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laR
 
16.03.2021 - 20:41
Aggiornamento: 21:24

‘Bene i corsi per i detentori di cani, ma non siano gratuiti’

La proposta del Gran Consiglio piace a chi opera nel settore. ‘Non bisogna però banalizzare l’adozione di un animale. Pratica aumentata durante la pandemia’

di Generoso Chiaradonna e Andrea Manna
bene-i-corsi-per-i-detentori-di-cani-ma-non-siano-gratuiti
La differenza è solo la stazza, non la natura

«Come presidente di un’associazione per la protezione degli animali non posso che essere contento, in primo luogo per il benessere degli animali stessi». Emanuele Besomi, presidente della Spa di Bellinzona, commenta così la decisione del Gran Consiglio di reintrodurre in Ticino i corsi per i detentori di cani di qualsiasi razza. Corsi che dal 2008 al 2016 erano previsti da una disposizione federale, rimossa dalle Camere nel novembre del 2016 su impulso del liberale radicale zurighese Ruedi Noser. Ora il Gran Consiglio - approvando lunedì il rapporto della leghista Sabrina Aldi favorevole all’iniziativa parlamentare di Fabio Badasci (Lega) e alla mozione dei liberali radicali Nicola Pini e Giovanna Viscardi - ha accolto il principio di introdurre nella legislazione cantonale quello che era stato cancellato nel diritto federale, ovvero l’obbligo di una formazione teorica e pratica per i proprietari di un primo cane. Corsi che verrebbero erogati da società cinofile e istruttori qualificati. «La decisione di togliere questi corsi lasciò basite molte associazioni in Svizzera, anche perché - continua Besomi - avevano dato buoni frutti. Spero perciò che questi corsi contribuiscano a sensibilizzare i futuri proprietari di cani su vari aspetti, non solo sulla sicurezza».

Quelli in vigore fino a pochi anni fa erano suddivisi in una parte teorica (quattro ore) e un’altra pratica, sempre della durata di quattro ore. «L’aspetto teorico, sull’etologia dei cani, era importante perché si tende erroneamente a pensare che un pastore tedesco sia diverso da un chihuahua. L’unica differenza tra loro è la stazza, l’istinto o le esigenze che rimangono le stesse. Il chihuahua è anche uno dei cani più mordaci», spiega Besomi, ricordando che uno degli scopi dei corsi di qualche anno fa era proprio quello di rendere attenti le persone su questi aspetti evitando di banalizzare l’acquisto di un cane: «Purtroppo non sempre ci si rende conto, ma come rifugio siamo confrontati spessissimo con casi di adozioni di animali che non funzionano o fatte alla leggera o di cani importati illegalmente dall’estero». Il che è un problema sanitario ma anche finanziario perché il Cantone perde le entrate della tassa, attualmente a 750 mila franchi l’anno (25 franchi per oltre 30 mila cani, ndr). In pratica in Ticino c’è un cane ogni dieci abitanti. Il Gran Consiglio, poi, chiede al governo ad approfondire "forme di finanziamento" dei corsi in modo da essere erogati gratuitamente, magari attingendo a questa tassa. Besomi: «Sulla gratuità non sono d’accordo. Già si tende a banalizzare l’adozione di un animale, non vorrei che corsi gratis incentivassero ancora di più a prendersi un cane, tendenza già aumentata durante quest’anno di pandemia. Bisogna rendere attente le persone che un animale va trattato bene sempre. Ha delle esigenze e può essere anche molto costoso. Pensiamo al cibo, ma anche alle cure veterinarie».

Stéphanie Castiglioni, presidente di Forza Rescue Dog di Lugano, associazione internazionale attiva nel recupero di cani abbandonati, maltrattati o sequestrati, giudica «molto positivamente» la decisione del Gran Consiglio. «Non sono poche purtroppo le persone che acquistano o adottano un cane con molta, troppa superficialità - osserva Castiglioni -. Rendere nuovamente obbligatori i corsi per tutti i detentori perlomeno in Ticino, come lo erano a livello federale i corsi Opan prima della loro abolizione nel 2017, responsabilizzerà di sicuro chi decide di tenere un cane. Occorre infatti essere consapevoli che la corretta gestione di un cane comporta impegno, anche finanziario, sacrifici e tempo. La decisione del Gran Consiglio è per noi estremamente importante: ci permetterà di dare con una certa tranquillità cani in adozione, sapendo che chi adotta seguirà un apposito corso con personale qualificato». Anche Castiglioni si dice «contraria» alla gratuità dei corsi: «Peraltro non si parla di importi astronomici. Credo che il costo del corso debba far parte del pacchetto di spese che la tenuta di un cane implica. Ma concorre anche a responsabilizzare il detentore».  Per la responsabile di Forza Rescue Dog di Lugano, «che sia un cucciolo acquistato o adottato, ma lo stesso discorso vale per un cane adulto, un minimo di lezioni di socializzazione/educazione è un percorso più che auspicabile per qualsiasi detentore, soprattutto se alle prime armi». Ed è anche «importante», evidenzia Castiglioni, che i corsi «siano organizzati da persone preparate e competenti, con una visione dell’educazione cinofila al passo con i tempi, 'moderna', che possa offrire un giusto approccio cognitivo/comportamentale al fine di stabilire un’empatia, una vera relazione con il proprio cane per capirne i bisogni e affrontare le eventuali difficoltà: la base per una buona convivenza e una corretta gestione dei nostri amici a quattro zampe».

‘Per gestirlo bisogna imparare’

«Sebbene la proposta di Noser fosse passata con una maggioranza risicata, la decisione del parlamento federale aveva suscitato un po’ di disappunto in Ticino, dove c’era già una politica che sottolineava, e sottolinea, l’importanza dell’informazione e della formazione e questo con l’introduzione, da parte del Cantone, del corso obbligatorio per i proprietari dei cani che rientrano nella lista delle razze soggette a restrizioni – ricorda la veterinaria cantonale aggiunta Chiara Menegatti –. Come Ufficio del veterinario cantonale abbiamo quindi preso atto con piacere della decisione del Gran Consiglio di reintrodurre in Ticino, sfruttando così il margine di manovra riconosciuto in materia ai Cantoni, ciò che è stato abolito a livello federale, vale a dire l’obbligatorietà del corso per i proprietari di cani di qualsiasi razza, dunque anche di quelle non soggette a restrizioni». Corso «necessario» per più di un motivo. «I detentori di cani - aggiunge Menegatti - sono in aumento, gli animali pertanto sono sempre più vicini all’uomo e sono sempre più vicini fra di loro. Oggi, inoltre, la società è particolarmente attenta al benessere degli animali. Non li vogliamo solo vicini ma vogliamo anche che stiano bene. Ora per capire quali sono le esigenze di un cane, per sapere come rapportarsi correttamente con lui affinché non diventi aggressivo - ricordo che un animale aggressivo è tendenzialmente un animale che non sta bene - bisogna necessariamente seguire un corso, tenuto da specialisti. Non basta possedere un cane: per ‘gestirlo’ in maniera corretta occorre imparare a farlo». Concorda Elena Dall’Ara, istruttrice e titolare di una scuola cinofila ad Agno. «Vedo in giro troppi cani non gestiti correttamente. Benvenuta quindi la decisione del Gran Consiglio per educare al giusto approccio nei confronti di un cane», afferma Dall’Ara. L’unico timore è sul riconoscimento della formazione degli istruttori: «Spero che vengano riconosciute almeno le abilitazioni conseguite in Svizzera».

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