Mendrisiotto

I Centri federali d'asilo e il rischio ‘polveriera’

La direttrice Micaela Crippa si dice aperta agli stimoli della società civile. Mendrisiotto Regione Aperta fa sentire la sua voce a Baume-Schneider

‘Noi ci siamo’
(Ti-Press/F. Agosta)
7 novembre 2023
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Dentro si svolgeva il ‘vertice’, fuori il Mendrisiotto solidale alzava cartelli e faceva sentire la sua voce. All'esterno della sede amministrativa del Centro federale d'asilo, in via Milano a Chiasso, ieri c'era anche una delegazione del movimento Mendrisiotto Regione Aperta ad attendere la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. Per lei aveva in serbo una missiva. Perché, come ha ribadito il coordinatore della nascente associazione Willy Lubrini da queste colonne, la tematica dell'asilo non è solo una questione di ordine pubblico. Occorre lanciare lo sguardo anche oltre i cancelli delle strutture federali, dove, come si legge nella lettera, "sono concentrate troppe persone, costrette a vivere in ambienti non idonei, in spazi ristretti e in promiscuità". Solo i minori non accompagnati, fanno sapere, sono circa 200. Per il movimento che prende le mosse da un gruppo di cittadini del Distretto, viste le condizioni di vita all'interno dei Centri, oggi ci si trova davanti a "una polveriera, dove basta un nonnulla per far saltare i fragili equilibri di una convivenza impossibile".

È realmente così? Sussiste questo rischio? Abbiamo girato la domanda alla direttrice dei Centri federali d'asilo Micaela Crippa. «Il termine ‘polveriera’ è stato evocato al tavolo dell'incontro anche dal sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni. Ovvio, con i numeri attuali sono portati a coabitare diverse etnie e nazionalità. Ed è per questo che noi, per facilitare la coabitazione, organizziamo delle attività anche all'esterno, non solo attraverso i lavori di utilità pubblica ma pure tramite giochi di squadra come il cricket o il calcio. O ancora, si propongono delle attività presso gli oratori della regione. Si cerca di far sì che l'attività giornaliera delle persone non sia solo in giro a bighellonare, ma vengano gestite con il nostro personale all’interno e all'esterno delle strutture. Inoltre, i minori sottostanno poi all'obbligo di scolarizzazione sino all'età di 16 anni. Tutto ciò senza dimenticare tutti i passi procedurali che devono essere svolti, in aggiunta ai colloqui con i legali per preparare le audizioni».

Mendrisiotto Regione Aperta sta spingendo affinché i Centri si aprano maggiormente nel segno del coinvolgimento e della partecipazione (oltre che della trasparenza), proprio, dicono, "per far sentire queste persone più integrate e attive nella comunità che le ospita". Si andrà in questa direzione? «I Centri in sé stessi sono strutture chiuse. Ma la collaborazione con movimenti esterni, le accolgo molto volentieri – ci risponde Micaela Crippa –. Io ho avuto un incontro nei mesi scorsi con Willy Lubrini – coordinatore del movimento, ndr –, con il quale tanto io che un mio collaboratore diretto abbiamo discusso a lungo e abbiamo spiegato tutte le attività che svolgiamo dentro e fuori le strutture. Dopo questa visita, però, non è arrivata ancora nessuna proposta concreta». Va detto che l'associazione è in fase di costituzione. «Attendo allora che mi contattino per verificare ciò che è realizzabile e cosa no». C‘è apertura in tal senso? «L'apertura c’è. Occorre valutare la tipologia di attività che saranno suggerite».

Da parte di Mendrisiotto Regione Aperta, comunque, l'impegno è preso. Tant‘è che è stata indirizzata alla ’ministra' anche la richiesta di allargare i lavori del Gruppo di accompagnamento anche ai rappresentanti della società civile. Con l'intento di riuscire a superare le "incomprensioni e facilitare una comunicazione costruttiva".

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