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laR
 
10.03.2022 - 09:00
Aggiornamento: 14:40

Il settore erotico ha retto alla pandemia e... scende in cantina

A Chiasso presentata una domanda per ampliare, nel piano sotterraneo di un locale a luci rosse, le attività. Previste sette stanze per massaggi

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Affari a luci rosse

L’allentamento delle restrizioni alle misure per il contenimento della pandemia sembra aver riacceso il fermento nei locali a luci rosse di Chiasso. La cittadina sul confine, è cosa nota, ospita da lungo tempo diversi locali erotici sul suo territorio. È infatti stata recentemente presentata una domanda di costruzione per l’ampliamento, con un investimento complessivo di circa 150mila franchi, del locale erotico Luxury. La cifra è destinata alla creazione, al piano sotterraneo dell’edificio dove già oggi vengono offerti servizi legati al piacere, di sette nuovi spazi per effettuare massaggi. A queste zone, di circa 10 metri quadrati ciascuna, si aggiungono una saletta d’attesa e due spogliatoi. La superficie complessiva interessata dall’intervento è di circa 670 metri quadrati. «La situazione in questo settore, almeno per quanto riguarda la città di Chiasso, non ha subito grandi cambiamento negli ultimi due anni segnati dalla pandemia», afferma il sindaco Bruno Arrigoni. «Il numero di attività è rimasto invariato».

Si voleva una palazzina di sei piani

Di un ampliamento del locale erotico, posizionato in via dei Pedroni 3, si era già parlato in passato. Anzi, il progetto presentato dai promotori e accettato nel maggio 2019 dal Municipio che aveva concesso la licenza edilizia, prevedeva l’abbattimento dello stabile attualmente esistente per lasciare spazio a una palazzina completamente nuova di sei piani (con parcheggio sotterraneo) interamente dedicata all’esercizio della prostituzione. L’investimento previsto, decisamente più oneroso rispetto all’intervento inserito nella domanda di costruzione presentato lo scorso 25 febbraio, era di circa 3,7 milioni di franchi. La nuova struttura avrebbe dovuto ospitare, stando a quanto mostravano le carte presentate all’epoca alle autorità, una zona Spa e una ristoro, una cucina e camere distribuite su più livelli per un totale di 44 posti letto in grado di accogliere, durante le serate più frequentate, fino a 120 clienti. Lo stabile, in un periodo precedente, era stato scelto dall’associazione ‘Carpe Diem’, per creare degli spazi per accompagnare alla morte le persone che avevano deciso d’intraprendere la strada del suicidio assistito. Il progetto era poi stato ritirato dalla stessa associazione.

Luci rosse, delimitate e ben visibili

La questione relativa a dove esercitare la prostituzione era stata anche oggetto, prima che scoppiasse l’emergenza Covid-19 e l’intero settore fosse costretto a un lungo stop forzato, di riflessione all’interno del Municipio. L’esecutivo, dopo un primo tentativo non andato a buon fine, aveva infatti presentato nel 2019 un regolamento che definiva le zone dove è possibile svolgere attività moleste di natura materiale e immateriale nelle quali rientrava anche, appunto, la prostituzione. Erano quindi stati stabiliti i confini di sette fondi all’interno dei quali è stata resta possibile la presenza di locali erotici. Alla regolamentazione sulla delimitazione territoriale per questa attività si è aggiunta, nello stesso periodo, la Legge sull’esercizio della prostituzione che imponeva di scrivere a chiare lettere sull’insegna di club e saloni ‘locale erotico’, sgombrando così il campo da ogni equivoco. La sua applicazione aveva avuto qualche difficoltà iniziale. «Per quanto riguarda possibili lamentele, a livello di Municipio gli ultimi anni sono stati segnati dalla tranquillità. Non ci sono stati segnalati casi», ha concluso il sindaco.

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