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02.03.2020 - 06:00
Aggiornamento : 10:41

La fuga dei pensionati confederati dal Ticino

Angelo Rossi e ‘il ciclo della casa di vacanza’: i più anziani tornano nel cantone di origine, case in vendita e figli che vanno altrove in ferie

l presente articolo fa parte del "progetto demografia" basato sulle statistiche raccolte e analizzate da un gruppo spontaneo di esperti ticinesi. In una serie di puntate analizzeremo tendenze e realtà demografiche del Ticino.

Sole, bei panorami, costo della vita più contenuto, buona cucina... attiravano in Ticino numerosi pensionati confederati (vedi grafico). Il boom negli anni Novanta, il calo dal 2008 e dal 2015 il flusso si è prosciugato con un saldo migratorio intercantonale negativo. «Eravamo abituati a importanti flussi di pensionati confederati. Secondo le statistiche, il Ticino non sembrerebbe più ambito. Anche più pensionati ticinesi vanno all’estero, forse dove la vita costa meno», spiega Elio Venturelli, che ha diretto per anni l’Ufficio cantonale di statistica.

Una tendenza avvertita anche da chi lavora nel ramo immobiliare.
Che cosa si nasconde dietro i numeri? «A partire dalla fine della prima Guerra mondiale, il Ticino è diventato una meta attrattiva per i confederati. Non dispongo di dati affidabili, ma circa un confederato svizzero-tedesco su quattro visita ogni anno, almeno una volta, il Ticino. Si tratta di una proporzione enorme. Oggi la maggioranza vi passa la giornata e non vi pernotta più. Anche così però i pernottamenti dei confederati in alberghi, case di vacanza e altre strutture ricettive sono tanti. Nelle annate poco buone sono loro a salvare i bilanci dell’industria alberghiera ticinese», spiega l’economista Angelo Rossi. Ticinese di origine, vive a Zurigo, dove è stato professore in economia regionale al Politecnico. Sul perché la ‘Sonnenstube’ Ticino piace meno agli svizzero tedeschi, l’economista avanza un’ipotesi, che può spiegare una parte delle partenze.

«I confederati residenti in Ticino sono perlopiù il risultato del ‘ciclo della casa di vacanza’». E si spiega meglio: «Nella prima fase sono le giovani famiglie che comprano il rustico, lo châlet, la casa o l’appartamento di vacanza e vengono regolarmente, tutte le estati, a passare le loro vacanze in Ticino. Con l’idea di insediarsi nel cantone una volta conclusa la carriera lavorativa. La seconda fase, è costituita da questo insediamento che si fa verso i 65 anni. Per una grande maggioranza dei confederati insediati in Ticino, il trasferimento di domicilio è avvenuto tra il 1980 e il 2000».

Facendo due calcoli queste persone oggi hanno più di ottanta anni. «Molti di loro non sono più in grado di vivere in modo indipendente. Tornano quindi oltre San Gottardo per approfittare della vicinanza della famiglia e delle istituzioni per gli anziani del loro cantone di origine», spiega Rossi, autore di varie pubblicazioni economiche sul Ticino.
La notizia buona è che il Ticino non sembrerebbe aver perso in attrattività. «Penso che questo fenomeno potrebbe essere in parte attribuito all’invecchiamento della popolazione confederata residente in Ticino più che a una eventuale perdita di attrattività del cantone. Purtroppo le loro residenze restano vuote perché i figli non reputano più il Ticino una regione dove passare regolarmente le loro vacanze».

Rustici in vendita e ‘Ticino meno aperto’

L’industria del turismo offre mete lontane a prezzi quasi stracciati. «I motivi di questo disinteresse sono molti, sarebbe troppo lungo enumerarli. Ma è vero che spesso il Ticino, come destinazione turistica, all’inizio, e residenziale, una volta terminata la carriera, si trova oggi concorrenziato da numerose altre destinazioni meno care, in Europa e nel resto del mondo», precisa.

Riassumendo, meno residenti confederati, meno entrate fiscali per vari comuni, ma non solo: «L’ultima fase del ciclo delle case di vacanza vede così casa, rustico o appartamento, dopo il ritorno dei proprietari oltre San Gottardo, tornare sul mercato immobiliare dove, a dipendenza della localizzazione, possono restare per anni senza trovare un compratore», analizza.

«Da ultimo – continua l’economista – osservo che nel corso degli ultimi anni, specialmente nella Svizzera tedesca, l’immagine del Ticino regione aperta e cordiale ha subito più di un colpo dopo la pubblicazione di qualche ricerca che argomentava il contrario e anche in seguito a qualche episodio di cronaca che ha rivelato l’esistenza di un sentimento di insofferenza dei ticinesi verso gli ospiti confederati. Non credo però che questo sia bastato per indurre il cambiamento constatato nei flussi di emigranti confederati», conclude l’economista.

Quando la demografia fa discutere

Nel 2015, Elio Venturelli, che ha diretto per tre decenni l’Ufficio cantonale di statistica, pubblicava nella collana dell’Archivio storico ticinese lo studio ‘Vivere sempre più a lungo in una società in via di estinzione’ analizzando tre decenni di demografia in Ticino. La nuova descrizione della dinamica demografica cantonale, presentata sul giornale in più servizi (l’analisi completa) fotografa tendenze e trasformazioni che risentono indirettamente dei cambiamenti della società, dell’economia, del territorio, della scuola e della formazione professionale.

Questa nuova descrizione è la base di lavoro per un neonato gruppo di riflessione (Sandro Bianconi, Andrea Ghiringhelli, Vasco Gamboni, Elio Venturelli, Silvano Toppi, Angelo Rossi, Pietro Martinelli), che nulla toglie ai vari gruppi ed enti competenti che già studiano questi temi. Si vuole proporre un ulteriore strumento agli attori attivi nei vari settori (politici, economici, sociali...), con un'attenzione particolare alle scuole post obbligatorie, per meglio interpretare i cambiamenti in atto e le sfide che si dovranno affrontare.

Leggi anche:

Quarant'anni di demografia ticinese, spunti di riflessione

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