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23.03.2021 - 05:30
Aggiornamento: 16:40

Si isolano, sono ammalati di videogiochi, ‘Casi in crescita’

L'allarme del primario di pediatria Valdo Pezzoli, che cura sempre più adolescenti ammalati di ‘ritiro sociale’, preferiscono la rete alla vita reale

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‘Non lasciate i vostri figli soli nella rete e mettere dei limiti”. (Keystone)

Adolescenti sempre più connessi ma chiusi nel loro bunker psichico. Anche in Ticino, c’è chi calamitato da realtà virtuali, sceglie una volontaria autoreclusione domestica, prediligendo relazioni virtuali senza corpo, con persone che non incontreranno mai. Un modo forse per tenere a distanza tollerabile gli altri e tutto l’universo di emozioni correlate, dal senso di inadeguatezza alla frustrazione magari per un brutto voto in matematica. Piano piano la rete diventa la loro casa di marzapane (come nella storia di Hänsel e Gretel), dove trovano gratificazioni immediate, si sentono eroici, dove costruiscono il loro mondo, vestendo il loro personale avatar come una seconda pelle. Giochi virtuali studiati apposta per tenere legato chi ci entra. C’è chi si perde (e finisce nelle grinfie della strega). Non capita dalla sera alla mattina, sono processi che maturano di mese in mese. Importante è saper prevenire e riconoscere i segnali di questo nuovo male che contagia sempre più adolescenti, gli esperti lo chiamano ‘ritiro sociale’. “I casi in Ticino stanno aumentando, sempre più famiglie ci chiedono aiuto perché i loro figli passano davvero molte ore nella rete, non riescono a resistere all’impulso di chattare o giocare; rispondono male e sono aggressivi quando il genitore tenta di mettere dei limiti; soffrono di una forma di isolamento sociale, trascurano amici, attività ludiche e sportive, tutto ciò che in precedenza dava loro gioia. Non hanno più voglia di sperimentare emozioni diverse da quelle della rete”, precisa il dottor Valdo Pezzoli, pediatra dell’età evolutiva. Il primario all’Istituto pediatrico della Svizzera italiana spiega che i ragazzi non si accorgono di avere un rapporto problematico con social e videogiochi e per questo la vigilanza dei genitori è molto importante.


Il dottor Valdo Pezzoli, pediatra dell’età evolutiva, primario all’Istituto pediatrico della Svizzera italiana (Ti-Press)

Adolescenti sempre online: è un problema di quantità o di contenuti?

Praticamente tutti gli adolescenti oggi hanno un dispositivo elettronico, che è il mezzo privilegiato per accedere ad una quantità di informazioni praticamente illimitata. Quello che un tempo si apprendeva grazie a maestri o relazioni interpersonali, oggi passa dalla rete, dove tutto è accessibile molto facilmente. C’è stato un enorme cambiamento di paradigma. I pediatri incontrano le situazioni più gravi, quelle di ragazzi che usano con assiduità e per tante ore i mezzi elettronici, al punto da trascurare attività della vita quotidiana come l’alimentazione, l’igiene personale o il sonno.

 Violenza e pornografia accessibili come i tutorial per imparare a suonare la chitarra. Non ci sono più ostacoli, tutto è accessibile: è questo che vuole dire?

C’è chi fa un uso intelligente e diversificato della rete e chi ha un approccio monotono e poco diversificato. Una trappola per alcuni, un’opportunità per altri. Prendiamo l’esempio dei videogiochi, molti dei quali sono violenti, anche se non sempre si vede sangue, ma soprattutto sono studiati e strutturati per avere un forte impatto sui giocatori e per tenerli legati al gioco sfruttando sofisticati meccanismi psicologici. Un 13enne mi spiegava che nel videogioco doveva ammazzare tutti. Gli piaceva ed era molto bravo. Mi disse, ‘Tanto è un gioco, non lo faccio davvero’. Un atteggiamento davvero ambiguo.

Come mai tanti adolescenti sviluppano questa forma di ritiro sociale, perdendo interesse per tutto ciò che è fuori dalla rete?

È un nuovo malessere che preoccupa pediatri, familiari e insegnanti e può avere forme diverse. Per un adolescente interagire e socializzare coi coetanei è fondamentale, in certi ragazzi invece questa linfa vitale viene ‘spenta’, le relazioni nel web tendono a sostituire quelle reali, preferiscono la rete alla loro vita, non c’è più dialogo in famiglia, trascurano amici e attività ludiche e sportive che prima amavano. Purtroppo il numero di ragazzi che scivola in questa problematica sta aumentando.

Quale è il motivo del ritiro sociale: il mondo virtuale è più stimolante e gratificante che la vita reale?

