Il Consiglio di Stato rinuncia al ricorso al Tribunale federale contro la seconda sentenza del Tram. Un nuovo bando di concorso sarà aperto prossimamente

Irremovibile dopo la prima decisione di annullamento, di fronte alla seconda batosta il governo non ha potuto che capitolare. È infine arrivata l’attesa decisione del Consiglio di Stato sulla sentenza del Tram, il Tribunale cantonale amministrativo, che lo scorso 3 febbraio aveva annullato per la seconda volta la nomina alla direzione congiunta, in ‘job sharing’, della Sezione dell’insegnamento medio superiore (Sims) ritenendola “illegittima”. Dopo aver “preso atto e approfondito le motivazioni” del Tram e “alla luce degli approfondimenti e delle valutazioni giuridiche e politiche effettuate”, il Consiglio di Stato fa sapere in una nota di aver “deciso di non ricorrere al Tribunale federale contro la sentenza” di febbraio, nel frattempo cresciuta in giudicato. La decisione di nomina di Désirée Mallè e Mattia Pini è quindi “annullata”. Il governo, si legge nel comunicato stampa, ha inoltre deciso di “procedere all’annullamento del bando di concorso pubblicato il 4 marzo 2024”. In tal senso, aggiunge ancora l’Esecutivo, la pubblicazione di un nuovo concorso per la conduzione della Sezione avverrà prossimamente.
Nel frattempo e “fino alla crescita in giudicato della futura decisione di nomina”, il coordinamento della Sims è stato affidato all’attuale aggiunta Francesca Pedrazzini-Pesce che, indica il Consiglio di Stato, “assicura la piena operatività del settore e il prosieguo degli importanti lavori in corso in collaborazione con il collegio dei direttori delle scuole medie superiori e con il supporto della Divisione della scuola”. E i due ormai ex capisezione? A Mallè e Pini, si spiega nel comunicato, il governo “ha formulato una proposta per dare continuità alla loro attività in seno all’Amministrazione cantonale”.
Quella di Mallè e Pini, lo ricordiamo, è stata una nomina che ha fatto discutere sin da subito. Come detto, il concorso per l’assunzione di un capo sezione a tempo parziale (50% come job sharing) oppure a tempo pieno era stato pubblicato dal Decs nel marzo del 2024. Cinquantaquattro le candidature, tra cui quella di Mallè e Pini, docenti di italiano al Centro professionale commerciale di Locarno, e quella della persona che avrebbe poi ricorso contro le due nomine. Dopo una prima scrematura, i papabili alla carica erano scesi a sei, sentiti da una commissione composta da quattro membri appartenenti sia alla Divisione della scuola del Decs, il Dipartimento educazione, cultura e sport, sia alla Sezione delle risorse umane (Sru) del Dipartimento finanze ed economia. La commissione aveva ritenuto particolarmente idonee due candidature, tra cui quella in job sharing presentata da Mallè e Pini, disponendo un ulteriore approfondimento tramite assessment, a cura della Sru. Il 10 luglio 2024 il Consiglio di Stato aveva quindi nominato Mallè e Pini alla testa della Sezione dell’insegnamento medio superiore: capi a tempo parziale, in job sharing.
La decisione governativa veniva però appunto impugnata davanti al Tribunale amministrativo da uno dei candidati scartati patrocinato dall’avvocato Gianluca Padlina. Nel febbraio dello scorso anno era arrivata la prima sentenza del Tram che aveva dato ragione al ricorrente e annullato una prima volta la scelta di porre Mallè e Pini alla testa della Sezione. Qualche mese dopo, durante la sessione di Gran Consiglio di marzo, il Consiglio di Stato aveva ciononostante ribadito la propria linea confermando la nomina di Mallè e Pini. Queste le parole della direttrice del Decs Marina Carobbio in parlamento: “Dopo una nuova verifica dei requisiti e delle competenze dei candidati selezionati, il governo ha confermato l’idoneità degli attuali capisezione Sims a ricoprire la funzione”. Al netto di ciò Padlina aveva impugnato una seconda volta la decisione del governo. Ricorso accolto il 3 febbraio dal Tram che aveva dichiarato per la seconda volta illegittima la nomina dei due direttori della Sims. Decisione a cui fa seguito la comunicazione odierna del governo.
Una vicenda che ha visto attivarsi a più riprese anche la politica con l’inoltro al governo di diverse interpellanze e interrogazioni scattate nelle varie fasi della vicenda. Agli atti parlamentari pendenti, viene assicurato nella nota di oggi, il Consiglio di Stato risponderà nelle prossime settimane. Forse già durante la seduta di Gran Consiglio al via lunedì prossimo? Staremo a vedere.