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laR
 
03.01.2022 - 05:10
Aggiornamento: 17:39

Quando i più deboli non intralciano i risultati dei compagni

La soglia di studenti disabili per classe non deve superare il 15% per essere di beneficio a tutti. L’economista Balestra ci spiega perché

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Ti-Press

La scuola inclusiva non intralcia il rendimento della classe, ma è una questione di percentuali. Avere allievi con bisogni educativi speciali in classi regolari non rallenta o peggiora né i risultati scolastici collettivi, né la probabilità di accedere alla formazione post-obbligatoria, né i guadagni futuri nel mercato del lavoro, purché non venga superata la soglia del 15-20%. Quando questa quota viene sorpassata sono stati osservati effetti negativi: meno studenti riescono ad avere note sufficientemente alte per accedere ad apprendistati più impegnativi. Questi sono i principali risultati della ricerca – pubblicata nella rivista scientifica “The Review of Economics and Statistics” – dell’Università di San Gallo condotta dall’economista Simone Balestra coi colleghi Beatrix Eugster ed Helge Liebert. Il mese scorso, lo studio ha ricevuto il “Premio svizzero per la ricerca nel campo educativo 2021”. L’obiettivo era valutare se la presenza di allievi con bisogni educativi speciali influenzasse in modo negativo il resto della classe. Per la prima volta sono stati analizzati i numeri dell’integrazione. Per farlo, il team di ricerca, ha sviscerato i dati di 50’000 studenti di scuola media del Canton San Gallo dal 2008 al 2017. L’esito di questo studio, si inserisce nel dibattito pubblico a favore di una educazione inclusiva e non segregata. «La politica educativa più efficace – ci spiega l’economista ticinese Simone Balestra – sarebbe di suddividere in modo equo gli alunni con problemi nelle classi ordinarie». Quello che nessuno ha ancora misurato invece sono gli effetti positivi delle classi integrate. Avere un compagno di banco disabile è un’esperienza arricchente che aiuta ad apprezzare la ricchezza della diversità.


Simone Balestra, ricercatore e docente di economia all’università di San Gallo

Come avete misurato l’impatto dell’inclusione sul rendimento della classe?

Abbiamo valutato i risultati del test obbligatorio in tedesco e in matematica svolto dagli alunni (14enni) alla fine della scuola media. Sono test simili al nostro Pisa, un esame standard che si può comparare di anno in anno. In totale abbiamo seguito 50mila studenti sull’arco di 10 anni, coprendo tutte le scuole. Alcuni li abbiamo monitorati nel loro percorso fino al mercato del lavoro, altri nelle successive scelte scolastiche. Da subito abbiamo osservato che le classi con percentuali più elevate di studenti speciali avessero complessivamente risultati peggiori. Confrontando classi parallele nello stesso istituto scolastico abbiamo potuto affinare l’analisi.

Ha ragione chi teme che l’inclusione peggiori i risultati della classe?

No, non necessariamente, tutto dipende da quanti sono, se limitati a un massimo del 15% del totale, non c’è alcun effetto negativo. Mentre quando la quota è superiore abbiamo osservato effetti negativi sui risultati al test che pregiudicano l’accesso ad alcuni tipi di apprendistato e quindi i guadagni futuri. La soluzione è suddividere in modo equo gli alunni con problemi nelle classi ordinarie.

Chi sono questi studenti con bisogni educativi speciali?

Sono studenti con difficoltà di apprendimento (quoziente intellettivo inferiore ad 85, casi gravi di dislessia e discalculia, una minima parte dello 0,5% con disabilità fisica) e comportamentali (soprattutto giovani iperattivi). Chi rientra in questa categoria ha una diagnosi eseguita dal servizio psicologico cantonale.

Spesso in queste classi c’è un insegnante di pedagogia specializzata, questo aiuta a mitigare eventuali problemi?

Purtroppo nel Canton San Gallo non c’è una regola che vale per tutte le scuole, quindi non sapevamo quali classi avevano o meno questo tipo di supporto. Non abbiamo potuto misurare l’effetto di questa variabile. Se ci fosse un cantone disponibile sarebbe interessante poter analizzarne l’impatto.

Avere o meno un aiuto a casa per lo studio può cambiare i risultati scolastici: è una variabile che avete considerato?

Abbiamo potuto valutare alcune variabili come ad esempio l’origine della famiglia. Nel 60% degli studenti stranieri la performance in tedesco è peggiore e ne abbiamo tenuto conto. Come pure per l’età, il genere, il numero di studenti per classe e la composizione della classe.

Quali sono i limiti di questa ricerca?

Non abbiamo potuto misurare gli effetti positivi dell’inclusione. Sono sicuro che un adolescente che si confronta con coetanei disabili o in difficoltà possa acquisire competenze sociali come empatia e altruismo, impara che la diversità è una ricchezza. Un’esperienza che sarà utile nella sua vita.

Il vostro studio modificherà l’approccio all’inclusione a San Gallo?

Per il momento no. Abbiamo mantenuto un canale di comunicazione aperto con il cantone e il servizio psicologico durante lo studio. I risultati della ricerca sono stati presentati alle autorità cantonali e per ora non abbiamo potuto constatare cambiamenti a livello di politica di inclusione. Tuttavia, il Canton San Gallo è all’avanguardia sul tema, quindi non è particolarmente sorprendente che non le autorità abbiano apportato modifiche ad un sistema che funziona già relativamente bene.

Perché un economista si interessa a questo tema?

Da sempre mi appassionano i percorsi di chi è più svantaggiato e di come le nostre istituzioni possono aiutare queste persone a integrarsi. Avevo già approfondito il tema dell’inclusione nel mio dottorato, un tema poco studiato. Ora siamo andati un passo oltre dimostrando, dati empirici alla mano, come il sistema può essere migliorato. L’inclusione da risultati migliori della segregazione, ossia le classi speciali, non ostacola l’apprendimento se la presenza di questi alunni non si supera il 15%.

La via del Ticino

Sono 33 le classi inclusive

Integrare o separare chi è più in difficoltà è un tema aperto in Ticino, dove da dieci anni si sperimentano classi inclusive. Di norma non hanno più di 3 alunni con bisogni educativi particolari e si avvalgono del contributo di un insegnante di pedagogia specializzato. Attualmente, le classi inclusive in Ticino sono 33, 15 nella scuola dell’infanzia, 14 nella scuola elementare e 4 nella scuola media. Accanto rimangono diverse classi speciali per chi ha esigenze particolari. La tendenza sembra quella di rafforzare il cammino dell’inclusione.

Di fatto, il sistema scolastico svizzero tende ad una specializzazione precoce, selezionando gli allievi già a partire dai 12 anni, penalizzando spesso gli allievi stranieri o di un ceto sociale meno abbiente. Un tema che sta a cuore al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) che ha appena concluso la consultazione sulla proposta di superare il sistema di livelli A e B in terza media introducendo ore di laboratorio a metà classi per tedesco e matematica. Il punto è proprio la maggioranza di studenti nei corsi base dei ceti bassi rispetto agli allievi di estrazione sociale alta. Inoltre il sentire comune è che se non sei nei livelli A, rischi di avere un futuro di serie B. Ad essere colpiti maggiormente sono appunto quei giovani più disagiati che per esempio non possono permettersi i corsi di recupero per potersi assicurare il passaggio ai livelli A.

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