L'Associazione Giù le Mani dall'Officina vota una risoluzione a sostegno dei ferrovieri toccati dall'ultima riorganizzazione

A volte la storia si ripete. La prima ad averlo toccato con mano è l'Associazione Giù le Mani dall'Officina che, davanti all'annuncio di martedì da parte dei vertici delle Ffs della chiusura del deposito macchinisti di Chiasso e di quattro punti di carico, sempre nel Mendrisiotto e Basso Ceresio, non ha potuto fare altro che constatare come, anche in questo caso, si siano disegnate le sorti di servizi e personale senza coinvolgere le maestranze. Tutto è stato deciso, si fa notare, "a porte chiuse" e a livello nazionale, fra le direzioni delle Ferrovie e sindacali. Non solo. La scelta, richiama ancora l'Associazione, di trincerarsi dietro al fatto che "non ci saranno licenziamenti – come peraltro imposto dal Ccl e pagato a caro prezzo dai ferrovieri – nasconde la gravità della perdita di posti di lavoro qualificati, l’abbassamento dei salari e l’arretramento delle condizioni di lavoro del personale toccato, oltre a causare una sovrabbondanza di personale che riduce le possibilità d’impiego per i nostri giovani".
L'Associazione, quindi, al termine della sua assemblea ha voluto esprimere la propria solidarietà ai ferrovieri "penalizzati dalle logiche liberiste che contraddistinguono la politica aziendale delle Ffs" e ha così votato una risoluzione. In questo modo si intende manifestare "contrarietà riguardo ad accordi tra dirigenze sindacali e direzione aziendale, che impongono doveri di confidenzialità nei confronti dei lavoratori". Ha reso attenti sulla "necessità di includere le maestranze, fin dalle prime fasi di riorganizzazione, nella ricerca di soluzioni volte al mantenimento e all’espansione delle attività". E ha dichiarato la sua "disponibilità a fornire uno spazio di dibattito e di collaborazione tra ferrovieri, che vada oltre le divisionalizzazioni e che promuova un sindacalismo democratico, partecipativo e pluralista".