In un’interrogazione, Aline Prada (Udc) chiede al Consiglio di Stato quali siano i vantaggi della prevista chiusura del Programma occupazionale

Alcuni interventi avviati dal Programma occupazionale temporaneo (Pot) della Valle di Muggio “non risultano ancora conclusi”. A precisarlo, in un’interrogazione al Consiglio di Stato, è la deputata Aline Prada (Udc), con il cofirmatario Matteo Quadranti (Plr). Dopo l’annuncio della chiusura entro fine anno del Pot di Lattecaldo e del trasferimento delle attività a Curzútt, i due deputati sostengono che “la decisione ha suscitato forte preoccupazione tra i Comuni, i Patriziati e gli enti che beneficiano dell'attività del programma, anche perché sarebbe stata comunicata senza un preventivo coinvolgimento del territorio interessato”.
Nell’atto parlamentare si ricorda che il Pot, attivo da circa vent’anni, rappresenta “uno strumento concreto per la manutenzione e la valorizzazione del territorio” del Mendrisiotto. Pertanto i firmatari chiedono al governo quali siano le motivazioni della chiusura e i vantaggi attesi dal trasferimento, quali conseguenze avrà la decisione sulla manutenzione del territorio e sui servizi garantiti finora, e come intenda assicurare al Mendrisiotto lo stesso volume di interventi oggi svolti dal Pot di Lattecaldo.
L’interrogazione chiede inoltre se il Consiglio di Stato sia disposto a rivalutare la decisione, se il modello centralizzato a Curzútt possa garantire la stessa presenza operativa e continuità degli interventi, quali risparmi finanziari siano previsti e se questi siano stati confrontati con il valore economico delle opere di pubblica utilità realizzate annualmente dal Pot a favore del territorio in questione. Infine, viene chiesto chi assumerà concretamente la responsabilità e l’esecuzione delle attività oggi svolte dal Pot sul territorio del Mendrisiotto qualora la chiusura fosse confermata.