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Ticino
09.12.2018 - 13:480

Asilo politico a Asia Bibi: 'Si coinvolga il Consiglio federale'

La Commissione petizioni e ricorsi si esprime sulla petizione di Ghiringhelli e invita il Gran Consiglio a sostenerla e trasmetterla all'esecutivo federale

"Per permettere ad Asia Bibi e alla sua famiglia di lasciare il Pakistan e concedere loro asilo politico ci si rivolga al Consiglio federale". È questa la conclusione cui è giunta nel suo rapporto la Commissione  delle petizione e dei ricorsi sulla petizione di Giorgio Ghiringhelli, alla testa del movimento 'Il Guastafeste', con la quale chiedeva al Gran Consiglio di presentare una risoluzione alle Camere federali per concedere con procedura d’urgenza l’asilo politico ad Asia Bibi, e inoltre chiedeva di concederle la cittadinanza onoraria cantonale.

 

Nelle sue conclusioni la Commissione invita il Gran Consiglio a sostenere la petizione “ai sensi dei considerandi formulati nel rapporto” e di trasmetterla al Consiglio federale unitamente al rapporto. La Commissione “non vede percorribile la via della concessione della cittadinanza onoraria” ad Asia Bibi, e non reputa opportuna la soluzione di coinvolgere le Camere federali, ma suggerisce di rivolgersi direttamente al Consiglio federale quale autorità competente “affinché si attivi con sollecitudine per permettere a Asia Bibi e alla sua famiglia di lasciare il Pakistan concedendo loro l’asilo politico in Svizzera”.

"La Commissione delle petizioni e dei ricorsi sostiene ovviamente la richiesta della petizione. Cercare di aiutare – seppure, come in questo caso, nell'ambito di un margine di manovra oggettivamente molto ristretto – persone perseguitate perché appartengono a una determinata religione o condividono specifiche idee e opinioni è sempre un atto giusto e doveroso", si legge nel rapporto.

“Mi ritengo soddisfatto dalle conclusioni cui è giunta la Commissione, e mi auguro che il Gran Consiglio vorrà accettarle in modo compatto. A livello federale sarebbe probabilmente la prima volta che un Parlamento cantonale sostiene una petizione a favore della concessione dell’asilo politico a Asia Bibi, e v’è dunque da augurarsi che il Consiglio federale agisca con prontezza e determinazione”, conclude Ghiringhelli.

 

La vicenda di Asia Bibi

Nel 2009 Asia Bibi, quasi quarantenne, lavoratrice agricola a giornata, sposata e con 5 figli, viene accusata di blasfemia per aver apparentemente offeso il profeta Maometto. La vicenda risale al 14 giugno del 2009. Quel giorno ad Asia Bibi, mentre svolgeva la sua attività lavorativa raccogliendo alcune bacche, le viene chiesto di andare a prendere dell'acqua. Tuttavia un gruppo di donne musulmane l'avrebbe respinta sostenendo che Asia, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente per attingere acqua dal pozzo. Il 19 giugno viene denunciata alle autorità con l'accusa che, durante la discussione con queste donne, avrebbe offeso Maometto. Picchiata, rinchiusa in uno stanzino, stuprata e infine arrestata pochi giorni dopo nel villaggio di Ittanwalai; nonostante contro di lei non vi sia nessuna prova, viene condotta nel carcere di Sheikhupura. Da qui ha inizio il suo calvario giudiziario: nel 2010 è condannata a morte per impiccagione da un tribunale sito nella regione del Punjab (Pakistan), condanna confermata nel processo d'appello del 2014, per poi essere sospesa nel 2015. Il 31 ottobre 2018, dopo 9 anni e 4 mesi passati in isolamento in una cella del carcere femminile della città di Multan, la Corte suprema del Pakistan ha assolto Asia Bibi da qualsiasi accusa, ordinandone la scarcerazione. Nelle ore successiva la sentenza, nei principali centri pakistani migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l'assoluzione e per invocare l'impiccagione di Asia Bibi.

 

 

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