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07.03.2019 - 06:00
di Andrea Manna

Una lente in più sugli aspiranti magistrati

Presto in Gran Consiglio la Commissione giustizia. Agustoni: fondamentale proporre al parlamento l’elezione di un unico candidato (idoneo)

Si chiama Giustizia e diritti. È una delle nuove commissioni del parlamento cantonale che vedranno la luce il prossimo 1° maggio, quando verrà posta in vigore la riformata legge sul Gran Consiglio uscita da Palazzo delle Orsoline lo scorso aprile. Tra i compiti della Commissione giustizia e diritti quello di occuparsi della procedura di elezione dei magistrati. In altre parole, sarà chiamata a pubblicare il bando di concorso (cosa finora di competenza dell’Ufficio presidenziale del parlamento) e a formulare – tenendo conto del preavviso della Commissione di esperti sull’idoneità dei candidati, e meglio sulla loro preparazione scientifica – delle proposte di elezione all’indirizzo del plenum del Gran Consiglio, cui spetta la nomina di giudici e procuratori. «È un cambiamento rilevante, ispirato dal modello adottato dall’assemblea federale, che si spera possa portare ordine nell’iter delle nomine affinché godano del più ampio consenso possibile e pertanto di un’ampia legittimazione, data l’importanza della carica: l’auspicio è che un magistrato non venga per esempio eletto al secondo turno, quindi con la maggioranza relativa, da poco più di un terzo dei novanta deputati, come è già capitato e non una volta sola», afferma il capogruppo dei popolari democratici Maurizio Agustoni, autore del rapporto, sottoscritto nel novembre 2017 dalla maggioranza del Gran Consiglio, sui correttivi da apportare al vigente sistema di reclutamento delle toghe. Fra i quali l’introduzione appunto della Commissione giustizia, come peraltro chiedeva da tempo la socialista Pelin Kandemir Bordoli. L’obiettivo è duplice: assicurare anzitutto al Palazzo di giustizia magistrati capaci, evitare che la designazione di un pp o di un giudice mandi ancora in fibrillazione (alcuni) partiti e (alcuni) candidati. Con i primi che un giorno lamentano l’applicazione del Manuale Cencelli e un altro di fatto lo invocano. E con i secondi che pur di farsi eleggere arrivano anche a sollecitare l’appoggio di un partito distante anni luce dal proprio orientamento politico.

Agustoni, è fiducioso nel cambia­mento?
Sì, d’altronde le modalità che hanno caratterizzato le ultime elezioni, prima e durante il voto in parlamento, hanno scontentato un po’ tutti. L’istituzione della Commissione giustizia è in questo momento lo strumento giusto per scongiurare certe derive. Ne sono convinto.

E questa convinzione su quali elementi si basa?
Ne cito un paio. Tutti i gruppi parlamentari saranno rappresentati in questa commissione e ciò li responsabilizzerà maggiormente. Inoltre, il Gran Consiglio non disporrà più di una sola valutazione, che oggi è il parere della Commissione di esperti sull’idoneità del candidato a ricoprire la carica di magistrato: un parere tecnico, che considera l’esperienza in ambito giuridico e la produzione scientifica dell’aspirante procuratore o giudice. Un parere prezioso, ma che proprio per la sua natura tecnica non è conclusivo quando ci sono più candidati con la medesima valutazione. La Commissione giustizia vaglierà e discuterà i rapporti degli esperti, sentirà eventualmente i candidati che i periti hanno già ascoltato e stilerà a sua volta un rapporto. Non solo. Occupandosi anche dell’esame sia dei messaggi governativi riguardanti l’organizzazione giudiziaria sia delle relazioni del Consiglio della magistratura sull’andamento del settore, avrà una visione globale della giustizia ticinese. Cosa che le consentirà di fare una valutazione complessiva al momento di proporre al plenum del parlamento l’elezione di questo o quel magistrato.

Concretamente?
Oltre al parere degli esperti sull’idoneità, la Commissione giustizia valuterà altri criteri. Come l’equilibrio di genere nell’ufficio giudiziario, l’età del candidato, la sua provenienza regionale. E pure la sua sensibilità politica, affinché anche in magistratura ci sia una pluralità di visioni della società. Chiaramente potranno – e dovranno – continuare ad accedere alla magistratura anche i candidati ‘indipendenti’: se si ha a cuore il buon funzionamento del potere giudiziario, sarebbe davvero controproducente rinunciare a un valido magistrato solo perché la sua candidatura non è riconducibile a un partito. È in ogni caso fondamentale, se vogliamo che l’esercizio riesca, che all’interno della Commissione giustizia ci siano trasparenza e correttezza. E che questa commissione e gli esperti convergano alla fine su un unico candidato, ritenuto comunque idoneo dai periti, da proporre al Gran Consiglio per la nomina.

Assessment degli aspiranti magistrati: il tema è stato archiviato?
Direi di no. Approfittando del rinnovo dei tre quinti della Commissione di esperti (Aldo Borella, Marco Borghi e Spartaco Chiesa non sollecitano un ulteriore mandato, ndr), il parlamento del dopo 7 aprile potrebbe valutare se inserire nel quintetto dei periti una persona che sappia verificare le capacità attitudinali dei candidati, come ad esempio la resistenza allo stress.

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