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01.03.2021 - 20:190

Sì ai due pp in più, ma c'è dibattito sull'elezione popolare

La proposta di Dadò, oltre Speziali (Plr) lascia diffidenti Durisch (Ps) e Soldati (Udc). Sostegno dalla leghista Aldi

Prima fumata bianca per il potenziamento del Ministero pubblico. Questa mattina la commissione parlamentare 'Giustizia e diritti' ha detto sì ai due procuratori pubblici in più, firmando in tal senso il rapporto parziale stilato dal liberale radicale Marco Bertoli e dalla popolare democratica Sabrina Gendotti. Il messaggio varato dal Consiglio di Stato nel settembre 2019 proponeva l’attribuzione di un solo procuratore. In un'audizione dello scorso novembre davanti alla commissione, il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti avevano però prospettato il raddoppio: da uno a due pp ordinari in più, ciò che porterebbe a ventitré (procuratore generale compreso) il numero dei magistrati inquirenti dell’autorità giudiziaria di perseguimento penale. Uno scenario, confermato nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato, che ha convinto la ’Giustizia e diritti'. La quale ha ora dato formalmente luce verde. Il potenziamento prevede anche l’assegnazione delle cosiddette colonne: a ognuno dei due pp verrà attribuito un segretario giudiziario e un collaboratore amministrativo.

Pagani (Ppd): potenziamento dovuto

La parola passa al plenum del Gran Consiglio, che dovrebbe pronunciarsi a breve, nella sessione che si apre il 15. «Il potenziamento è un passo dovuto», sottolinea alla 'Regione' il presidente della commissione parlamentare Luca Pagani (Ppd) -. È dovuto alla luce degli 11mila/12mila nuovi incarti con cui è confrontato ogni anno il Ministero pubblico, alla luce dell'accresciuta complessità dei casi, ma in considerazione anche di nuove leggi settoriali che assegnano ulteriori compiti alla Procura. Dal confronto intercantonale - aggiunge Pagani - il Ministero pubblico ticinese registra un numero di incarti che è decisamente il più elevato e rispetto alla mole dei dossier c’è un'oggettiva sottodotazione della nostra Procura».

Nell'ambito dell'operazione potenziamento la 'Giustizia e diritti', come segnalato da lei stessa in una nota, ha invece deciso di soprassedere per il momento alla proposta del Consiglio di Stato di attribuire, nei procedimenti contravvenzionali, competenze decisionali ai segretari giudiziari, stretti collaboratori dei pp. «Secondo il Codice di procedura penale - ricorda Pagani - Confederazione e Cantoni possono affidare il perseguimento e il giudizio delle contravvenzioni ad autorità amministrative, si tratta di vedere se i segretari giudiziari possono essere ritenuti, dal profilo delle deleghe, delle autorità amministrative. La commissione è di principio favorevole alla proposta del governo, vogliamo tuttavia fare degli approfondimenti giuridici, anche con riferimento al quadro legislativo vigente in Ticino, per evitare che l'attribuzione di queste competenze venga cancellata in caso di accoglimento di un ricorso».  

E approfondimenti, ma nel quadro della riorganizzazione del Ministero pubblico, la 'Giustizia e diritti' vuole farli anche sulla figura del sostituto procuratore pubblico che un’iniziativa parlamentare presentata dal Giorgio Galusero nel dicembre 2019 a nome del gruppo Plr chiede di ripristinare (era stata abolita con l’entrata in vigore, nel 2011, della procedura penale unificata sul piano federale). «E questo per decidere una sua eventuale reintroduzione - dice Pagani -. La priorità oggi è ad ogni modo l'assegnazione dei due procuratori ordinari in più». Osserva Giorgio Galusero: «Credo che valga riflettere sulla figura del sostituto, anche per favorire al Ministero pubblico la carriera interna».

