Ticino

‘Le mie domande sul bagno pubblico non sono un attacco ai docenti’

Patrick Rusconi (Plr) fa qualche precisazione dopo la sua interrogazione. ‘Ho avuto un incontro che ha permesso di chiarire aspetti importanti’

Anche le classi devono entrare dalla cassa
(Ti-Press)
11 settembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

“L’obiettivo dell’interrogazione non era quello di colpevolizzare il corpo docente o di mettere in discussione il proprio impegno educativo. La sicurezza degli allievi rimane naturalmente un principio prioritario, ma proprio per questo è necessario che vi siano indicazioni chiare, condivise e inequivocabili da parte delle istituzioni competenti”. È la precisazione di Patrick Rusconi (Plr) dopo la sua interrogazione al Consiglio di Stato nella quale chiede lumi sulla gestione delle attività di educazione fisica al Bagno pubblico di Bellinzona a seguito della decisione dei docenti di non portare più gli allievi. Decisione motivata dalla mancata possibilità di utilizzare il cancello laterale (come in passato) e di dover quindi passare dalla cassa. La precisazione arriva dopo un incontro tra lo stesso Rusconi e il corpo docenti interessato.

“Questo confronto – racconta il deputato attraverso una nota – ha permesso di chiarire un aspetto importante. La scelta dei docenti non nasce dalla volontà di rifiutare lo svolgimento delle lezioni di educazione fisica, né tantomeno dall’intenzione di sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti degli allievi. In attesa che siano chiarite le procedure e le rispettive responsabilità, i docenti hanno infatti optato per diversificare temporaneamente le attività di educazione fisica, svolgendole in altri ambiti con le proprie classi”.

Per Rusconi ora la palla passa nelle mani delle Istituzioni e in particolare alla direzione scolastica, al Dipartimento e a Bellinzona Sport. Enti chiamati “a confrontarsi e definire con chiarezza procedure, modalità operative e responsabilità, affinché docenti, allievi e gestori della struttura possano operare in un quadro chiaro e sicuro”. La scelta temporanea dei docenti, secondo Rusconi, “va quindi letta soprattutto come una forma di prudenza in attesa di indicazioni precise, evitando di intraprendere modalità di svolgimento delle lezioni che potrebbero non risultare conformi o sufficientemente chiare sotto il profilo organizzativo e delle responsabilità”. E l’interrogazione pendente? “Mantiene il suo significato: fare chiarezza, capire dove siano le competenze e favorire una soluzione. Allo stesso tempo, ritengo corretto riconoscere le precisazioni emerse dal confronto diretto con i docenti”.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali