MIN Wild
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NAS Predators
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Detroit Red Wings
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VEGAS Knights
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Joan Miró, Sans titre (Personnages), 1947 - © Successió Miró / 2021, ProLitteris, Zurich
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26.09.2021 - 10:380
Aggiornamento : 14:57

Tutti i ‘Personnages’ della Fondazione Braglia

Dal 30 settembre al 18 dicembre 2021, la rappresentazione dell’essere umano ‘da Werefkin a Miró e da Warhol a Paladino’ (a Picasso, Nolde, Paul Klee...)

Joan Miró e gli occhioni del ‘Sans titre (Personnages)’ che danno il titolo alla mostra; Dalí, De Chirico, i nudi di Picasso e Guttuso; Emil Nolde nel caldo e splendido ‘Sommergäste’, Paul Klee, Botero tra la corrida e i picnic, e tutto quanto va ‘da Werefkin a Miró e da Warhol a Paladino’, per citare parte del titolo della mostra; e, ancora, tutto quanto sta tra il ‘Femme et deux enfants’ del (di nuovo) Picasso del 1902 al più recente ‘Retrate de una Dama’ di Manolo Valdés, 2014, estremità temporali di ‘Personnages’, dal 30 settembre al 18 dicembre 2021, opere dalla Collezione Braglia alla Fondazione Gabriele e Anna Braglia a Lugano.

In numero di 96, tra opere di famiglia e opere di proprietà della Fondazione, dipinti, disegni e sculture contengono la rappresentazione dell’essere umano, dell’individuo che si confronta con la sua storia, con l’ambiente circostante e con l’altro da sé, con la pandemia a far da spunto per una riflessione sull’esistenza, in questo nostro ritorno, pur lento e timoroso, a relazionarci in modo variamente umano. Dipinti, disegni e sculture sono collocati, tra il primo e il secondo piano degli spazi espositivi, all’interno di nove ambiti tematici: lo studio della figura, il nudo, la figura femminile, la coppia, la maternità e l’infanzia, il divertissement, il lavoro, la ricerca del sé e la morte, sublimata dal ciclo ‘Nous ne sommes pas les derniers’ di Zoran Music, sloveno dai trascorsi a Dachau, da dove i volti dipinti arrivano senza bisogno di presentazione.

Gabriele Braglia guida l’incontro di presentazione partendo dalla causa scatenante, papà Riccardo, pittore dilettante che riscoprì la passione per l’arte durante gli anni della guerra, tramandandola. A questo proposito, le 104 pagine di catalogo, con la riproduzione delle immagini esposte, ospitano quattro contributi inediti: le ‘Nuove chiavi di lettura’ di questa mostra affidate a Gaia Regazzoni-Jäggli, direttrice artistica della Fondazione Gabriele e Anna Braglia, l’approfondimento su temi e iconografie nella Collezione Braglia a cura di Elena Pontiggia, professoressa all’Accademia di Brera di Milano, la lettura filosofico-esistenziale di Graziano Martignoni, psichiatra e professore al Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (Deass) dell’Usi. Ma anche la visione di Gabriele Braglia sul coinvolgimento nel mondo dell’arte, suo e della moglie Anna (cofondatrice, spentasi nel 2015).


Emil Nolde, Bärtiger Mann und Frau, 1931-35 - © Nolde Stiftung Seebüll

‘Se ti lasci coinvolgere, sei fregato’

«Negli anni Cinquanta – racconta Braglia – frequentavamo la Milano del dopoguerra, un’esplosione di arte e cultura, di musica, di bebop». E gli artisti a dipingere, «alcuni dimenticati, altri diventati grandi. Un giorno chiesi a Lucio Fontana come diavolo si procurasse da vivere, e un bel giorno inventò lo spazialismo». A Braglia si chiedono aneddoti, e la risposta è generosa. Da consumato entertainer, racconta del primo quadro della collezione: «Natale 1957. Scopro di essermi dimenticato del regalo per Anna, è il 24 dicembre e dove mai posso andare; la mia segretaria Marisa, che fu anche la segretaria di mio padre, morto pochi mesi prima, mi ricorda di un Sironi da me acquistato e messo in un angolo; mi dice “Regalale quello, e metti insieme una bella dedica”». Un secondo aneddoto, nato dalle frequentazioni con gli artisti di cui sopra: «A casa del poeta francese André Verdet, in un angolo del suo giardino, vedo un disegno; chiedo cosa sia e Verdet mi dice che gli serviva una copertina per un suo libro di poesie, e allora “ho chiesto a Pablo”. Gli domando come mai tenga lì un Picasso, e lui mi fa capire che non è che gl’interessi granché. E allora l’ho preso io».

Fermo restando il «se ti lasci coinvolgere, sei fregato», il precario autocontrollo del collezionista, «siamo sempre stati complici», dice Gabriele riferito ad Anna, in un rapporto forse mai contraddistinto dall’unanimità di scelte (se non, «andando per gallerie, il chiedersi sempre “Quale rubiamo questa notte?») e che non è mai stato una sete da collezionismo, sintonico più «sulle opere che avevano smesso di emozionarci, rivendute o date in conto vendita», che non su quelle da acquistare. «Rimpiango solo l’aver venduto, sbagliando, quelle del Novecento classico». La ‘Caldarrostaia’ di Giuseppe Migneco, però, c’è ancora.

Dalla natura di Kirchner alla nostra

‘Personnages’ è, innegabilmente, una mostra di grandi nomi. «Grandi nomi, perché la collezione continua ad annoverarne, ma si possono scoprire anche artisti secondari che hanno una loro ragion d’essere», ci spiega Gaia Regazzoni-Jäggli, direttrice artistica, a margine dell’incontro. «È esposto non solo il collezionismo in quanto tale, ma anche quel mecenatismo nato da legami d’amicizia, umani, i tanti momenti di vita condensati in qualcosa che non è uno studio prettamente storico-artistico, ma anche il vissuto che sta immediatamente dietro il collezionismo».

Una storia recente, andando all’ideazione di ‘Personnages’: «Lavorando a Kirchner (‘Ernst Ludwig Kirchner e la grandiosità della montagna’, la precedente, tra aprile e luglio 2020, ndr), e al suo profondo legame con la natura, ci siamo trovati a lavorare a un’esposizione in un periodo di persistente emergenza Covid per combattere la quale le persone cercavano conforto nella natura, qualcosa di estremamente parallelo con l’artista rifugiatosi a Davos inseguendo la propria rinascita psichica. Ecco, finita quell’esposizione si aveva voglia di tornare alle relazioni sociali. Abbiamo pensato di tornare a noi, alle persone, all’interazione. È così che nasce ‘Personnages’. (www.fondazionebraglia.ch).


Mario Sironi, Figura seduta, ca. 1950 - © 2021, ProLitteris, Zurich

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