Il Municipio di Mendrisio replica a un’interrogazione, spiegando che segnalazioni e danni sono contenuti. Con Radix una ricerca sullo spazio pubblico

I costi causati dai danni vandalici riscontrati negli ultimi due anni all’Orto Canavée di Mendrisio sono “molto contenuti”, si parla di poche centinaia di franchi. Al punto da non giustificare la posa di un impianto di videosorveglianza. Lo fa sapere il Municipio, rispondendo a un’interrogazione – primo firmatario: Massimiliano Robbiani (Lega) –, che due mesi fa ha posto una serie di domande all’Esecutivo a seguito di un episodio di forte degrado proprio all’ex Cortile Aquilone. Erano stati rinvenuti – ricordiamo – lattine, bottiglie di vino, spazzatura ovunque, scritte vandaliche, e, ancor più grave, un fuoco acceso.
L’atto parlamentare parlava di recidività di atti vandalici. Ma il Municipio relativizza: fatta eccezione per un paio di segFnalazioni pervenute nel 2024 riguardanti presenze notturne e littering e una nel 2025, non sono più state registrate segnalazioni di rilievo da parte della cittadinanza. In generale, si ritiene che gli episodi siano “isolati e circoscritti” e che la situazione generale non desti “preoccupazioni diffuse”. Ciononostante, la Polizia di Mendrisio continuerà naturalmente con i propri controlli regolari, “in un’ottica di prevenzione e tutela del territorio”. In ogni caso, si spiega nella risposta, la Città – in accordo con l’Accademia di architettura, dato che sono i suoi studenti ad aver creato lo spazio – ha prontamente rimosso i detriti pericolosi e ripulito il sedime in modo da permettere alle classi il proseguimento dei lavori invernali nell’orto, mentre a breve saranno ripristinate anche le strutture, così da permettere ai bambini di fruire pienamente degli spazi già da fine febbraio.
I toni della risposta sono dunque concilianti sull’episodio in sé. Tuttavia, Robbiani e gli altri cofirmatari hanno chiesto lumi anche sulla strategia più generale che la Città porta avanti per affrontare il degrado e l’uso improprio degli spazi pubblici. Intanto, nessuna ‘tolleranza zero’, come auspicato dall’interrogazione. Pur prevedendo richieste di risarcimento danni nei casi identificati, il Municipio sottolinea di prediligere la sensibilizzazione al pugno duro, in quanto “la repressione resta un tassello (della strategia globale incentrata sulla prevenzione, ndr), da utilizzare con prudenza”. Si insegue dunque uno scopo più educativo che punitivo, anche perché “viviamo in una società complessa e sofferente, nella quale si identificano problemi sociali profondi e a causa dei quali la punizione risulterebbe controproducente”.
L’Esecutivo elenca poi tutto ciò che viene fatto. Dalle forze dell’ordine, ma anche dal Dicastero socialità e pari opportunità, e in particolare dall’Ufficio famiglie e giovani. Si citano il progetto Città delle bambine e dei bambini, che sensibilizza tra l’altro anche su littering e vandalismi, oppure il Centro giovani e il Servizio di prossimità, che hanno a che fare con ragazzi più grandi di età e che anche grazie a un importante lavoro di rete attivano di volta in volta enti e servizi per sviluppare strategie comuni per affrontare specifiche situazioni di disagio sociale. Ma c’è anche una rilevante novità. La Città ha deciso infatti di avviare una ricerca sul tema dello spazio pubblico in collaborazione con Radix Svizzera italiana. Si affronteranno vari temi, tra i quali quelli relativi alla comunicazione con la popolazione per migliorare la convivenza tra le generazioni e promuovere delle campagne di sensibilizzazione e informazione.
Attenzione accresciuta dunque e work in progress. Il Municipio chiude la risposta ribadendo comunque un concetto centrale: “L’uso esclusivo di azioni coercitive, di repressione e di capillare controllo possono sì rassicurare, ma non risolvono il problema. Piuttosto spostano gli effetti da un’altra parte o li neutralizzano temporaneamente”.