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05.04.2021 - 16:23
Aggiornamento: 18:20

Turismo, ‘è stata una Pasqua quasi normale’

Gli ospiti non sono mancati. Pianezzi (HotellerieSuisse): ‘La voglia di svago degli ospiti svizzeri è stata superiore ai limiti imposti dalla pandemia’

di Generoso Chiaradonna
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A Lugano
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«Dal punto di vista turistico è stato un weekend normalissimo, come tutti i fine settimana pasquali degli anni pre-Covid». È soddisfatto Lorenzo Pianezzi, presidente della sezione ticinese di HotellerieSuisse dell’affluenza di ospiti soprattutto svizzeri mancando quasi del tutto, per ragioni legate alla pandemia di coronavirus, quelli esteri. «Dalla Svizzera tedesca, ma anche dalla Romandia, non è mancato chi ha scelto il Ticino come meta per trascorrere qualche giorno di svago lontano da casa», continua Pianezzi. Anche le belle giornate primaverili hanno aiutato il turismo interno, ma quest’anno non è stato il discrimine fondamentale. «L’unica differenza rispetto agli altri anni è che i nostri clienti hanno riservato le loro camere molto in anticipo. Se fino alla Pasqua del 2019, l’ultima paragonabile prima dello scoppio della pandemia, registravamo un piccolo zoccolo di prenotazioni e poi il grosso arrivava con le previsioni meteo favorevoli, quest'anno già a tre settimane dalla Pasqua gran parte degli alberghi erano occupati per oltre il 50% dell’offerta disponibile», osserva Pianezzi.

E questo pur sapendo che non si poteva fare molto altro, rispetto agli altri anni, essendo i bar, ristoranti e teatri chiusi. È mancata tutta l’offerta culturale collaterale che rende una destinazione turistica attrattiva o meno. «Diciamo che si è vista subito una forte volontà di uscire dai confini dei propri Cantoni di residenza e di svagarsi. L’offerta turistica ridotta non ha frenato l’ospite svizzero tedesco o romando. E questo indipendentemente dalle previsioni meteorologiche», continua il presidente della sezione ticinese di HotellerieSuisse.

Buona la collaborazione con i ristoranti che ’potevano aprire’ in deroga

I turisti si sono subito abituati alle disposizioni sanitarie in vigore e hanno fatto quello che si poteva fare legalmente: caffè, bibite e pranzo al sacco. «Sono stati in tanti a concedersi un caffè o un panino sul lungolago e nelle piazze. Insomma, si sono adattati a quello che si poteva fare», commenta Pianezzi che fa notare che c’è stata una buona collaborazione con la ristorazione locale. «Le disposizioni di legge permettono agli alberghi senza ristorazione di cooperare con un ristorante situato nei pressi e raggiungibile a piedi. E devo dire che alcuni hotel hanno usufruito di questa possibilità, come pure l’adesione dei ristoratori è stata buona. E questo in tutte le regioni turistiche del Cantone», aggiunge Pianezzi che precisa che «c’erano delle regole che tutti hanno saputo rispettare: il ristorante doveva essere a pochi passi dalla struttura ricettiva; quattro ospiti per tavolo; liste di contact tracing e norme igieniche (mascherine e disinfettante, ndr) ormai note a tutti». Come dire che la domanda, quando c’è, si adatta all’offerta. O meglio ancora, la capacità di adattamento degli esseri umani agli eventi esterni è superiore ai limiti e ai divieti della legge.

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