ e ‘Pommes et bisquits’ messi loro a disposizione. Collocando correttamente i volti dei protagonisti dell’‘Ouverture de Tannhäuser’ ascolteranno la musica, risolvendo una sorta di cubo di Rubik replicheranno la montagna del cuore di Cézanne, la Sainte-Victorie. Questo e altro ancora.
«Il gioco è il principio generale di tutte le esposizioni che ho curato, d’altra parte è solo così che i bambini apprendono argomenti complessi. È già difficile spiegare a parole Cézanne a un adulto, figuriamoci a un bambino». Questo ci dice Besse mentre apporta gli ultimi ritocchi a una delle installazioni. «È una tipologia di giochi che viene utilizzata di sovente nella letteratura per l’infanzia, che aiuta i bambini ad apprendere soprattutto perché autorizzati a toccare tutto ciò che vedono, al contrario di quanto accade nei musei tradizionali».
Le mostre di Roland Besse hanno girato il mondo, e ancora lo faranno: «Con l’arrivo della pensione ho donato le mie esposizioni ad alcune realtà che le avevano ospitate. Come questa, che ora è del Museo in erba e può viaggiare in autonomia». ‘Oh… Cézanne’ è stata vista anche da bimbi (e famiglie) della Corea del Sud, suscitando la stessa felicità registrata in Europa. «Bimbi e bimbe del mondo sono uguali, non creano problemi», chiude Besse. «Quelli che li creano, semmai, sono gli adulti». B.D.