Riduzione zone edificabili sovradimensionate. Stan, Cittadini per il territorio e Ata: molte le situazioni non conformi al quadro giuridico vigente

Si dicono “molto” preoccupate “per la poca trasparenza e lungimiranza” con cui “la maggior parte dei Comuni” sta affrontando la questione del dimensionamento dei Piani regolatori. Il riferimento è alla Scheda R6 del Piano direttore cantonale che, ricordano, impone ai Comuni che hanno una riserva di zone edificabili più grande del 120% di adottare subito tutte le misure di salvaguardia della pianificazione, dotandosi di zone di pianificazione oppure, subordinatamente, di applicare decisioni sospensive alle domande di costruzione. A dirsi molto preoccupate sono alcune associazioni attive da tempo in Ticino nella tutela del territorio e dell’ambiente: Società ticinese per l’arte e la natura (Stan), Cittadini per il territorio del Mendrisiotto, Cittadini per il territorio del Luganese e Associazione traffico e ambiente (Ata). Le quali hanno così scritto a una trentina di Comuni chiedendo loro “di adottare subito delle zone di pianificazione comunali” e “di sviluppare al più presto una strategia per rientrare nei parametri fissati dalla legge”. La lettera è stata spedita in copia anche all’Ufficio federale dello sviluppo territoriale affinché, spiegano, “valuti la situazione ed eventualmente prenda dei provvedimenti”.
In una nota le associazioni affermano di aver svolto delle ricerche a tappeto che “hanno evidenziato delle situazioni non conformi al quadro giuridico vigente”. Ovvero: “Alcuni Comuni non hanno ancora verificato il dimensionamento delle zone edificabili nonostante il termine sia scaduto da più di un anno” e “quasi tutti i Comuni in cui è stato accertato un importante sovradimensionamento, superiore al 120%, non si sono ancora dotati di alcuna misura per salvaguardare la pianificazione e continuano a rilasciare licenze edilizie”. Insomma, “si contano sulle dita di una mano i Comuni che hanno adottato delle zone di pianificazione, mentre la stragrande maggioranza di quelli che sono sovradimensionati non lo hanno fatto”.
Le associazioni rammentano inoltre che “la pratica di alcuni Comuni di procedere a delle riduzioni generalizzate degli indici edificatori per diminuire le potenzialità edificatorie è in contrasto con i principi della Legge federale sulla pianificazione del territorio e del Piano direttore”. Non solo. Secondo le associazioni, le modifiche dei Piani regolatori fatte riducendo sistematicamente gli indici edificatori non supererebbero lo scoglio dei tribunali.