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Ticino
21.10.2021 - 18:510

La sostenibilità è anche un affare per le banche

I criteri della finanza sostenibile e della responsabilità sociale delle imprese sempre più importanti per la piazza ticinese

La questione della sostenibilità nel settore finanziario acquista sempre maggiore importanza sia a livello nazionale che internazionale. Per la piazza bancaria svizzera può rappresentare una grande opportunità. Ne è convinto il Consiglio federale che nel giugno del 2020 ha adottato un rapporto sulla sostenibilità nel settore finanziario e le relative linee guida. Anche la finanza è quindi chiamata a dare il proprio contributo agli obiettivi della Convenzione di Parigi sul clima a cui la Svizzera ha aderito tanto che entro il 2050 la Confederazione si è posta l’obiettivo di azzerare le emissioni di gas serra.

La finanza sostenibile pone quindi le considerazioni ambientali, sociali e di governance, riunite nella sigla Esg (Environmental, social, governance) al centro delle decisioni aziendali e d’investimento. Un modo per tradurre nella realtà gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, senza sacrificare il rendimento finanziario.

Anche il Ticino e la sua piazza finanziaria si sono posti il tema della sostenibilità. Jenny Assi, già autrice del primissimo studio sulla sostenibilità della piazza finanziaria e ricercatrice Supsi, ha ricordato durante una tavola rotonda online i risultati di questa ricerca. Su 39 istituti aderenti all’Associazione bancaria ticinese, 17 hanno elaborato un rapporto sulla sostenibilità. «Le banche già da tempo sono sensibili a questi temi e l’obiettivo dello studio era quello di verificare se i criteri Csr (Corporate social responsibility, ovvero la responsabilità sociale delle imprese) fossero fatti propri dalla direzione e dalla cultura aziendale», ha spiegato. Ma i fattori Esg, quelli più legati alla sostenibilità degli investimenti finanziari, ha continuato Assi, toccano anche altri campi dell’attività bancaria come la concessione di crediti o di ipoteche green, legate all’edilizia sostenibile. «Le banche – ha spiegato ancora la ricercatrice della Supsi – hanno un ruolo importante nella cultura e il mondo associativo locale. Pensiamo al sostegno dato anche dalle fondazioni bancarie al territorio o la messa a disposizione di propri collaboratori per il volontariato d’impresa». Alcune delle banche partecipanti allo studio si sono date l’obiettivo di mettere a disposizione i loro dipendenti per quattro giornate l’anno per azioni di volontariato. Su questo punto Alberto Stival, rappresentante per la Svizzera italiana della Swiss sustainable finance, rilancia dicendo che «vanno sì bene le azioni di pulizia dei boschi, ma forse sarebbe molto più di impatto se fossero messe a disposizione del mondo associativo locale le conoscenze e le esperienze specifiche dei propri collaboratori. Magari nella sensibilizzazione al risparmio o all’uso del denaro dei giovani. Un po’ come avviene per alcuni avvocati che mettono a disposizione pro bono alcune ore del loro tempo». E qui si va già oltre i criteri Esg o di Responsabilità sociale delle imprese.

L’esperienza di come si redige un rapporto di sostenibilità è stata invece portata da Elena Duregon di Banca Zarattini. «Oltre ai criteri previsti da vari enti internazionali, è importantissimo che gli obiettivi dichiarati vengano poi conseguiti e soprattutto comunicati», ha spiegato. Per quanto riguarda invece i consulenti che vanno al fronte, per Stefano Sala di Banca Vontobel è «importantissima la formazione». «I temi della finanza sostenibile stanno diventando sempre più patrimonio culturale comune e non è raro che la clientela ne sappia più dei consulenti. Se non si trovano di fronte persone preparate, il rischio è di lasciarli disorientati». Da qui l’idea di formazioni obbligatorie, almeno per chi si occupa di questo tipo di prodotti finanziari. E proprio in questo ambito Alberto Stival ha annunciato novità in questo senso nelle grandi banche. «Per quanto riguarda i prodotti, la Svizzera si sta confermando il paese leader nel campo della finanza sostenibile Esg», continua Stival. «Il 50% circa dei prodotti finanziari rispecchia i criteri Esg e probabilmente questa quota crescerà ancora nei prossimi anni con l’accresciuta sensibilità degli investitori e risparmiatori. Il prossimo passo sarà quello di misurare l’impatto dell’investimento sostenibile», precisa Stival. Il rischio però – per gli istituti finanziari – è quello di darsi una mano di verde senza essere coerenti fino in fondo. «Su questo punto non sarei così certo. Diventa difficile vendere determinati prodotti se non si è convinti fino in fondo e la clientela percepisce subito questa incoerenza. In questi giorni, per esempio, è soprattutto la G di governance di alcune banche (caso Credit Suisse e Mozambico, ndr) a essere messa in discussione e risultare carente. Basta poco per rovinare la reputazione», aggiunge Stival.

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