Ticino

‘Telefonate chock’, in manette un 50enne e un 38enne

Avevano seminato il panico negli scorsi giorni da Chiasso a Biasca. Fermati a San Vittore con la refurtiva

Smascherati
(Ti-Press)
18 marzo 2026
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Lunedì 9 marzo si erano resi protagonisti di diverse ‘telefonate chock’ tra Chiasso e Biasca. Ma il loro agire truffaldino è però durato poco, visto che lo stesso giorno il 50enne e il 38enne – entrambi cittadini polacchi, rispettivamente residenti in Austria e Polonia – sospettati di aver preso parte questo genere di truffe ai danni di anziani sono finiti in manette.

La celere segnalazione dei famigliari delle vittime alla Centrale comune d'allarme (Cecal), gli accertamenti subito avviati e la prontezza delle pattuglie attive sul territorio hanno permesso di intercettare i due cittadini polacchi mentre si allontanavano verso Nord. Il fermo è avvenuto in territorio di San Vittore e la refurtiva è stata recuperata. Il dispositivo ha visto il coinvolgimento anche della Polizia Città di Bellinzona, della Polizia comunale di Chiasso, della Polizia Ceresio Sud, dell'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini e della Polizia cantonale dei Grigioni.

Il modus operandi ricalca quello evidenziato a più riprese in passato nelle sue numerose varianti. In questo caso gli autori, spacciandosi per una persona attiva in campo medico, hanno richiesto alle vittime con insistenza un'importante somma di denaro, necessaria a coprire le cure di congiunti affetti da una grave malattia. Facendo leva sullo scarso tempo a disposizione (poche ore vista la paventata serietà della situazione), hanno messo sotto pressione le vittime inducendole a consegnare il denaro a disposizione e gli averi custoditi in casa (alcune migliaia di franchi e diversi oggetti preziosi).

Le indagini condotte negli ultimi mesi indicano inoltre un loro possibile coinvolgimento in altri casi avvenuti nel nostro cantone e la loro appartenenza a un gruppo più ampio e strutturato.

L'ipotesi di reato nei confronti del 38enne e del 50enne è di ripetuta truffa. La misura restrittiva della libertà è stata nel frattempo confermata dal Giudice dei provvedimenti coercitivi. L'inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni.