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23.06.2021 - 19:35
Aggiornamento: 21:46

Il Gran Consiglio si riaccende sul funzionario molestatore

Nuova discussione sull’operato del governo dopo la condanna per stupro. Intanto la sottocommissione Finanze valuta una commissione d’inchiesta

Una risposta governativa piuttosto tecnica e una discussione capitata quasi per caso, ma tale da dare voce a parecchi indignati. È quanto visto oggi in Gran Consiglio sul caso dell’ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità (Dss) condannato a 18 mesi sospesi per coazione sessuale e violenza carnale (la sentenza della Corte d’Appello nel frattempo è cresciuta in giudicato). Sollecitato da un’interpellanza, il Consiglio di Stato ha spiegato che la disdetta del rapporto di lavoro, decisa e notificata a fine 2018, ha avuto effetto a fine maggio 2019, quasi un anno dopo aver saputo dell’apertura di un procedimento penale e aver proceduto a una sospensione. Come mai non si è proceduto prima e con effetto immediato, come nel caso del docente coinvolto in un festino alle medie di Locarno? Il presidente Manuele Bertoli ha notato che l’accesso agli atti dell’indagine ha richiesto tempo e che all’epoca non si sono riscontrati gli estremi per una disdetta immediata. D’altronde, mentre il docente aveva subito ammesso quanto compiuto, il funzionario del Dss ha negato i fatti. Ciò sarebbe bastato – insieme a un tentativo di consegnare ‘brevi manu’ la notifica di licenziamento andata a vuoto – per far slittare di diversi mesi il suo ultimo giorno da impiegato pubblico. È emerso anche che se licenziato in tronco il funzionario avrebbe maturato circa 4mila franchi annui in meno di rendimenti pensionistici. Infine il governo ha ricordato di avere effettuato accertamenti già dopo la sentenza di primo grado, riscontrando che nel 2004, all’epoca dei fatti, i superiori del funzionario si erano già attivati per allontanarlo dal contatto coi giovani, ma non avevano trovato prova di rapporti sessuali.

La risposta non ha convinto il cofirmatario dell’interrogazione Fiorenzo Dadò (Ppd), che ha parlato di modalità «degne di un giornalino di carnevale» da parte dell‘esecutivo e ha chiesto di mettere ai voti la discussione generale. La maggior parte dei deputati ha preferito astenersi, un po’ per «evitare una sassaiola pubblica», come ha detto la capogruppo Plr Alessandra Gianella, un po’ perché la sottocommissione Finanze è già al lavoro sulla questione: la Gestione l’ha incaricata di esaminare l’istanza bis per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta. I suoi promotori – Ppd, Lega e Più Donne – l’hanno sollecitata dopo l’inasprimento della condanna in appello, per fare luce su eventuali corresponsabilità in seno all’amministrazione nella mancata protezione delle giovani vittime (un primo tentativo di Cpi naufragò lo scorso settembre). Nonostante gli astenuti, però, la conta dei sì ha superato quella dei no e si è proceduto alla discussione.

La cofirmataria e vicecapogruppo leghista Sabrina Aldi ha ricordato la gravità dei reati – addirittura lo stupro di una giovane stagista – e si è detta perplessa: «Se non lo si è licenziato subito perché negava i fatti, come mai allora lo si è fatto comunque senza aspettare la condanna?». Paolo Pamini (Udc) ha a sua volta sottolineato la sproporzione di trattamento tra questo caso e quello del docente a Locarno. Tamara Merlo (Più Donne), anche lei tra i firmatari, ha chiesto se siano «aumentate le cautele messe in atto dal Cantone per evitare casi del genere», mentre Dadò ha auspicato di vederci più chiaro sulle segnalazioni che i superiori del condannato avrebbero inviato al Consiglio di Stato. Dubbi sono stati espressi anche dal capogruppo Ppd Maurizio Agustoni sulla notifica del licenziamento, vanificata in un primo tempo dal fatto di non avere trovato il funzionario a casa per la consegna, col risultato di dover attendere un altro mese. Tutti spunti per la sottocommissione Finanze, dato che Bertoli ha comunque rimandato nuovamente alla risposta scritta.

Nel rispondere a un’altra interrogazione, il Consiglio di Stato ha anche fornito le cifre delle condanne per abusi e molestie sessuali in Ticino: negli ultimi anni se ne è registrata quasi una quarantina all’anno tra gli adulti e tra le due e le cinque tra i minorenni, cui si aggiunge in entrambi i casi una trentina di condanne legate alla circolazione di materiale pornografico. 

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