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laR
 
11.10.2021 - 05:10
Aggiornamento: 13:37

‘Fuga dei cervelli, ascoltare i giovani è un antidoto alla paura’

Il presidente del Gran Consiglio Pini racconta l‘incontro avuto a Friborgo con gli studenti universitari ticinesi: ’Spunti utili per la politica cantonale

fuga-dei-cervelli-ascoltare-i-giovani-e-un-antidoto-alla-paura

Un confronto aperto tra persone che avevano voglia di parlarsi e soprattutto capirsi. Nell’ambito della visita di una delegazione del Gran Consiglio ticinese a Friborgo, il presidente del parlamento Nicola Pini ha incontrato ragazze e ragazzi ticinesi che lì studiano e si stanno costruendo un futuro che però rischia di essere lontano dal Ticino. Un incontro dove protagonisti erano i giovani con le loro preoccupazioni e le loro speranze. Con la politica a prendere appunti si spera fruttuosi. Perché, racconta a colloquio con ‘laRegione’ Pini, «ascoltare i giovani motiva a lavorare ancor di più per favorire la ricerca di soluzioni» al problema della fuga dei cervelli.

Presidente Pini, cosa si porta indietro in Ticino da questa esperienza a Friborgo?

Riconoscenza, speranza e un pizzico di orgoglio. Riconoscenza per un Cantone importante per il Ticino: per questo, prendendo la parola durante i lavori del parlamento friborghese, ho voluto ringraziare per l’accoglienza che Friborgo riserva ai molti ticinesi che vi vivono, lavorano e soprattutto studiano (quasi un migliaio solo quest’ultimi), come anche per il contributo, attraverso la formazione di molti nostri giovani, allo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Cantone. Speranza perché, nella visita all’Università, non solo la rettrice Astrid Epiney ha ribadito l’importanza della presenza svizzero-italiana per l’ateneo, ma soprattutto ho incontrato giovani ticinesi impegnati e con una gran voglia di futuro.

E anche orgoglio, diceva.

Certo, mi porto indietro un pizzico di orgoglio perché questi giovani, oltre che apprezzati da università e territorio, sono attenti a cosa succede in Ticino e alla gestione della cosa pubblica, propositivi e aperti al confronto. Ascoltarli, dando così più sostanza, ma anche un volto, a cifre e problemi, motiva a lavorare ancor di più per favorire la ricerca di soluzioni.

Aiuta a essere ottimisti l’interesse in prima persona dei giovani, come quelli che hanno partecipato al vostro incontro?

È un vero e proprio antidoto alla paura e al catastrofismo. E quello avvertito è un vivo interesse che sto riscontrando in diversi incontri con i giovani, ad esempio con i neo diciottenni, con le scuole, con il Consiglio cantonale giovani o agli appuntamenti della ‘Gioventù dibatte’. E lo scambio non si è interrotto a Friborgo: ci siamo infatti lasciati ripromettendoci di ritrovarci a Bellinzona, allargando anche agli universitari di altre Città, durante la prossima pausa accademica, nei primi mesi del 2022. Chissà che da questo confronto possano emergere nuovi e utili spunti per la politica cantonale, e che questo dialogo possa crescere sempre più.

Lei parla di spunti per la politica. Di calo demografico discutono ormai molti partiti. Auspica maggior sintesi e concretezza? Le prospettive non sono rosee e il pericolo è un’inconcludente stasi.

L’evoluzione demografica non è matematica e per l’Ufficio di statistica cantonale occorre ancora essere prudenti nelle conclusioni. Ciò nonostante è positivo che società civile e politica si interessino del tema, in Gran Consiglio come dice lei si contano infatti diversi atti parlamentari presentati da diversi partiti. Questo perché l’evoluzione della popolazione è un termometro della società. Innanzitutto, come sempre, servono dati e analisi: ben vengano quindi i vari approfondimenti conclusi e soprattutto in atto. Nel merito il Cantone può fare molto, specie nell’ambito delle condizioni di contesto e nello sviluppo socio-economico, come molto possono fare anche i Comuni, specie per quanto riguarda la qualità di vita residenziale e degli alloggi. Resta comunque il fatto, e questo non solo in Ticino, che fare figli resta complicato e qui la concretezza della politica c’entra fino a un certo punto: per scegliere di avere uno o più figli un assegno per ogni nuovo nato o altre misure puntuali, tipo i vari congedi, sono certo importanti ma non peseranno mai quanto il sentimento di stabilità e fiducia verso futuro. In un certo senso, parlare con i giovani di oggi e capire il loro punto di vista non serve solo per la loro scelta futura di vivere o meno in Ticino, ma anche su quella se avere o meno dei figli. Perché una società senza bambini è una società senza futuro.

Quali sono le preoccupazioni principali che avete riscontrato in questi ragazzi?

In primis quelle legate al loro futuro. Non a caso il tema principale scelto dalle due associazioni studentesche coinvolte – Uga e Circolo Giuristi Friborgo – è stato quello della cosiddetta ‘Fuga dei cervelli’, in particolare per gli studenti oltre Gottardo, dei quali, a cinque anni dalla laurea, circa un terzo resta fuori dal Ticino, mentre due terzi tornano nel nostro Cantone. Indagando con loro sono emersi, quali punti sensibili, un’offerta culturale e ricreativa ancora insufficiente o poco accessibile finanziariamente, la necessità di sviluppare più laboratori condivisi e innovativi in ambito tecnico e artistico, e infine evidentemente l’offerta di posti di lavoro all’altezza delle loro aspettative. Da alcuni di loro è stato inoltre citato, quale esempio virtuoso, la ‘blueFACTORY’, parte dell’antenna romanda del Parco svizzero dell’innovazione: un tema sul quale anche in Ticino si sta lavorando. Mi ha invece stupito che anche la mobilità pubblica per alcuni sia stata ritenuta problematica, visto il grande potenziamento implementato negli ultimi mesi, con un’offerta aumentata di oltre il 60%: forse però, complici il Covid e alcuni ritardi infrastrutturali, i risultati sono ancora da afferrare del tutto.

A lei invece cosa preoccupa maggiormente in questo ambito?

Rispetto a quanto da loro sollevato, forse per via di qualche anno in più e una famiglia appena allargatasi, i temi della conciliabilità lavoro-famiglia, sulla quale abbiamo forse ancora qualche ritardo, e quello della qualità urbanistica e del paesaggio. Proprio quest’ultimo fattore, lo ha spiegato lei stessa durante la discussione, ha ad esempio portato la vicepresidente del Gran Consiglio Gina La Mantia a trasferirsi in Ticino. In termini di priorità, per me restano centrali la creazione di posti di lavoro e la qualità di vita: i giovani, ma anche i meno giovani, vanno – o restano – dove è facile lavorare e bello vivere.

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