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14.04.2019 - 09:32
Aggiornamento: 17:01

Una moratoria per la 5G in Ticino

Mozione di Fiorenzo Dadò, Giorgio Fonio e Maurizio Agustoni chiede al Consiglio di Stato studi scientifici indipendenti prima di introdurre la tecnologia

a cura de laRegione
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Decretare subito una moratoria concernente l’installazione del 5G su tutto il territorio del Canton Ticino fintanto che studi scientifici indipendenti non siano stati in grado di dimostrare la non nocività della tecnologia 5G sul corpo umano e prendere contatto con gli altri Cantoni che hanno già decretato la moratoria affinché siano promossi degli studi scientifici congiunti.

È quanto chiedono Fiorenzo Dadò, Giorgio Fonio e Maurizio Agustoni tramite una mozione presentata al Consiglio di Stato. Una mozione che riprende le sempre "più insistenti voci di un imminente arrivo, anche su suolo ticinese, delle antenne 5G per la telefonia mobile. Lo scorso mese di febbraio 3 operatori di telefonia (Swisscom, Sunrise e Salt) si sono infatti aggiudicati all’asta, per un totale di 380 milioni di franchi, le licenze per installare le suddette antenne".

Questa nuova tecnologia, la 5G appunto,  scrivono i mozionanti, non avrà quale unico scopo quello di velocizzare l’accesso a internet o le telecomunicazioni bensì anche di far dialogare macchine, apparecchi e elettrodomestici di uso quotidiano. Si parlerà così di “internet degli oggetti” visto che il 5G genererà tra 10 e 20 miliardi di connessioni (frigoriferi, macchine da lavare, telecamere di sorveglianza, ecc...).

I rischi concernenti questa tecnologia non sono purtroppo ancora completamente conosciuti, si legge nella mozione. Quello che per il momento si sa è che oltre 230 rappresentanti del mondo scientifico – di 40 paesi – hanno espresso una seria preoccupazione per l’esposizione permanente ai campi elettromagnetici. Campi elettromagnetici che provocano danni agli organismi viventi (uomini, animali e vegetali) anche rimanendo sotto le soglie limite imposte – oggi – a livello internazionale.

L’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) nel 2018 ha istituito un gruppo di lavoro per discutere e analizzare le esigenze e i rischi legati al potenziamento delle reti 5G. È prevista la pubblicazione, entro la metà di quest’anno, di un rapporto con delle raccomandazioni. In contemporanea l’Ufam è però all’opera per rivedere l’Ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti (Orni) così da eventualmente colmare tutte quelle lacune che potrebbero ostacolare il potenziamento delle reti 5G.

Questa Ordinanza, come si legge in un comunicato Ufam datato settembre 2018, riportato nell'atto parlamentare, “dovrebbe essere adottata dal Consiglio federale nella primavera 2019”. Non è dunque ammissibile che la modifica dell’ordinanza Orni, con verosimilmente degli adattamenti a riguardo dei valori limite per le radiazioni non ionizzanti, avvenga prima di conoscere i risultati del rapporto ordinato dallo stesso Ufam. I Cantoni Vaud e Ginevra hanno nel frattempo già decretato una moratoria riguardante la costruzioni di nuove antenne 5G. 

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