Sotto la lente della commissione parlamentare ci sono però due grossi dossier: la revisione della procedura di nomina dei magistrati che postulano la rielezione nella medesima funzione, dopo il tormentato iter che ha portato nel dicembre scorso alla riconferma dei mandati decennali in Procura, e l'accennata riorganizzazione del Ministero pubblico per accrescere il ruolo della Direzione nel controllo interno. Ebbene, si legge nel comunicato, la commissione “ha elaborato una serie di domande da sottoporre al consulente giuridico esterno dopo essersi consultata, nei prossimi giorni, con il Dipartimento istituzioni”. Riguardo al perito, la ‘Giustizia e diritti’ farà capo ancora all'ex presidente del Tribunale federale Claude Rouiller, che aveva interpellato per verificare la validità dell’ultimo iter di rinnovo delle cariche al Ministero pubblico?

Parlamento? Popolo? O sorteggio?

Da sabato, però, sul tema giustizia si è aggiunta una proposta di peso. Quella formulata al nostro giornale dal presidente del Ppd Fiorenzo Dadò di affidare al popolo l'elezione dei magistrati, oggi demandata al Gran Consiglio. Il presidente liberale radicale Alessandro Speziali ha già bocciato l’idea. Ed è in buona compagnia, a partire dal capogruppo socialista Ivo Durisch: «Le ultime nomine sono state troppo conflittuali e oltretutto si sono subite molte, molte pressioni dall’esterno, con il risultato che per la nomina del quinto giudice del Tribunale penale cantonale e per quella della pretura di Vallemaggia le proposte di nomina fatte dalla commissione sono state ribaltate in parlamento - spiega Durisch -. È chiaro che se in un qualche modo non si riesce a gestire meglio la situazione bisogna ripensare il sistema». Con la nomina popolare proposta da Dadò? «No, non la vedo come una soluzione. Evidenzierebbe ancora di più la casacca politica della persona, ma soprattutto diventerebbe un discorso tra chi riesce a promuoversi meglio. Noi facciamo politica e stiamo in queste regole, ma chi fa il magistrato non dovrebbe entrare in questo gioco per promuovere se stesso». Per Durisch, a questo punto, «è preferibile quanto propone Nenad Stojanovic, che come Ps stiamo valutando: vale a dire a parità di competenze il sorteggio. Garantisce nell’estrazione un’equa rappresentazione delle sensibilità, non sottopone alla pressione mediatica di una campagna elettorale né alle pressioni sia politiche, sia esterne di una nomina per come è concepita ora».

La democentrista Roberta Soldati scandisce con voce fermissima: «Sono assolutamente contraria all’elezione da parte del popolo dei magistrati, sarebbe totalmente squalificante e svilente per la professione». E prosegue: «Piuttosto, per me, avrebbe più senso quanto ho già chiesto con un atto parlamentare: che per i magistrati sia reso obbligatorio un assessment, a patto che commissione e Gran Consiglio seguano le indicazioni date».

Si è di tutt'altro avviso però in via Monte Boglia. «Praticamente da quando esiste la Lega chiede l’elezione popolare dei magistrati - ricorda la leghista Sabrina Aldi -. Personalmente ero un po’ scettica, ma alla prova dei fatti il sistema attuale, cioè la nomina parlamentare, è il peggiore in assoluto. Per non avere una magistratura politicamente monocolore, è importante che nei palazzi di giustizia siano rappresentate le diverse aree di pensiero della società, ma questo presuppone, purché i candidati siano riconosciuti idonei a ricoprire la carica, un patto di ferro tra i partiti: le forze politiche si accordano e le nomine in parlamento vanno come una lettera alla posta. Oggi però non è così. A livello federale le cose funzionano, in Ticino no».

Rileva la prima vicepresidente della commissione ‘Giustizia e diritti’: «Abbiamo un Gran Consiglio e un governo eletti dal popolo, qualcuno ci spieghi perché i cittadini non sono in grado di eleggere anche il potere giudiziario. Ricordo che il giudice di pace viene designato dal popolo ed è competente per controversie fino a 5mila franchi e molte cause sono molto complesse. Si può discutere se limitarsi, per quanto concerne il Ministero pubblico, all’elezione popolare del procuratore generale e ai suoi sostituti. In ogni caso il sistema vigente non funziona».

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