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26.10.2021 - 05:300
Aggiornamento : 10:12

Bocciature in prima liceo: ‘Media e livelli non bastano’

Berger: ‘La distribuzione nei corsi A e B non sempre corrisponde alle capacità’. Sargenti: ‘Consiglio ai genitori di non forzare la scelta per il liceo’.

Che il primo anno di liceo sia impegnativo è risaputo. Il ritmo cambia, viene richiesta più autonomia e tanto studio. Negli ultimi anni – pre Covid – a venir bocciato era circa il 30 per cento degli studenti. In questo periodo, caratterizzato dai risultati delle prime prove scritte, molti ragazzi stanno facendo i conti con la realtà: ‘Così non va, devo studiare di più’, oppure: ‘Bene, sta funzionando’. C’è ancora tempo per recuperare, ma non tutti ce la fanno. Perché? Lo abbiamo chiesto a Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola.

Un tasso di bocciature importante...

Va fatta una premessa fondamentale. Quando si parla di transizioni tra diverse scuole e di riuscita, tutto il sistema d’istruzione è implicato, dall’inizio alla fine. E quando dico fine intendo i diplomi universitari. Ora su questo piano il Ticino è in seconda posizione in Svizzera per tasso di diplomati nelle università e politecnici. Questo attesta un ottimo stato di salute, e direi di eccellenza, del nostro sistema, che porta molti nostri giovani a realizzarsi attraverso gli studi universitari. Quando si parla di ‘preparazione’ vanno in ogni caso considerati due aspetti: gli apprendimenti (quindi la preparazione prettamente ‘scolastica’) e la consapevolezza dell’allievo rispetto alla scelta di continuare il proprio percorso formativo in una scuola media superiore.

Cosa si può fare per ovviare al ‘problema’?

Ripeto: dipende cosa s’intende per ‘problema’. Il ciclo formativo è lungo e occupa un importante periodo della propria esistenza. I veri problemi casomai sono dati dagli abbandoni scolastici che interrompono il processo d’apprendimento, da noi per fortuna contenuti e ciononostante affrontati con appositi e recenti provvedimenti legislativi come l’obbligo formativo. In ogni caso le misure che favoriscano un maggiore accompagnamento possono influenzare positivamente il grado di consapevolezza rispetto alla scelta. Una misura recentemente adottata nella scuola media consiste ad esempio nell’aumento di ore attribuite al docente di classe da dedicare alla scelta formativa degli allievi. Le riflessioni sui margini di miglioramento non devono però mettere in secondo piano il fatto che i requisiti indispensabili per intraprendere con successo un percorso formativo in una scuola media superiore sono riconducibili soprattutto alla propensione allo studio.

Quali sono le percentuali di bocciati in 1a liceo negli ultimi anni (pensavo magari ai dati di 30anni fa, 20anni fa e ogni anno degli ultimi 10)?

All’inizio degli anni 2000 la percentuale di non promossi alla fine del primo anno di liceo si situava attorno al 20%. Considerato che nel 1995 è entrata in vigore la nuova Ordinanza sulla maturità e la formazione liceale ha vissuto un’importante riforma, fare confronti con la situazione precedente risulta difficile. Negli ultimi dieci anni la percentuale di non promossi in I liceo si attesta in maniera abbastanza stabile attorno al 30%. L’anno pandemico (2019/20) ha fatto registrare una forte diminuzione delle bocciature (17%), mentre lo scorso anno la percentuale di non promossi è di circa un quarto. Pur con le cautele metodologiche indicate, è comunque interessante rilevare come le percentuali di non promossi sull’insieme degli anni di post-obbligo siano scese rispetto al passato (anni 50 e anni 80 del secolo scorso).

Quali sono le materie che registrano maggiori difficoltà da parte degli allievi?

Tradizionalmente le discipline scolastiche in cui si registrano maggiori difficoltà sono quelle legate alla matematica e alle scienze sperimentali (biologia, chimica e fisica). Nel settore delle lingue straniere, tedesco e francese creano più problemi rispetto all’inglese. Nei licei cantonali, lo scorso anno scolastico è stato introdotto il nuovo piano settimanale delle lezioni modificato in seguito all’introduzione dell’informatica in prima e seconda liceo, e di conseguenza anche i piani di studio delle discipline sono in fase di adattamento. Il nuovo piano settimanale delle lezioni prevede fra l’altro una nuova distribuzione nel quadriennio della formazione liceale dell’insegnamento delle materie dell’area delle scienze sperimentali. Con il piano orario precedente le tre materie scientifiche erano insegnate, per tutti i curricoli, a partire dalla prima e costituivano una parte importante delle lezioni settimanali degli allievi. Ora il loro insegnamento è più diluito negli anni e questo dovrebbe facilitare l’approccio degli allievi con queste materie.

