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22.06.2021 - 20:54
Aggiornamento: 22:43

Disoccupati over 50: sei mesi in più di aiuti per le assunzioni

Passa in parlamento il controprogetto di Maderni (Plr). Ma il Ppd non ci sta e, pur votando il complesso, lancerà un'iniziativa popolare con la proposta originaria

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Ti-Press

Sei mesi di sostegno in più alle aziende per l'incentivo, pari al 60 per cento del salario, dedicato all'assunzione di disoccupati over 50. In Gran Consiglio passa, col solo voto contrario dell'Udc e l'astensione di Matteo Pronzini (Mps), un aiuto in più per rilanciare quella che da tutti in aula è ritenuta una vera emergenza: l'impossibilità o quasi di trovare un posto di lavoro se si ha più di cinquant'anni. Via libera al controprogetto firmato da Cristina Maderni (Plr) dunque, che seguendo la linea proposta dal Consiglio di Stato ‘ammorbidisce’ l’iniziativa del Ppd che, nel 2018, chiedeva tre scaglioni (50-54 anni, 55-59 anni, over 60) e un conseguente aumento della durata del sussidio. Un ‘compromesso’ votato da (quasi) tutti, si diceva. Ma che è stato preceduto da due ore e mezza di dibattito acceso.

Con ordine. Le prime schermaglie si registrano durante la discussione dei rapporti commissionali. La liberale radicale Maderni, difendendo quello di maggioranza, assicura che «siamo tutti concordi: l'occupazione degli over 50 va sostenuta». Ma per farlo bene «occorrono risultati significativi, che si ottengono solo con strumenti concreti e che abbiano un'efficacia e una sostenibilità misurabili nel tempo. Noi proponiamo questo aumento di sei mesi per i sussidi quale aiuto per gli over 50, che al contempo evita però di incorrere in effetti non voluti: un sostegno a chi cerca lavoro».

Fonio: ‘Lanceremo un'iniziativa popolare’

Parole che, però, aprono il fuoco di fila dai banchi del Ppd. Fiorenzo Dadò, relatore del rapporto di minoranza e iniziativista, sostiene che «questo controprogetto, sostenuto incomprensibilmente, non è sufficiente e no soddisfa, questo Gran Consiglio di fronte a una richiesta di aiuto deve esigere sforzi convincenti e risolutivi, non può approvare una proposta palliativa ma dovrebbe avere il coraggio di distanziarsi in modo chiaro: bisogna intervenire in modo drastico, perché quando abbiamo lanciato la proposta i disoccupati over 50 in Ticino erano 1596, nel maggio di quest'anno, tre anni dopo, sono già diventati 1968: lavorare tutta la vita e poi finire in assistenza a pochi anni dalla pensione in un paese civile e benestante come il nostro non può e non deve accadere». Gli fa eco, alla sua sinistra, Giorgio Fonio, anche lui firmatario dell'iniziativa: «Oggi la nostra proposta non passerà, ma il voto contrario non sarà un torto né al relatore né a chi ha firmato l'iniziativa, né al nostro partito: sarà semmai uno schiaffo in faccia a tutte le persone senza lavoro che, a parole, si dice di voler aiutare: è offensivo nei confronti del calvario che vive chiunque soffra questa situazione». E arriva, fragorosa, la prima sorpresa della giornata: «Torneremo a parlarne, perché se non passerà il nostro rapporto raccoglieremo le firme lanciando un'iniziativa popolare che riprende in toto la nostra proposta». 

La cosa non sembra scalfire minimamente il presidente del Plr Alessandro Speziali, che nel suo intervento rileva come «è importante mantenere attiva questa fascia della popolazione, ma l'ampio potenziamento dell'assegno di inserimento previsto della Legge sul rilancio dell'occupazione rischia di creare una bolla occupazionale fragile, forse anche artificiale e non funzionale alla creazione o al mantenimento di posti di lavoro solidi, duraturi e proiettati negli anni. Siamo altresì convinti che la risposta alle difficoltà d'impiego di questi anni e alla crisi economica generata dalla pandemia e dalle limitazioni debba essere il consolidamento strutturale del sistema: parliamo dunque della possibilità delle aziende di aprire, ripartire, reinventarsi, rischiare, intraprendere». Quindi ben venga il controprogetto del Consiglio di Stato. Tempo pochi istanti e dal Ppd riparte l'offensiva, questa volta con Claudio Isabella: «Nel solo Ticino, ogni 4-5 giorni una persona con più di cinquant'anni ha fatto richiesta di assistenza sociale: sono numeri spiacevoli e preoccupanti».

