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24.02.2020 - 17:54
Aggiornamento: 20:30

Coronavirus, '2 o 3 casi sospetti'. Nessuna misura restrittiva

'Siamo pronti per fare fronte agli eventuali primi casi', ha affermato Christian Vitta. I test di accertamento verranno effettuati in Ticino

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Il medico cantonale: 'Il virus c'è, circola e arriverà' (Ti-Press)

Nel tardo pomeriggio di oggi i casi sospetti di Coronavirus in Ticino erano «due o tre». Casi sospetti però, nessuno al momento è stato confermato. La notizia arriva dal medico cantonale Giorgio Merlani nel corso della conferenza stampa convocata per informare sulle novità in merito all’evoluzione, per ora solo in Italia, del virus Covid-19. Per ora. «Perché arriverà anche da noi, prima o poi», riprende Merlani: «Ma tutto quanto messo in campo ci permetterà di farci trovare pronti».

Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa ha fatto sapere di aver sottosposto oggi al Gruppo di esperti la questione di un eventuale blocco degli eventi pubblici, carnevali compresi, alla luce anche di quanto fatto in Italia. «Se gli esperti avessero ritenuto opportuna e utile in questo momento una simile misura, il Consiglio di Stato avrebbe agito di conseguenza – ha sostenuto De Rosa –. Il Gruppo, composto di una ventina di specialisti, ha invece valutato il provvedimento inefficace – alcuni si sono espressi in maniera anche molto scettica – consigliando quindi di non adottarlo. Ho informato così i colleghi di governo, alla presenza di una delegazione del Gruppo di esperti, e come Consiglio di Stato abbiamo deciso – all’unanimità – di non disporre alcun blocco». Almeno per ora, nessuno stop o chiusura di manifestazioni e locali pubblici decretati dall’autorità. «Se in occasione di un’ondata pandemica si vuole cercare di ridurne velocità, può avere senso chiudere scuole, locali pubblici, carnevali e altri spazi pubblici per evitare contatti sociali – ha osservato a sua volta Merlani –. Allo stato attuale in Ticino metteremmo però in atto delle misure draconiane che probabilmente non raggiungerebbero l’obiettivo. Non è in questo modo che si riesce a garantire la sicurezza assoluta. Certe misure sono giuste al momento giusto, e se attuate con un scopo preciso».

No a misure restrittive quindi, ma sì a un’implementazione dei test. Che da domani, o al massimo dopo domani, potranno essere effettuati in Ticino senza dover mandare i campioni a Ginevra o Zurigo. Con tempistiche calcolabili «in una o due ore per avere il risultato, ma con la macchina a pieno regime l’esito si può avere in sessanta minuti». Senza, ed è la raccomandazione giunta a più riprese da tutti i presenti, recarsi personalmente al Pronto soccorso in caso di sintomi come polmonite e febbre alta. «Ci aspettiamo un grande senso di responsabilità», dice De Rosa. Nel senso che «non bisogna assolutamente recarsi fisicamente in ospedale in presenza di sintomi, ma chiamare il proprio medico. No a psicosi, prendiamo tutto con molta serietà». E Merlani, «avere il raffreddore o il naso che cola non è un motivo sufficiente per andare dal medico o pensare di avere contratto il Coronavirus». Forte pure l’avviso a «non fare visita a parenti o amici ricoverati se si ha anche solo un po’ di tosse, per non aumentare i rischi di persone già vulnerabili».

Il presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta: «È importante distinguere gli elementi razionali da quelli emotivi, l’invito è ad avere fiducia nelle istituzioni e negli esperti».

 

 

 

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