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26.09.2021 - 17:110
Aggiornamento : 20:02

Lgbtq+: ‘Possiamo festeggiare, anche in Ticino’

Anche il nostro cantone approva il matrimonio per tutti, seppure con una maggioranza più risicata che altrove (53% contro il 64% nazionale)

«Possiamo festeggiare, anche in Ticino». L’approvazione del matrimonio per tutti è appena stata confermata, e a Lugano Federico De Angelis si gode il momento: «Quello che arriva dall’intera Svizzera è un messaggio fondamentale in difesa dei diritti di tutti» – ci dice il co-coordinatore dell’associazione per i diritti Lgbtq+ Imbarco immediato – «un passo decisivo dopo un iter durato sette anni».

In Ticino, però, è andata un po’ meno bene che altrove. Come mai?

Anche quello ticinese è un risultato storico, specie se si pensa che nel 2005, quando si votò per le Unioni domestiche registrate, il nostro cantone si disse contrario. Certo, sapevamo già che in certi segmenti della società ticinese è ancora presente una certa omofobia. Ma si tratta di resistenze in via di superamento.

In Svizzera come nel resto dell’Occidente, i gay conquistano diritti che sarebbero stati impensabili anche solo una ventina d’anni fa. Com’è possibile?

Di sicuro assistiamo a un’evoluzione molto rapida dei costumi e delle sensibilità, tale da anticipare anche i tempi della politica. Ce l’ha confermato il dialogo coi più giovani nel corso di questa campagna: gli adulti del futuro si sono ormai lasciati alle spalle certi retaggi ideologici.

La campagna è stata parecchio polarizzata. Come risponde alle preoccupazioni di chi ha votato ‘no’?

Rispondo di non aver paura. Questo risultato estende i diritti a tutti senza negarli a nessuno, garantendo la massima protezione ai 30mila figli di famiglie omosessuali già presenti in Svizzera e a coloro che verranno. Non solo si smette di trattare gli omosessuali come cittadini di serie B, come vorrebbe una concezione maschilista e ‘genetica’ della genitorialità, ma si riconosce anzitutto la tutela di questi bambini: la cosa più importante, anche se a volte l’inasprirsi del dibattito l’ha spinta un po’ in secondo piano.

Secondo il comitato del ‘no’, di questo passo ci attendono la donazione di ovuli e la gestazione per altri (il cosiddetto ‘utero in affitto’). Programmate rivendicazioni in questo senso?

Ora festeggiamo questo risultato epocale. Per arrivare fin qui ci sono voluti sette anni di duro lavoro e la costruzione di un fronte ampio e trasversale. Qualsiasi altra rivendicazione sarà sottoposta allo stesso iter per coinvolgere l’intera società, quindi l’argomento della ‘brutta china’ paventato dai contrari mi pare pretestuoso. Il nostro prossimo passo sarà semmai quello di far scoprire la realtà delle famiglie omosessuali anche a chi oggi le guarda con timore, spesso perché non le conosce. Vogliamo che questa sia davvero una vittoria di tutti.

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