È quanto mette nero su bianco il Consiglio di Stato nella sua risposta alla consultazione federale sugli obiettivi di costo e di qualità

Nei rapporti tra Confederazione e Cantone, specialmente nei documenti ufficiali e pubblicamente accessibili, cortesia e formalità la fanno da padrone. Un esempio concreto sono le consultazioni federali: Berna chiede ai Cantoni la loro opinione su un determinato dossier. Gli Esecutivi cantonali ringraziano dell’opportunità e poi forniscono la loro visione e le loro preoccupazioni. Ecco perché salta all’occhio il duro rimprovero che il Consiglio di Stato ticinese articola nella sua risposta, inviata all’Ufficio federale di sanità pubblica, sulla procedura di consultazione sugli obiettivi di costo e di qualità 2028-31 nell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Un tema che non è decisamente tra quelli secondari, anzi.
“Riteniamo doveroso – scrive il Consiglio di Stato come premessa – rilevare la ristrettezza del termine concesso per esprimere la nostra posizione, a maggior ragione considerato che la consultazione è stata indetta nel periodo estivo”. Non solo: “Deploriamo inoltre l’assenza della versione italiana dei documenti posti in consultazione, alcuni dei quali, peraltro, non risultano disponibili neppure in lingua francese”.
Detto della forma, che nei rapporti istituzionali è anche sostanza, si passa al contenuto della presa di posizione e, anche qui, per il governo ticinese si potrebbe fare meglio, ovvero essere più incisivi. Il dossier è quello della spesa sanitaria e, soprattutto, del tentativo di contenere l’aumento dei costi. Dal 1° gennaio di quest’anno il Consiglio federale ha infatti il compito di definire obiettivi di costo e di qualità nell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Questo per cercare di contribuire a contenere la crescita dei costi, e quindi anche l’aumento dei premi, e a promuovere un’assistenza sanitaria di elevata qualità. Gli obiettivi in materia di costi e qualità vengono fissati dal Consiglio federale per un periodo di quattro anni dopo aver consultato gli assicuratori, gli assicurati, i Cantoni e i fornitori di prestazioni.
“Il rapporto esplicativo – scrive il Consiglio di Stato all’indirizzo dell’Ufficio di sanità pubblica – rileva che la fissazione di questi obiettivi, associata a un monitoraggio regolare dell’evoluzione dei costi, dovrebbe permettere agli attori del sistema sanitario di elaborare misure mirate per frenare l’aumento della spesa”. E qui si arriva ai dubbi del governo cantonale: “È tuttavia lecito chiedersi se, nella forma proposta, il nuovo meccanismo possa effettivamente apportare un valore aggiunto rispetto agli strumenti di monitoraggio già in essere (Mokke, dashboard Aoms, statistica LAMal…) e alle misure di contenimento dei costi già regolarmente proposte e adottate (p. es. pacchetti 1a, 1b e 2)”. Insomma, una buona intenzione che così come proposta potrebbe però avere un impatto contenuto. “Pur riconoscendo che tale osservazione potrebbe apparire superata, in quanto riferita soprattutto al concetto stesso di definizione di obiettivi di costo e, quindi, a basi legislative ormai già stabilite, riteniamo che sarebbe comunque necessario prevedere un sistema maggiormente vincolante, basato su misure predefinite, la cui attivazione avvenga in maniera pressoché automatica al superamento delle soglie di crescita fissate per gli obiettivi settoriali”.
Guardando agli obiettivi, riportati nella presa di posizione del governo, l’intenzione è di mantenere la crescita dei costi sanitari per i prossimi 4 anni intorno al 3 per cento medio ogni anno. Questo vuol dire ridurre di circa lo 0,5/0,6% la crescita rispetto al suo andamento nel periodo tra il 2012 e il 2023. Va poi ricordato che si parla sempre di contenere l’aumento, non di bloccarlo o addirittura di invertire la tendenza.