Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri interroga il Consiglio federale: ‘Se l'Italia rimette in discussione gli accordi facciamo i nostri interessi’

Con l’introduzione della tassa sulla salute – un balzello applicato sui salari dei frontalieri per finanziare il sistema sanitario italiano – l’Italia sta rimescolando le carte per quanto riguarda l’accordo sulla fiscalità dei lavoratori. E questa, secondo il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega), può essere l’occasione per la Svizzera di trarre un vantaggio dalla situazione. “La tassa sulla salute – scrive Quadri in un’interpellanza inoltrata al Consiglio federale – in un’ottica del mercato del lavoro ticinese è di per sé positiva: aumentando la pressione fiscale sui vecchi frontalieri, che sono dei privilegiati fiscali, si ottiene un effetto anti-dumping salariale”. Per Quadri la situazione è quindi chiara: ben venga la tassa sulla salute, ma che la Svizzera si faccia furba e sfrutti la situazione a suo vantaggio. “L’obiettivo elvetico – si legge nell’atto parlamentare – non deve essere quello di impedirne la messa in vigore, bensì di sfruttarla per mantenere sul territorio ticinese (e nazionale) una quota maggiore delle imposte versate dai ‘vecchi frontalieri’”.
Quadri ricorda all’Esecutivo nazionale come la tassa sulla salute abbia tutte le caratteristiche di un’imposta. Verrebbe infatti prelevata sul reddito nella misura del 3 per cento con un importo minimo di 30 euro e un massimo di 200. “Questa violazione degli accordi sulla fiscalità permetterebbe di rimettere in discussione i ristorni, o quantomeno il loro ammontare, a vantaggio dell’erario ticinese e di quello federale”. Quadri vuole quindi sapere se il Consiglio federale intenda allinearsi a quanto affermato dal Consiglio di Stato ticinese, che vede nel blocco dei ristorni una via da seguire, o se invece intenda dare priorità al mantenimento di buone relazioni con il governo di Roma.
A rilanciare il tema di un possibile blocco dei ristorni era stato, settimana scorsa, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che non ha nemmeno mancato di rifilare qualche dura critica alle autorità federali: «A volte è più facile avere un incontro con il ministro dell'Economia italiano Giancarlo Giorgetti che con la capa del Dipartimento finanze Karin Keller-Sutter». Detto questo, ha aggiunto Gobbi mercoledì davanti ai media convocati a Palazzo delle Orsoline, «siamo pronti a congelare parte dei ristorni (oltre 100 milioni versati ogni anno dal Ticino all'Italia, ndr) e se Berna vuole mantenere buoni rapporti con Roma, ci pensi lei a compensare il mancato pagamento». Ha spiegato il presidente del governo cantonale: «Vogliamo evitare quanto vissuto in passato, cioè che l'inerzia bernese venga pagata dai ticinesi – spara ancora Gobbi –. Non significa essere un Cantone ribelle né cerchiamo di rompere la collegialità confederale, ma purtroppo quando si parla di rapporti tra Svizzera e Italia a Berna e Roma dicono che è tutto ok, ma quando si passa al Ticino le prospettive cambiano non poco». Senza dimenticare che «quando si parla di rapporti Berna-Parigi o Berna-Berlino, si agitano tutti di più sotto la Cupola e in tutta l'Amministrazione federale, e siamo un po’ stanchi: siamo un cantone in forte difficoltà sociale, sono dati evidenziati da ogni statistica ma sui quali dobbiamo continuamente richiamare l'attenzione». Parole sibilline che non hanno lasciato indifferenti le autorità lombarde. «La tassa sulla salute è una legge della Repubblica italiana e, in quanto tale, noi la applicheremo», ha replicato il presidente della Regione Attilio Fontana. «Stupisce vedere le autorità elvetiche interessarsi a una vicenda che riguarda lo Stato italiano e i suoi rapporti con i cittadini italiani». Se non è rottura totale, poco ci manca.