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22.11.2019 - 06:00

Il Plrt: il seggio di Cassis non si tocca

Caprara: non si scherza con la stabilità del governo: Farinelli: parliamo della Svizzera italiana. Ma la verde Bourgoin: l’Esecutivo sia rappresentativo

Comitato cantonale liberale radicale. Bellinzona. Giovedì sera 7 novembre, dieci giorni prima del secondo turno delle elezioni federali per l’assegnazione dei due seggi al Consiglio degli Stati. Parla il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. “Se perdessimo il seggio lo sconfitto non sarebbe solo Merlini, ma tutto il partito. Ricordiamoci che a dicembre si rinnova il Consiglio federale: quale segnale darebbe il Ticino se il partito cui appartiene uno dei ministri (Cassis, ndr) non riuscisse a eleggere Merlini agli Stati?”. Intervento politico in un contesto politico. Come sia andato il ballottaggio di domenica 17, è noto a tutti: il Plr non riesce a eleggere il proprio candidato alla Camera dei Cantoni, Giovanni Merlini si piazza addirittura al quarto e ultimo posto. Ieri ciò che era nell’aria è divenuto realtà: la presidente dei Verdi svizzeri e consigliera nazionale Regula Rytz, bernese, ha annunciato di essere pronta a correre per il Consiglio federale, che le Camere riunite eleggeranno l’11 dicembre. Nel mirino il seggio del ticinese Ignazio Cassis, del Plr, oggi alla testa del Dipartimento degli affari esteri, in governo da appena due anni. «Per ora è una scelta della signora Rytz, vedremo domani (oggi ndr) cosa deciderà il suo gruppo parlamentare – commenta l’ex deputato cantonale Alex Farinelli, dal 20 ottobre deputato federale alla Camera del popolo –. Pronunciandomi non tanto come liberale radicale, ma soprattutto come consigliere nazionale ticinese, mi attendo fondamentalmente due cose qualora la candidatura di Regula Rytz venisse confermata. La prima: che la deputazione ticinese – al Nazionale e agli Stati – faccia squadra, al di là degli steccati partitici, battendosi per il mantenimento del seggio occupato, non dimentichiamolo, da un rappresentante della Svizzera italiana, cioè di una minoranza linguistica. Non farlo vorrebbe dire cancellare un’occasione che si è presentata nel 2017 non dopo quattro, bensì dopo quasi vent’anni. Mi aspetto inoltre, visto che a eleggere il governo è l’intero parlamento, che l’Assemblea federale segua quella che è una consolidata tradizione: prima di modificare certi equilibri in Consiglio federale, si aspetta che un determinato trend politico trovi conferma. A quel punto è giusto fare una riflessione, che non significa ancora modificare la ripartizione dei seggi. Oggi un cambiamento sarebbe comunque prematuro».

I Verdi in Consiglio federale? «In teoria la possibilità è sicuramente storica ed eccezionale, poi nella pratica credo che sia ancora tutto da vedere». Accelera ma non troppo Samantha Bourgoin, coordinatrice degli ecologisti ticinesi, nel commentare il passo avanti di Regula Rytz. «Il Consiglio federale dovrebbe riflettere l’orientamento degli elettori, e in questo momento non lo sta facendo per niente», aggiunge. Rammentando che «abbiamo fatto una campagna e alleanze sui temi, perché ai cittadini sta a cuore la soluzione dei problemi». Problemi «che sono urgenti, ma chi oggi ha in mano il boccino non ha intenzione di mollare. Richiedono invece una soluzione rapida, con un cambiamento in chi governa: non dico a dicembre, ma almeno nel prossimo quadriennio».

Per Bixio Caprara, presidente cantonale del Plr, «colpisce la presunzione che certe istanze, vedasi quelle ambientali, vengano portate avanti solo dai Verdi e dai loro esponenti». Quando invece, rileva, «a livello politico e strategico a Berna i progressi sono stati portati avanti da Ppd e Plr. E noi abbiamo inaugurato un nuovo corso sensibile all’ambiente ma sostenibile. Chi si presentava come moderato in questa campagna elettorale ora sta gettando la maschera». Ciò detto, e tornando al fatto del giorno, Caprara ritiene «inopportuno e prematuro un attacco di questa natura, starei molto attento a scherzare sulla stabilità del governo. Non può essere un successo in una tornata elettorale a mettere in discussione il tutto». Il seggio agognato dai Verdi è quello di Cassis, e il presidente del Plr annota che «come ticinesi dovremmo tutti batterci per la difesa della rappresentanza culturale della Svizzera italiana in Consiglio federale». Conclude sibillino: «La stessa socialista Marina Carobbio, da presidente del Consiglio nazionale, ha molto insistito sull’importanza dell’italianità a Berna».

Righini: contano i fatti. Foletti, Marchesi e Dadò: una sola vittoria non basta 

«Quando si ottengono certi numeri, rivendicare una posizione e una rappresentanza in Consiglio federale sarebbe anche legittimo e giustificato. Ed è giusto che lo si dica subito come ha fatto Rytz». Apre la porta a un seggio verde in governo Igor Righini, presidente del Ps. Ma aggiunge che «come spesso accade in politica, non è che un auspicio si tramuti in realtà il giorno dopo. Bisognerà far passare l’idea, e ci vorrà del tempo. E magari i Verdi dovranno confermare la loro forza in un altro appuntamento elettorale». E sulla possibilità che a ‘saltare’ sia il seggio dell’italofono Cassis? Righini è netto: «A dire che una mela è una buona si può dirlo in ogni lingua. Sono i contenuti a essere importanti. La sensibilità latina, Cassis avrebbe potuto dimostrarla sulla vendita delle armi all’estero e non l’ha fatto». Ma «nel nostro sistema consociativo – afferma Michele Foletti, portavoce della Lega e capogruppo in Gran Consiglio – mi sembra pretestuoso dopo una prima vittoria, seppur storica per i Verdi, rivendicare il seggio in Consiglio federale. Se alle prossime elezioni federali gli ecologisti ripeteranno il risultato appena conseguito, si potrà allora fare un ragionamento. In ogni caso secondo me una sola elezione non basta per capire la reale forza politica e rappresentativa nel Paese. Se poi la nuova grande coalizione di centro – Ppd, Pbd e Pev – si metterà d’accordo con Verdi e socialisti per cercare di sfilare il seggio al Plr, beh questo è un altro paio di maniche. Mi pare che l’ago della bilancia sia questa grande coalizione». Ma non sembra il caso, almeno a sentire Fiorenzo Dadò, presidente popolare democratico: «La Svizzera ha bisogno di stabilità, non si può cambiare governo a ogni elezione». Perché, spiega, «un conto sono delle dimissioni, ma sostituire un consigliere federale senza fatti eclatanti non va bene. Se in futuro i Verdi confermeranno la loro forza, avranno pieno diritto. La formula magica però non si discute così su due piedi». Sostiene Piero Marchesi, alla guida dell’Udc ticinese e neoconsigliere nazionale: «A prescindere da Cassis, osservo che i Verdi hanno fatto una buona votazione ed eletto un bel po’ di parlamentari, ma ricordo che quando l’Udc diventò il primo partito dovette aspettare praticamente dieci anni prima di avere i due seggi in governo, perché quel risultato andava confermato nelle legislature successive. E ritengo che questa sia un’impostazione intelligente, che dà anche stabilità al nostro sistema. Per cui ora la ripartizione dei seggi in governo deve rimanere, per me, tale e quale». 

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