Musica

David Byrne incanta Milano con uno spettacolo di gioia, danza e visioni

Al Teatro degli Arcimboldi l'ex leader dei Talking Heads presenta Who Is the Sky? in una performance che fonde musica, danza e arti visive

21 febbraio 2026
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Un rito collettivo più che un concerto, una celebrazione laica della gioia come forma di resistenza. Così si è presentato stasera David Byrne sul palco del Teatro degli Arcimboldi, prima tappa milanese di un tour accolto all'estero come uno degli spettacoli più inventivi e travolgenti degli ultimi anni. Due ore in cui musica, danza, teatro e arti visive si sono fusi in un flusso continuo, confermando l'ex leader dei Talking Heads come uno degli ultimi veri architetti della performance dal vivo. Il cuore dello show è il nuovo album Who Is the Sky?, lavoro solare e ironico che Byrne attraversa con leggerezza filosofica, alternando momenti intimi e slanci corali.

Attorno a lui musicisti e ballerini in costante movimento: una marching band contemporanea che trasforma il palco in uno spazio fluido, immaginifico, quasi cinematografico. Le scenografie digitali passano da paesaggi naturali ad attuali e ironici slogan ("Make America Gay Again"), senza scivolare nella propaganda: più che risposte, Byrne semina domande sul presente. L'apertura con "Heaven" è un respiro profondo, minimale e commovente, subito seguita da brani che accendono il ritmo e l'immaginazione. Quando arrivano i classici, la sala esplode: "This Must Be the Place", "Life During Wartime", "Once in a Lifetime" sono accolte come inni generazionali, eseguiti senza nostalgia ma con vitalità rinnovata, nello spirito dello storico film-concerto Stop Making Sense evocato più volte nella costruzione scenica.

Tra i momenti più sorprendenti, la cover di "Hard Times" dei Paramore, gruppo punk-pop adorato dalla Gen-Z, trasformata in un funk sghembo e personale, un omaggio anche alla loro frontwoman Hayley Williams presente nel disco. Byrne scherza, racconta, riflette sul bisogno umano di stare assieme. Perché per un artista come lui la felicità è reale solo se condivisa. Le sue armi non sono la provocazione, né la disperazione, ma una vulnerabilità disarmante che rende ogni parola e ogni movimento credibili e autentici.

La seconda metà del concerto è una scarica elettrica: la scioccante "Burning Down the House" chiude lo show tra luci arancioni, mentre l'immortale "Psycho Killer" ricorda quanto il repertorio dei Talking Heads resti un suono impareggiabile e granitico, sempre moderno, urgente, intatto nella sua forza. Più che un ritorno al passato, è una dimostrazione di presente assoluto. A 73 anni Byrne non celebra se stesso, ma l'idea stessa di comunità. E in tempi così irrequieti e cupi, la sua utopia danzante suona anche nella Milano di oggi come un atto radicale, come un gesto di fiducia irriducibile e struggente nei confronti di un mondo migliore.