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10.01.2022 - 10:29
Aggiornamento: 15:39

Controlli in una ventina di centri test Covid in Ticino

Oltre Gottardo diverse strutture hanno dovuto chiudere. Il farmacista cantonale Zanini: ‘Facciamo interventi su segnalazione, abbiamo imposto correttivi‘

Oltre a Omicron c’è un nuovo grattacapo, almeno oltre Gottardo: i centri test Covid privati spuntati come funghi, dove fare sia test antigenici rapidi sia test molecolari Pcr; alcuni non a norma sono stati costretti a chiudere. In alcuni cantoni a non essere sempre garantiti sono igiene, qualità e professionalità: personale non qualificato o senza guanti e mascherine, mancanza di separazione tra le varie postazioni di test, assenza di disinfettante, test eseguiti in modo approssimativo. Di conseguenza molti cantoni hanno disposto la chiusura di diverse strutture, come scrive la SonntagsZeitung. A Basilea, ad esempio, un centro di test era situato all’interno di un negozio di scarpe e chiavi.

In Ticino, spiega alla Regione il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, è stata effettuata una ventina di interventi su segnalazione nei centri test Covid: «Abbiamo imposto dei correttivi, ma nessuno ha dovuto chiudere». Nel nostro cantone i circa 250 centri per i test sono tutti sotto la responsabilità di un operatore sanitario (medico, farmacista o tecnico di laboratorio) che deve annunciarsi all’Ufficio del farmacista cantonale e rispettare una serie di requisiti (dalla struttura al personale formato fino a un adeguato piano di protezione). «Fare il test non deve diventare un’occasione per contagiarsi o contagiare altri», precisa Zanini. «In questo senso qualche intervento l’abbiamo fatto e abbiamo imposto correttivi. Ci sono situazioni logistiche che in tempi normali faticheremmo ad accettare. Vista la situazione abbiamo abbassato i requisiti pur rispettando criteri di qualità per poter avere una capacità di test adeguata». Dal drive in al locale magazzino di una farmacia, fino al gazebo fuori dalla discoteca... «Arriva qualche segnalazione, dalle perplessità sull’igiene ai dubbi su locali non proprio ortodossi e noi verifichiamo», conclude Zanini. Ma proprio la responsabilizzazione degli operatori sanitari è una garanzia che pare escludere abusi come quelli riscontrati in altri Cantoni.
Quello dei test, d’altronde, è un business enorme. Tra luglio 2020 e giugno 2021, alla Confederazione sono state fatturate prestazioni per 776 milioni di franchi. Solo nella settimana dal 27 dicembre al 2 gennaio, in tutta la Svizzera sono stati eseguiti 312’162 test Pcr e 96’364 test rapidi. I centri che svolgono questo compito ricevono 36 franchi per ogni test antigenico, un fatturato di quasi 3,5 milioni di franchi la settimana. Intanto, l’Ufficio federale della sanità sta esaminando nuove regole per i test, la nuova strategia potrebbe essere quella di abolire i test Pcr di controllo in caso di esito positivo a un tampone rapido antigenico. Così da diminuire la pressione sui laboratori.

Omicron frena il lavoro

Un altro problema è dato dal numero di persone che oggi non potranno recarsi al lavoro perché positive al coronavirus o in quarantena: in Ticino «nella popolazione generale contiamo a oggi circa 14mila positivi e altre 10mila persone in quarantena», ci dice Ryan Pedevilla, capo della sezione del militare e della protezione civile. «Questo significa che possiamo stimare tra le 12 e le 14mila persone in età lavorativa costrette a restare a casa. Va però considerato che si tratta anche di persone senza attività lavorativa, casalinghe e studenti. Diciamo che potrebbe mancare all’incirca il 5% della forza lavoro, naturalmente però non in maniera omogenea: il problema si pone soprattutto in presenza di focolai».

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