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Ticino
29.04.2019 - 11:590
Aggiornamento : 14:31

Salta il tappo della polemica

Troppo vino invenduto nelle cantine: botta e risposta tra produttori ed esercenti. Valsangiacomo: ‘Colpa anche delle campagne contro l’abuso di bevande alcoliche'

«Alcuni ristoratori ticinesi trascurano il vino ticinese». E la polemica è servita. La pungolatura di Giuliano Maddalena, che a margine dell’assemblea di Federviti ha così raccolto l'osservazione emersa dalla sala, non è andata giù al presidente di GastroTicino, Massimo Suter, che ieri ha replicato al vertice della Federazione dei viticoltori dal CdT online. Dal canto suo Uberto Valsangiacomo, presidente di Ticinowine, l’associazione che ha il compito di promuovere il ‘nettare’ con etichetta ‘Ti’, propone un’altra chiave di lettura. «È calato il consumo. E non è solo colpa del prezzo. È anche – sottolinea – per via dalla pressione mediatica sui danni causati dall’abuso di bevande alcoliche. Siamo un settore sotto attacco da parte di campagne mediatiche, anche statali, dove si parla genericamente di alcol, senza andare nel dettaglio».

Per correggere il tiro «servirebbe un incontro non solo con i ristoratori, ma anche le autorità. E i giornalisti», aggiunge il presidente di Ticinowine. Per quanto riguarda i ristoranti, fa notare che «ci sono quelli che fanno molto per il vino ticinese e altri che fanno veramente poco. Credo sia normale. Spiace però constatare che, in genere, in canon Ticino il prodotto del vicino è valutato sempre meglio di quello locale. Eppure abbiamo vini eccezionali». Eccezionali, ma anche cari... «È vero, ma anche i costi sono molto alti. Da noi non si potrà mai produrre un vino a basso prezzo, come succede altrove nel mondo. Ma se si prende in considerazione il rapporto qualità-prezzo, possiamo regge la concorrenza».

Secondo Massimo Suter, da noi raggiunto, «quel che dice Maddalena non corrisponde al vero. La stragrande maggioranza dei nostri associati sostiene il vino ticinese assieme a tutti gli altri prodotti locali. Le eccezioni? Ognuno è libero di proporre (o non proporre) quello che vuole. Anche perché è impensabile che un ristorante etnico serva merlot».

GastroTicino, prosegue il suo presidente, sensibilizza i suoi associati sul tema: «Abbiamo peraltro il ‘label’ di Ticino che punta proprio a favorire tutta la filiera agroalimentare ticinese. Non capisco quindi il motivo di questa sparata a zero da parte della Federviti. Tanto più che nessuno ci ha contattati per verificare se quanto poi affermato in assemblea corrispondesse al vero. Non ci si può basare solo sul fatto che, in due ristoranti su tremila, non venga servito del vino ticinese per generalizzare la questione. Va comunque detto che il prodotto locale è comunque caro rispetto alla concorrenza internazionale». Costo che, aggiunge, può disincentivare l’acquisto.

Maddalena si dice stupito della reazione del presidente di GastroTicino: «Mi sarei aspettato che si tentasse di trovare una soluzione insieme. In ogni caso nessuno ha mai detto che si tratta di un problema generalizzato. Abbiamo semplicemente constatato che in alcuni esercizi pubblici – e non stiamo parlando di ristoranti etnici – non viene proposto vino ticinese. Tutto lì. Ed è un dato di fatto». Per cui, per il presidente di Federviti, ora è indispensabile «sedersi attorno a un tavolo e parlarsi».

 

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