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24.02.2020 - 20:56
Aggiornamento: 25.02.2020 - 13:05

Coronavirus, alcune aziende optano per il telelavoro

L'Associazione industrie ticinesi ai propri membri: attenetevi alle informazioni ufficiali. Vitta: non lasceremo soli gli imprenditori

coronavirus-alcune-aziende-optano-per-il-telelavoro
Il direttore dell'Aiti Stefano Modenini (Ti-Press)

Il coronavirus ha spinto alcune aziende insediate in Ticino a prendere delle misure preventive. Per esempio, come segnalato da ‘Ticinonews’, la Schindler di Locarno. Stando a quanto appreso dalla ‘Regione’, il personale d’ufficio – residenti e frontalieri – è stato ‘invitato’ a svolgere il lavoro da casa, il cosiddetto telelavoro. I dipendenti non in possesso degli accessi informatici necessari per poter lavorare da remoto sono stati sollecitati a procurarsi tali credenziali, così da poter continuare a fornire il proprio contributo direttamente dal luogo di domicilio. Mentre per gli addetti alla produzione e ai lavori di magazzino, tutti presenti in sede, l’indicazione è stata quella di evitare le riunioni. Tra le altre misure precauzionali adottate rientrerebbero pure la distribuzione di mascherine e la misurazione della febbre degli impiegati.

In un’altra ditta, la Vf International a Stabio, diversi erano i collaboratori non presenti ieri in sede. L’azienda tramite un’email interna ha suggerito a tutti coloro che fossero in grado, di lavorare da casa durante il periodo dell’emergenza. «Sono misure precauzionali che un po’ tutte le società stanno adottando – osserva Fabrizia Greppi, responsabile della comunicazione della Vf – per evitare la diffusione del virus. Misure che, chiaramente, vengono prese salvaguardando l’operatività dell’azienda». Nel Canton Grigioni, intanto, l’azienda Distec, con sede a Disentis/Mustér, in Surselva, dal primo marzo, riferisce un dispaccio dell’Ats, introdurrà il lavoro ridotto. Tra le ragioni, il calo delle esportazioni verso la Cina. Il provvedimento riguarda i comparti della produzione, ha indicato in un comunicato la società.

Tornando al nostro cantone, l’Associazione industrie ticinesi (Aiti) ha appena realizzato sul proprio sito una pagina ad hoc – www.aiti.ch/coronavirus – dedicata “alle informazioni sul coronavirus”. Sarà attualizzata, precisa l’Aiti ai propri associati, “sulla base delle informazioni ufficiali provenienti dalla Confederazione e dal Cantone”. Sì, perché il consiglio alle imprese, sottolineano il direttore Stefano Modenini e il presidente Fabio Regazzi, «è di atteneresi a queste informazioni e di non dare credito a quelle non verificate», spesso veicolate dai social network. Aiti, si legge ancora nella nota agli associati, “è in contatto con l’autorità coinvolta e fornirà le informazioni ufficiali, pertinenti e utili che man mano saranno messe a disposizione”. L’associazione invita poi le imprese a comunicarle “le loro decisioni, in particolare con riferimento all’eventuale sospensione parziale o totale dell’attività lavorativa e altro genere di misure, così da poterci permettere di aggiornare la situazione delle diverse imprese e gestire la comunicazione”. È ipotizzabile un sostegno statale in caso di sospensione dell’attività per cause di forza maggiore? «Al riguardo valuterò se interpellare il Consiglio federale», dice Regazzi, che è pure deputato al Nazionale. «Qualora fosse a rischio la produzione, il Cantone – evidenzia il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta – non lascerebbe da soli gli imprenditori e valuterebbe con la Confederazione le necessarie misure».

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