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L'INTERVISTA
14.11.2019 - 06:10

L'alcol è solo una delle possibili dipendenze

Da quarant'anni Ingrado aiuta chi è alle prese con problemi di etilismo e tossicomania. Negli anni si sono aggiunti la pornografia e lo shopping compulsivo

Una birretta. Facciamo due. Ti si scioglie la lingua. Alla terza ti commuovi anche per i gattini su internet. Bottiglia di vino? Perché no. Finisce che ti svegli la mattina dopo col mal di testa e la lingua di carta vetrata, chiedendoti come hai fatto ad arrivare al letto; sempre che tu ci sia arrivato. E magari non è la prima volta. Passato il postumo ci ripensi e chissà, ti scappa anche da ridere. Non dovresti.

Dario Gennari, psicologo, responsabile di settore di Ingrado, questa storia l’avrà sentita mille volte. «La diagnosi di alcolismo interessa circa il 4% della popolazione», spiega, ma oltre a questi casi «una persona su cinque presenta un consumo problematico». Ovvero ubriacature piuttosto frequenti, o il bere costantemente più di quanto l’Organizzazione mondiale della sanità ritenga sicuro (un bicchiere al giorno di vino o birra per le donne, due per gli uomini). O ancora il bere in contesti inappropriati, «penso a chi guida auto o utilizza macchinari pericolosi, l’insegnante prima della lezione, il chirurgo prima di operare». Il consumo problematico e a maggior ragione la dipendenza «portano a tensioni relazionali, soprattutto in famiglia, provocando una profonda sofferenza. Ma nonostante le conseguenze negative si continua a bere, perdendo sempre più la propria libertà e incidendo negativamente sulla propria vita e su quella dei propri cari». Non si tratta di fare del terrorismo, ma di capire quando è il caso di chiedere un aiuto. «Spesso chi arriva da noi è spinto dai familiari, da ospedali e cliniche o dal medico di famiglia. L’importante è agire il prima possibile».

Dottor Gennari, oggi la solitudine costituisce un particolare fattore di rischio?

Sicuramente. È difficile quantificare, molte situazioni tendono a rimanere nascoste. Noi comunque vediamo molte persone che vivono da sole, isolate socialmente, e tendono ad abusare di alcol, come pure di altre sostanze e non da ultimo di farmaci. Inoltre riscontriamo il problema di donne casalinghe che nell’isolamento domestico tendono ad eccedere, soprattutto nel consumo di alcol. Un altro elemento rilevante, dato l’aumento dell’aspettativa di vita, è l’abuso di alcol nella terza età, spesso legato anch’esso alla solitudine.

Come si interviene?

Nei casi di alcolismo conclamato, il processo terapeutico inizia con la disintossicazione e il sostegno psicologico finalizzato al cambiamento, con strategie per evitare il consumo e l’abuso della sostanza. Si tratta di percorsi che possono durare mesi o in certi casi persino anni – eventuali ricadute sono spesso da tenere in conto –, finalizzati al recupero del benessere, del reinserimento familiare e lavorativo.

E nei casi più ‘lievi’?

Anzitutto va precisato che trattiamo ogni caso in modo individuale. In generale, si tratta di essere consapevoli e imparare a gestire le situazioni di rischio: ad esempio, chi beve in contesti sociali che lo portano ad eccedere, come feste e bar, deve sviluppare strategie di autocontrollo e capacità assertive che permettano di dire no alla pressione degli altri. Essere consapevoli del proprio funzionamento interno e in relazione agli altri.

Uno degli elementi che rende ‘visibile’ l’eccesso, e spesso spinge a intervenire, è la violenza.

In Svizzera, circa una volta su due la violenza domestica – sostanzialmente per mano di uomini – è legata all’abuso di alcol. L’aggressività e spesso la violenza che ne conseguono sono strettamente legate al consumo di sostanze ‘disinibenti’: di queste l’alcol è sicuramente la più diffusa. Si pensi ad esempio a certe liti che scoppiano anche nei campetti di provincia, magari tra genitori che passano il pomeriggio alla buvette mentre i figli giocano una partita di calcio.

L’alcol però è anche un modo comune per ‘gestire’ gli stati d’ansia.

In un primo momento si ha l’impressione di poter governare l’ansia attraverso il consumo di alcol: ma è solo un’illusione. L’ansia non viene affrontata e gestita, anzi: il consumo di alcol non fa altro che alimentarla, portando a un circolo ricorsivo dove ansia e alcol si alimentano vicendevolmente. Con la possibilità che in seguito compaiano sensi di colpa e vergogna che non fanno altro che peggiorare la situazione. E per tutto ciò può essere necessario un aiuto.

Come?

Basta consultare il nostro sito – ingrado.ch – e contattarci per un primo colloquio. Poi si procede liberamente, in assoluta collaborazione.

Il convegno: dal vino alla pornografia online, e oltre

Sono passati quarant’anni dalla fondazione del Servizio ticinese contro l’alcolismo e per l’igiene sociale, ora denominato Ingrado servizi per le dipendenze: l’occasione si presta a fare il punto sulla strada fatta e quella ancora da fare. Di questo si parla oggi (tutto il giorno) al convegno ‘Consumi e presa in carico: le sfide nella complessità’, presso il Centro eventi di Cadempino. Complessità dovuta all’evolvere delle situazioni di dipendenza, che richiedono interventi sempre più articolati.

Nel corso degli anni Ingrado, nata per affrontare i problemi legati all’alcolismo, si è quindi dotata di un approccio sempre più multidisciplinare: «Il consumo singolo o combinato di alcol, stupefacenti e medicamenti», spiega Dario Gennari, «richiede spesso l’intervento coordinato di medici, psicologi, educatori, infermieri, assistenti sociali. Tanto più che a volte vi si aggiungono una o più diagnosi psichiatriche, esacerbate dagli abusi o come conseguenze degli abusi stessi».

Per questo Ingrado offre un’ampia varietà di percorsi di presa in carico: dagli interventi ambulatoriali di prossimità a quelli semiresidenziali e residenziali. Ad oggi il servizio segue circa duemila persone con problemi di dipendenza di varia gravità e complessità.

Ingrado si occupa anche di ‘nuove dipendenze’: dai videogiochi ai giochi d’azzardo online, oltre alla dipendenza da pornografia e allo shopping compulsivo, agevolato dall’immediatezza dell’e-commerce. «Anche in questi casi i meccanismi cerebrali coinvolti – i cosiddetti meccanismi di ricompensa – sono gli stessi delle altre dipendenze», spiega Gennari, che aggiunge: «Soprattutto gli adolescenti sono a rischio, perché sono ancora in una fase evolutiva di crescita e trasformazione che, per lo sviluppo di alcune aree cerebrali, prosegue fino ai 22-24 anni». Lo confermano le ricerche più recenti.

Per venire incontro a tutte le esigenze e assicurare la prossimità più adeguata, vasta è la rete di Ingrado sul territorio ticinese. «A Cagiallo abbiamo un centro per la presa in carico residenziale» – 24 i posti letto – mentre a Bellinzona Ingrado gestisce «un centro diurno e laboratori che permettono di strutturare la propria giornata con una serie di attività costruttive». Inoltre «disponiamo a Viganello di un centro a ‘bassa soglia’, come pure di consultori e ambulatori presenti sul territorio cantonale dove operano consulenti, medici psichiatri e internisti, infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali».

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