Sirica (Ps): ‘Proposta del Ppd sproporzionata rispetto ai benefici’

Luce verde al rapporto di maggioranza arriva anche dal copresidente del Ps Fabrizio Sirica: «È paradossale che i principali beneficiari della proposta del Ppd siano quelle aziende che col loro comportamento hanno creato un problema sociale, legittima il loro comportamento. Nonostante le ovvie criticità, riteniamo doveroso sostenere il controprogetto. Perché la vera domanda è: concedere alle aziende un 60% di aiuto per maggior tempo, favorisce l'assunzione di un lavoratore più anziano? La proposta è sproporzionata rispetto ai benefici, e non aiuta le assunzioni a lungo termine. Semmai, attira le aziende ad ottenere un lauto finanziamento».

 

Un fermissimo no sia all'iniziativa popolare democratica, sia al controprogetto del governo sostenuto da Maderni arriva dal capogruppo dell'Udc Sergio Morisoli: «Un'altra tappa verso il declino dell'economia di libero mercato, questa misura ha effetti perversi, non si può finanziare coi soldi degli altri il 60% di un salario». Il verde Marco Noi, dal canto suo, sostiene il controprogetto e aggiunge: «Dobbiamo porci delle domande e riflettere su come cambiare da dentro il tessuto economico».

E la Lega? Dopo essere stata in silenzio, e aver convocato una riunione di gruppo al termine del dibattito, con Sabrina Aldi afferma che «il nostro sostegno va al rapporto di minoranza, alla proposta del Ppd. Da anni sosteniamo che i problemi principali sono dati dagli Accordi bilaterali, e continuiamo a dire che l'effetto sostitutivo dei frontalieri colpisce in maggioranza gli over 50. L'iniziativa non risolverà i problemi, ma la maggior parte del nostro gruppo la sosterrà».

A difendere il controprogetto è anche, ovviamente, il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta: «La nostra proposta si inserisce nell'ottica di un sostegno ai disoccupati over 50, l'iniziativa del Ppd potrebbe provocare disparità tra disoccupati, dinamiche poco virtuose con licenziamenti tattici per beneficiare di contributi maggiorati: un'umiliazione per il lavoratore».

Finito? Macché: ecco la seconda sorpresa. Approvando un emendamento di Fonio, con questa volta il sostegno del Ps, viene tolto il limite di applicazione previsto al 31 dicembre 2022. Si andrà avanti senza scadenza. A meno che il popolo, se i popolari democratici raccoglieranno le firme necessarie, decida di tornare alla proposta originaria.

Modenini (Aiti): ‘Uno sforzo non indifferente’

«Mi sembra che le motivazioni più pertinenti le abbia fornite Vitta: se un’azienda non solo dopo dodici ma addirittura dopo diciotto mesi ritiene di non dover assumere una persona vuol dire che questo aiuto non ha ragion d’essere - afferma, da noi interpellato, Stefano Modenini, direttore dell’Aiti, l’Associazione industrie ticinesi -. Ciò che proponeva il Ppd sarebbe comunque andato a favore di aziende che, anche secondo il nostro punto di vista, assumerebbero persone indipendentemente dall’aiuto. Anzi, ci sarebbe stato un potenziale rischio di abusi, con qualche furbo, probabilmente ditte piccole, che avrebbe assunto per avere il 60 per cento del salario versato dal Cantone». Aggiunge Modenini: «Il pacchetto di aiuti chiesto dal Ppd non è mirato e probabilmente non avrebbe avuto effetti positivi. Si è comunque fatto uno sforzo non indifferente, con l’estensione della misura vigente da dodici a diciotto mesi e senza una scadenza temporale. Penso però che Vitta abbia ragione: dopo diciotto mesi l’azienda se decide di assumere una persona è perché la considera valida, anche senza l’aiuto del Cantone. Cerchiamo allora di non diventare, se non lo siamo già, sussidilandia».

Per il direttore dell’Aiti, altra questione «è l’aiuto diretto alle persone, qui però si stanno studiando delle soluzioni a livello federale, come ad esempio la rendita ponte sopra una certa età fino al pensionamento. Durante il dibattito in Gran Consiglio si è accennato anche del reinserimento delle persone oggi in assistenza, teniamo però presente che più di tremila non sono ricollocabili, secondo il Cantone, per motivi di salute e fra queste, anche se non disponiamo al momento di numeri certi, ci sono purtroppo persone over 50». 

 

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