L'iniziativa è stata promossa dai movimenti giovanili ticinesi che hanno voluto offrire un momento di raccoglimento dopo la tragedia di Crans-Montana

Una lanterna, seguita da diverse centinaia di persone, molte delle quali con in mano rose o candele. Centinaia di persone che si sono incamminate dalla stazione di Bellinzona per poi giungere sino al Palazzo delle Orsoline, in piazza Governo, attraversando il centro storico. Un tragitto percorso in rigoroso silenzio, in segno di rispetto e raccoglimento. L’iniziativa promossa dai movimenti giovanili ticinesi aveva quale obiettivo proprio quello di offrire un momento di raccoglimento per mostrare vicinanza a familiari e conoscenti delle 40 giovani vittime del rogo di Crans-Montana. Con un pensiero rivolto anche ai moltissimi feriti gravi che si trovano ancora in ospedale. Alla marcia silenziosa hanno partecipato persone di tutte le età, fra cui anche diverse autorità politiche cantonali e cittadine. A spiccare sono però stati i numerosi giovani che hanno voluto condividere questo momento di raccoglimento e di silenzio.
Una volta giunti in piazza governo, i partecipanti hanno iniziato a posare le rose e le candele sotto la bandiera vallesana, esposta accanto a quella svizzera, al centro, e a quella ticinese. Tutte a mezz’asta. Dopo alcuni minuti, il silenzio è stato spezzato da un lungo applauso, al quale ne è seguito un altro dopo una decina di minuti, prima che le persone iniziassero a disperdersi lentamente in tutte le direzioni. Lasciando infine spazio solamente alla luce delle candele che illuminavano le rose posate. Nessun discorso è stato pronunciato. Fra i partecipanti circolava solamente un libro sul quale si poteva lasciare una dedica per la famiglia di Sofia, la quindicenne di Castel San Pietro che ha perso la vita nell’incendio. BARE
De Raemy a Lugano: ‘Per tutti i giovani e i loro genitori colpiti nel corpo e nel cuore’
In contemporanea si è tenuta a Lugano nella cattedrale di San Lorenzo una veglia di preghiera, molto partecipata, presieduta dall’amministratore apostolico monsignor Alain de Raemy, che ha invitato i presenti al silenzio, al canto e alla preghiera, richiamando i messaggi giunti da Papa Leone XIV e dalla Conferenza dei vescovi svizzeri.
Nel suo intervento, de Raemy ha fatto riferimento anche al funerale di Sofia, celebrato mercoledì nella stessa cattedrale. “I suoi genitori ci hanno chiesto di non fermarci qui”, ha spiegato, sottolineando come il loro desiderio fosse quello di allargare lo sguardo non solo alla figlia e alle altre vittime di Crans-Montana, ma anche a tutti coloro che soffrono nel silenzio. Il pensiero della veglia si è così esteso a tutti i giovani in Ticino e nel mondo e ai loro genitori, colpiti nel corpo e nel cuore da guerre, violenze, abusi, fame, malattie, disperazione, incidenti sul lavoro e sulle strade. “Signore, eccoci. Eccoci qui per tutti”, ha affermato de Raemy, ricordando non solo le vittime e chi presta soccorso, ma anche “chi viene dimenticato”. A concludere la crimonia, un invito alla speranza: “Il nostro silenzio, il canto e anzitutto la luce della fede ci accompagnino nel buio. Tutti insieme”.