Ticino

Zali dimezzato fino al termine degli accertamenti

Via Magistratura e Polizia cantonale. Il governo si esprime sulla posizione del ministro finito nella bufera e stigmatizza ogni forma di violenza

Claudio Zali
(Ti-Press)
23 luglio 2026
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Via Magistratura e Polizia cantonale dalle competenze politiche di Claudio Zali. E questo fino al termine degli accertamenti a suo carico. Resta però alla presidenza del Consiglio di Stato. È infine arrivata l’auspicata presa di posizione del governo, riunitosi ieri in corpore per una seduta straordinaria sul caso Zali. Il ministro è finito nella bufera dopo la pubblicazione di due registrazioni telefoniche a lui attribuite in cui suggerisce alla sua interlocutrice di picchiare un’altra donna che lui stesso avrebbe già “pestato”. Parallelamente, come anticipato da ‘laRegione’, il Ministero pubblico ha aperto nei confronti del consigliere di Stato un procedimento penale per le ipotesi di abuso di autorità e tentata coazione segnatamente alla riunione da lui sollecitata sul caso del 14enne detenuto al carcere della Farera e figlio di una sua conoscente.

Il governo, si legge in una blanda nota, “ha preso atto dell’apertura di un’istruttoria da parte del Ministero pubblico nei confronti del consigliere di Stato Claudio Zali riguardante la questione del minorenne incarcerato alla Farera”. Zali, viene precisato, a oggi non è stato sentito dalla Magistratura e “ha ribadito di non aver commesso alcuna irregolarità”. Ciò premesso, il Consiglio di Stato ha “successivamente auspicato e accolto la richiesta di Zali di rinunciare, temporaneamente e fino al termine degli accertamenti, alla responsabilità politica del settore della Magistratura e della Polizia cantonale”. In questa fase transitoria la responsabilità sarà assunta dal governo, esercitata per il tramite della vicepresidente Marina Carobbio Guscetti. Sul bollente filone delle registrazioni audio, il governo dice di aver “preso atto delle spiegazioni fornite dal presidente del Consiglio di Stato, il quale si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente”. Nel merito, “il governo stigmatizza ogni forma di violenza e ribadisce la propria ferma condanna nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale, e intende inoltre rafforzare a ogni livello la prevenzione e la lotta alla violenza di genere”. Sulla vicenda del messaggio di posta elettronica, risalente al luglio 2020, inviato da Zali all’allora presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) Paolo Sanvido (vedi a lato), il governo dice di ritenere “discutibili i toni e le modalità utilizzate”.

A ‘laRegione’ la vicepresidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti parla di «una discussione lunga, seria e approfondita che ha avuto luogo in un momento difficile per il governo». Alla decisione di togliere la conduzione politica di Polizia e Magistratura a Zali «si è arrivati con un consenso unanime, perché anche lo stesso Zali ha formulato questa richiesta auspicata dal governo. Queste non sono mai decisioni facili, noi siamo confrontati con diversi problemi che toccano la popolazione ed è un momento di difficoltà a livello istituzionale». A ogni modo, non è finita qui. Nel senso che le decisioni prese dal governo fanno stato a questa sera, «ma discuteremo ancora nelle prossime sedute in base all’evoluzione dei singoli dossier. Questa è stata la decisione odierna e abbiamo ritenuto giusto renderla pubblica». Sul tema violenza di genere, però, Carobbio Guscetti sgombra il campo: «Come governo abbiamo stigmatizzato ogni sua forma, fisica o verbale. A titolo personale per me è importante ribadire che sono almeno vent’anni che porto avanti questa battaglia, che cerco di rendere prioritario il tema della lotta alla violenza contro le donne. Da quando sono direttrice del Decs ho ritenuto fondamentale agire a livello politico, con misure concrete, mezzi a disposizione e una cultura del rispetto che sia valida a ogni livello, quindi anche quello politico. E di certo bisogna fare ancora molto».

Arrocchino, the end

Quanto deciso ieri dal Consiglio di Stato segna anche la fine ingloriosa – a poco più di un anno dal suo varo ufficiale in occasione della seduta extra-muros in Val Bedretto – dell’arrocchino in salsa leghista all’interno dello stesso Esecutivo. Con Zali, direttore del Dipartimento del territorio, che assumeva la conduzione politico-amministrativa della Giustizia e della Polizia cantonale, di cui era titolare Norman Gobbi. E con quest’ultimo passato alla guida della Divisione delle costruzioni, uno dei settori del Dipartimento del territorio. Mantenendo però la responsabilità di pezzi del Dipartimento istituzioni. Insomma un pastrocchio pazzesco. Un arrocchino fonte di confusione nel Paese, soprattutto negli interlocutori istituzionali dei due Dipartimenti. Unica solida certezza, è che a guidare il Territorio e le Istituzioni fossero due ministri del movimento coordinato da Daniele Piccaluga.

Accelerare l’avanzamento dei dossier, tale l’intento ufficiale della ‘grande’ operazione concepita in via Monte Boglia. I dossier, i grandi cantieri, le riforme non sono avanzati. Ergo: un arrocchino perfettamente inutile. Avallato purtroppo dagli altri tre consiglieri Stato di Plr, Centro e Ps. Arrocchino, the end.

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