Firmati in Commissione gestione i rapporti. La maggioranza con l’iniziativa Udc: ‘Niente automatismi’. La minoranza (Ps e Verdi): ‘Norma declamatoria’

Stime immobiliari, gli schieramenti politici sono ora nero su bianco. In seno alla commissione parlamentare della ‘Gestione’ sono stati firmati stamattina il rapporto di maggioranza (Plr, Centro, Lega e Udc), che invita il plenum del Gran Consiglio ad accogliere l’iniziativa popolare costituzionale promossa dai democentristi e denominata “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima”, e quello di minoranza (Ps e Verdi), che chiede al parlamento di rigettarla. L’iniziativa propone di inserire nella Costituzione ticinese l’articolo secondo cui “La revisione generale ricorrente dei valori di stima immobiliare non può comportare nel complesso un aumento automatico del gettito dei tributi pubblici, né una riduzione automatica delle prestazioni, degli aiuti e dei sussidi erogati nell’ambito del perseguimento degli obiettivi sociali”.
«Che le stime vadano aggiornate essendo attualmente ben al disotto dei valori di mercato siamo tutti d’accordo, anche perché in tal senso ha sentenziato il Tribunale federale», ricorda, interpellato dalla ‘Regione’, il capogruppo dell’Udc Alain Bühler, relatore con il leghista Michele Guerra, il liberale radicale Matteo Quadranti e il centrista Paolo Caroni. «Il problema – continua Bühler – è quello che succede dopo. Oggi un aggiornamento, dunque un aumento delle stime (la revisione generale entro/nel 2035, ndr) farebbe scattare automaticamente un aumento delle imposte o un taglio delle prestazioni sociali. Un automatismo, che taglierebbe quindi fuori il parlamento. E noi non siamo d’accordo. Noi vogliamo che l’aumento delle stime venga fiscalmente neutralizzato e che pertanto sia il Gran Consiglio a neutralizzarlo. Sul come, si discuterà nel caso in cui i cittadini dovessero approvare la norma costituzionale, come ci auguriamo (la votazione popolare si terrà a giugno, ndr). E se così sarà, l’aumento delle imposte e il taglio delle prestazioni sociali a causa dell’incremento dei valori di stima non saranno più degli automatismi. Ma dipenderanno da decisioni, politiche, del parlamento che agirà sulle leggi sulle quali le stime immobiliari hanno un impatto. L’iniziativa – sottolinea Bühler – non si oppone all’aggiornamento sacrosanto delle stime immobiliari, ma non vuole che per via dell’automatismo si trasformi in un aumento mascherato di imposte o in un taglio mascherato delle prestazioni sociali».
Sul fronte opposto socialisti ed ecologisti, che come detto invitano il Gran Consiglio a respingere l’iniziativa popolare costituzionale. Lo fanno attraverso il rapporto stilato dal capogruppo del Ps Ivo Durisch e da Samantha Bourgoin dei Verdi. Rapporto che si apre con una premessa: “Il livello del valore ufficiale delle stime immobiliari ticinesi, scandalosamente basso, e la ritrosia o difficoltà ad affrontarlo, costituiscono un grande problema, giuridico, politico, democratico, perché la distanza tra i valori veri e quelli ufficiali è tale da produrre una disparità di trattamento enorme tra la proprietà mobiliare e quella immobiliare”.
Descritto il quadro attuale, l’iniziativa «è declamatoria», afferma perentorio Durisch, da noi contattato. E rincara: «È scritta male, inganna il cittadino e dal punto di vista letterale la norma costituzionale proposta non dichiara il vero obiettivo che persegue – evitare in ogni caso l’aumento del gettito d’imposta – e non aggiunge nulla dal profilo procedurale. Già oggi infatti il Gran Consiglio in caso di revisione generale delle stime può esprimersi su tutte le leggi settoriali coinvolte, con decisioni impugnabili tramite referendum». Inserire dunque nella Costituzione cantonale «una disposizione che non dice nulla è perfettamente inutile e, ripeto, ingannevole per i cittadini che verrebbero chiamati a votare la modifica della Carta».
Poi, ovviamente, il no di socialisti e Verdi riguarda anche e soprattutto «il vero intento dell’iniziativa di Udc e alleati e cioè, ribadisco, quello di impedire che Cantone e Comuni incassino maggiori tributi per complessivi 431 milioni di franchi. Altro che niente aumento automatico del gettito…». Un intento «al quale ci opponiamo, perché la situazione finanziaria del Cantone è molto precaria e perché già oggi per far quadrare i conti si taglia su prestazioni e servizi alla popolazione». Ma c’è di più, secondo il capogruppo socialista: «Un’eventuale neutralizzazione fiscale delle stime, come auspicano gli iniziativisti, si trasformerebbe in una riduzione dell'aliquota che finirebbe per avvantaggiare i proprietari di sostanza mobiliare: cash, azioni, obbligazioni. Innescando così una disparità di trattamento, che penalizzerebbe stavolta i proprietari immobiliari. Per attenuare l’impatto fiscale dell’aumento dei valori di stima, si potrebbe alzare per i proprietari di abitazioni primarie la quota esente da imposta».
Una norma declamatoria? «Ripeto: l’articolo costituzionale blocca l’aumento automatico e immediato di tutte le imposte o il taglio automatico e immediato di tutte le prestazioni sociali», replica secco Bühler.
Il verdetto ai cittadini ticinesi, che si pronunceranno a giugno.