In 4a media vengono sviluppate sufficientemente le competenze trasversali, come saper prendere appunti e organizzare il proprio tempo?

Con l’introduzione del Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese nel 2015 è stato posto un accento molto più rilevante sulle competenze traversali. Competenze come quelle citate sono effettivamente essenziali nel percorso scolastico degli allievi e per questo motivo sono state inserite nel Piano di studio e vengono insegnate/apprese sin dai primi anni di scolarità.

Le condizioni d’entrata in prima liceo sono sufficienti?

Il passaggio dalla scuola dell’obbligo alle formazioni successive è una scelta importante che implica da parte dell’allievo e della sua famiglia l’assunzione di un alto grado di responsabilità. La media aritmetica consente di avere una ‘soglia’ di ammissione degli allievi e fa in modo che non ci sia un numero eccessivo di allievi impreparati iscritti alla formazione medio superiore. D’altro canto però l’attuale sistema di selezione basato sulla media aritmetica del 4.65 e sull’obbligatorietà di aver frequentato i corsi A (con alcune eccezioni) risulta essere poco soddisfacente: infatti a seconda delle situazioni, e a causa di attribuzioni e calcoli non sempre riferiti a criteri comuni, l’esito della valutazione risulta a volte poco equo o influenzato da fattori extrascolastici, come lo è ad esempio anche la ripartizione degli allievi nei corsi A e B (altro elemento di selezione per poter frequentare una formazione medio superiore). È un dato di fatto comprovato che la distribuzione degli allievi nei livelli A e B non sempre corrisponde alla distribuzione reale delle capacità e che, inoltre, vi è una relazione statisticamente significativa tra lo status socio-economico di provenienza degli allievi e la loro probabilità di seguire i livelli A o B, ciò che evidentemente è inopportuno. Questo accade perché il sistema della suddivisione degli allievi in due livelli di “bravura” o “capacità” è improprio. Le conseguenze di questo sistema sono a maggior ragion problematiche visto che i livelli A sono richiesti non solo per gli studi superiori, ma anche, in diversi casi, per trovare posti di apprendistato.

La “scrematura” durante il primo anno è presente anche in altri percorsi di studio?

Non parlerei di scrematura, ma di riorientamenti di percorso, non necessariamente solo a causa di bocciature. La prima scelta dopo la scuola media è importante, ma non definitiva. In tutto il settore post obbligatorio rileviamo cambiamenti di percorso dopo il primo anno e anche nei successivi. A titolo di esempio possiamo citare le scuole medie di commercio, nelle quali, per il profilo esteso, la quota di non promossi nel primo anno è di circa il 40%. Circa la metà dei non promossi sono giovani che provengono dalla scuola media con due livelli B e solo il 30% dei non promossi ripete l’anno, mentre gli altri cambiano percorso formativo, verso apprendistati duali o altre scuole. Questa situazione è determinata in primo luogo dal fatto che una parte degli allievi inizia questa scuola, come seconda o terza scelta, non avendo trovato un posto di tirocinio o un altro percorso scolastico (non avendone i requisiti d’entrata), con conseguenze sulla motivazione e rendimento. Il nostro compito è sostenere i ragazzi e le ragazze per raggiungere i loro obiettivi e, se necessario, accompagnarli nel riorientamento verso un percorso diverso, ma di successo.

La pandemia influirà sull’andamento delle bocciature in prima liceo nel futuro prossimo?

Il tasso di non promozione degli allievi del primo anno delle scuole medie superiori, registrato a giugno 2020, era del 16%. Rispetto al dato dell’anno precedente, 27.4%, si è quindi assistito a una diminuzione piuttosto marcata che, in modo meno appariscente, ha anche toccato gli allievi delle classi seconde, terze e quarte. È però necessario interpretare questi dati con prudenza. Sappiamo che nel corso della primavera del 2020 la scuola ha dovuto adattarsi al contesto pandemico e, in particolare, al confinamento che ha influenzato le pratiche di insegnamento e, con esse, i criteri di valutazione e di promozione. Da un esame dei dati relativi all’anno scolastico 2020/2021 che, pur segnato da restrizioni sanitarie, si è svolto interamente in presenza, appare infatti che i tassi di non promozione si stiano riassestando verso le medie registrate negli anni precedenti alla pandemia.