Non è mai un processo attivo, ma piuttosto progressivo, che si instaura a poco a poco. Gli adolescenti spesso non si accorgono di avere un rapporto problematico coi videogiochi, non si rendono conto di quante ore stanno collegati. Perdono la nozione del tempo. Molti soffrono di carenza di sonno, faticano ad alzarsi al mattino e il rendimento scolastico cala. La rete di amici si sposta piano piano dalla vita reale al virtuale, di conseguenza si perde interesse per chi ti sta attorno. Ci sono storie d’amore intessute interamente su piattaforme virtuali, tra ragazzi che non si incontreranno mai. Accanto a tanti adolescenti che vivono la vita reale in tutta la sua concretezza, molti ragazzi si perdono nel virtuale, a tal punto da non uscire più dalla camera, dove consumano i pasti, trascurano l’igiene personale, non stanno più all’aria aperta. Sono situazioni davvero difficili.

In famiglia la tensione sale e talvolta i ragazzi alzano le mani sui genitori…

Purtroppo ci sono casi simili, di aggressività, sia verbale, sia fisica verso i genitori da parte di adolescenti con un uso problematico di videogiochi. La situazione più esplosiva spesso è la cena. Il genitore chiama e l’adolescente non si stacca dal videogioco. Uno perde la pazienza, l’altro reagisce e si arriva alle mani. Molti genitori mi dicono che non riconoscono più i loro figli.

Ci sono profili più a rischio di scivolare nell’isolamento sociale?

Ci sono vari livelli. La personalità conta, ci sono ragazzi più fragili, più suscettibili a lasciarsi trascinare da conoscenze virtuali, emotivamente meno impegnative, i classici ragazzi timidi e insicuri. Spesso c’è anche un contesto familiare assente, che non stimola e valorizza questi ragazzi che così cercano appoggi altrove. Inoltre c’è una dimensione collettiva: la nostra società favorisce sempre meno attività collettive, come scautismo e calcio al campetto, dove si vive una socializzazione semplice, diretta e calorosa. Il confinamento dovuto alla pandemia ha accentuato queste abitudini. Quando più fattori si sommano, la situazione può sfuggire di mano. Pensiamo ad un ragazzo molto timido, con genitori poco presenti, durante il lockdown, con accesso illimitato a videogiochi, studiati per trattenerlo connesso.

Anche i modelli, utili in adolescenza per forgiare la propria identità, sono dunque più virtuali che reali?

Gli adolescenti stanno tantissimo tempo nella rete, per chattare, giocare, guardare foto e video su Tik Tok o Instagram. È un uso passivo, si raffinano le idee di altre persone, invece di confrontarsi coi coetanei, litigare con gli adulti alla ricerca della propria identità. Una ragazza di Bellinzona può visualizzare senza nessuno sforzo migliaia di foto di volti, corpi, abbigliamenti - di ideali di bellezza - con cui confrontarsi. Un giovane skater di Viganello passa ore a guardare quelli professionisti nel web. Entrambi si identificano con modelli, lontanissimi dalla loro realtà. Lo fanno individualmente, senza condividerlo con amici.

Ai genitori vorrei dire che...

“Niente smartphone senza regole e limitazioni”

Il gap generazionale non aiuta. L’ignoranza digitale crea distanza tra genitori e figli. Ci sono alcuni segnali da non sottovalutare come la difficoltà a smettere di giocare, una maggiore scontrosità, atteggiamenti di tipo compulsivo, sonnolenza, cali di rendimento scolastici o lavorativi, perdita d'interesse per le relazioni (con familiari e amici) e per attività ludiche come sport o cinema. Agire preventivamente sarebbe meglio. Primo consiglio: “Interessatevi fin dall'inizio a quello che i vostri figli fanno nella rete. Lo smartphone da accesso illimitato a esperienze diverse, non tutte adatte ad un adolescente”. Secondo consiglio: “Niente smartphone e computer senza regole precedentemente stabilite. Nessuno si sogna di dare le chiavi dell'auto ad un 14enne. Allo stesso modo limitate l’accesso alla rete ad orari stabiliti”. Terzo consiglio: “Dialogate coi vostri figli, cercando di capire la loro logica. Tanti genitori sono sopraffatti dalla tecnologia, sono subito sulla difensiva e diventa un discorso tra sordi. Nelle sedute rendiamo i ragazzi consapevoli di quanto tempo stanno nel mondo virtuale e aiutiamo i genitori a capire la rete”. Altrimenti rimane un discorso tra sordi.

Il tema è approdato anche al Nazionale, dove si è discusso e si ridiscuterà della nuova legge destinata – attraverso indicazione dell’età minima, relativi controlli e descrittori di contenuto – a proteggere i minorenni dai contenuti di film e videogiochi “che potrebbero nuocere al loro sviluppo fisico, mentale, psichico morale o sociale”.

 

Leggi anche:

Il Nazionale vuole un’età minima per film e videogiochi

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