‘Non forzare la scelta’

Nonostante sia sempre possibile cambiare percorso, scegliere quale scuola frequentare non è facile. ‘Sarà quello che desidero? Cosa penseranno i miei genitori?’: sono alcune delle domande che frullano in testa a quindici anni. Per Aurelio Sargenti – ex direttore in pensione del Liceo Lugano 2, nonché insegnante per quarant’anni – ci vuole motivazione da parte degli studenti, ma anche molto sostegno dei genitori.

I genitori puntano troppo al liceo?

Molti insistono perché il figlio o la figlia arrivino alla laurea. È un aspetto culturale meno presente Oltralpe, dove il sistema duale è ben accettato; per fare un esempio, il banchiere di Zurigo non ha nessun problema ad avere un figlio che fa il panettiere, noi lo accettiamo con qualche difficoltà. Vorremmo sempre per i nostri figli il meglio, dimenticandoci che il meglio è ciò che i figli vorrebbero fare con passione. Mi è già successo più di una volta di dover convincere i genitori del fatto che il loro figlio non aveva voglia di frequentare il liceo, ma che desiderava fare l’elettricista. Magari lo dicono a me, ai docenti, però hanno paura a esprimerlo ai genitori, perché temono di deluderli. C’è anche questa componente emotiva. Occorre saper ascoltare i ragazzi perché vivono in un’età non facile. A volte alla fine della scuola media sono disorientati, non sanno bene cosa scegliere, quale professione abbracciare. Allora il liceo diventa una sorta di “non scelta”, una scuola in cui non si sceglie ancora una professione ben determinata. Al liceo devono iscriversi i figli, non i genitori. La scelta deve essere la loro.

I parametri d’ammissione sono sufficienti?

Al liceo possono accedere solo gli studenti che hanno soddisfatto determinati criteri, come avere almeno il 4,5 in italiano e la media totale del 4,65. Alla scuola media, che è scuola dell’obbligo, viene prestata maggiore attenzione ai ragazzi e alle ragazze che incontrano qualche difficoltà. Nel medio superiore tutti dovrebbero avere raggiunto obiettivi minimi, nonostante si dica sempre ai colleghi di avere pazienza, soprattutto durante il primo semestre, in quanto le classi di prima sono composte da giovani provenienti da diversi comprensori.

Ci vuole magari un po’ più di convinzione?

Agli incontri coi genitori degli allievi di quarta media dicevo: il liceo non è difficile se c’è la motivazione. Se il ragazzo ha voglia di riuscire, non dovrebbe incontrare grossi problemi. Certo, è una scuola post obbligatoria, occorre studiare almeno due ore al giorno oltre a frequentare le lezioni. D’altra parte, chi fa l’apprendista si alza alle sei di mattina per raggiungere il posto di lavoro. Quindi si richiede un sacrificio, come negli altri percorsi. Sono molto importanti la motivazione e la continuità nello studio. Per alcuni allievi il liceo diventa paradossalmente una seconda se non addirittura terza scelta. Infatti approdano al liceo dopo aver tentato senza successo di iscriversi in un istituto con il numero chiuso.

Gli adulti in che modo possono aiutare?

Dicevo ai genitori di seguire sempre i figli, di chiedere loro se hanno compiti per il giorno dopo o verifiche in programma, di incoraggiarli. Non bisogna credere che siccome non frequentano più la scuola dell’obbligo essi possono cavarsela da soli. Ciò vale anche per chi ha figli impegnati in un altro percorso formativo. È anche un modo per crescere bene i ragazzi, per far capire loro che sono responsabili dei loro risultati, ma che noi ci siamo come genitori e che ci interessa che facciano bene quello che hanno scelto. Da parte dei ragazzi è importante uno studio continuo, quotidiano, prendere bene gli appunti e riscriverli a casa in modo tale da vedere cosa si è capito e cosa no, in modo da essere sempre sul pezzo.

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