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Un Contratto normale di lavoro a difesa degli spedizionieri

Lo Stato chiude la vertenza e regolamenta il settore. Da anni si combatteva contro il dumping salariale. Sindacati e Atis ‘soddisfatti’

‘Adesso si combatterà ad armi pari’
(Ti-Press)
22 gennaio 2022
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Patti chiari, amici cari. La saggezza popolare insegna. In realtà oggi nel settore degli spedizionieri, con tutta probabilità, non corre proprio buon sangue. Ma le regole, almeno quelle, ora sono uguali per tutti. Ci ha pensato lo Stato a rimettere ordine in una categoria in cui, da anni ormai, non si giocava ad armi pari. Decretata l’introduzione a partire dal primo di marzo di un Contratto normale di lavoro (Cnl), a questo punto nessuno potrà sfuggire al riconoscimento in busta paga di un salario orario minimo. Neppure le ditte che, sin qui, non hanno mai sottoscritto l’accordo di riferimento di Atis, le Aziende ticinesi imprese di spedizione e logistica. Un contratto collettivo annoverato tra i più antichi in vigore in Ticino. Il decreto firmato il 19 gennaio scorso dal Consiglio Stato è, del resto, l’ultimo atto di un vertenza che si trascina da tempo e racconta di un ambito professionale strategico oltre che storico - soprattutto nel Mendrisiotto - ma che nel passato più recente ha vissuto momenti tormentati. Questo Cnl, insomma, tanto le parti sindacali - Ocst e Sic, la Società impiegati di commercio - che Atis se lo sono sudato. Inutile dire, quindi, che la sua pubblicazione, giusto ieri, sul Bollettino ufficiale delle leggi - che segna un punto di non ritorno a tutto vantaggio di operatori e lavoratori - è stata salutata con evidente soddisfazione.

All’origine ci sono lavoratori sottopagati

Per comprendere, però, fino in fondo l’importanza di questa decisione occorre fare un passo indietro, al 2019. A scoperchiare un paio di anni fa - e di nuovo nel 2020 - il vaso di Pandora erano stati i controlli condotti dell’Ispettorato del lavoro per conto della Commissione tripartita in materia di libera circolazione delle persone. Verifiche che avevano portato a galla una serie di abusi che denunciavano la presenza di dumping salariale. Un problema di cui lo stesso governo aveva confermato l’esistenza rispondendo agli interrogativi del deputato Ppd Giorgio Fonio. Morale, si era stimato in circa il 30 per cento dei casi il ricorso a questa prassi a fronte dei permessi di lavoro staccati. In parole povere, come ci fa capire il sindacalista Ocst nonché vicesegretario regionale Marcello Specchietti, vi erano dei dipendenti sottopagati. «E chi non rispetta le regole sui salari minimi contrattuali - aggiunge - mette in difficoltà coloro che li rispettano, creando una sorta di concorrenza sleale. La situazione, in effetti, è andata avanti per anni».

Se lo si chiede al presidente di Atis Fabio Maciocci non esita a parlare «un po’ di una giungla». Una situazione che non fa bene al settore degli spedizionieri. «Tutto ciò - spiega - non attira i giovani verso le nostre professioni e al contempo non regolamenta l’operatività di chi non rispetta le regole. Aziende di servizi come le nostre - chiarisce ancora Maciocci - destinano il 60-70 per cento del loro budget per le spese del personale. Chi taglia su quella voce ha più chance nei confronti della clientela, ma rovina chi si muove su questo mercato».

Fallita la via della conciliazione

Di un Contratto normale di lavoro si sentiva, quindi, il bisogno come del pane. «Noi - scandisce il presidente di Atis - l’abbiamo voluto e ci sta bene. Rappresenta un obiettivo positivo che mette un po’ di ordine nel settore». Non è un caso, in altre parole, se il 9 febbraio dell’anno scorso si è avanzata la richiesta di applicare anche a questo settore economico un Cnl. Una istanza che, quasi a giro di posta, ha fatto reagire un’altra associazione di categoria a livello nazionale, la sezione ticinese di Spedlogswiss, la quale ha presentato ricorso e domandato l’effetto sospensivo (poi concesso). Innescata la diatriba, è intervenuta la Commissione tripartita per tentare di esplorare la via del compromesso. Detto fatto, le parti sono approdate davanti all’Ufficio cantonale di conciliazione.

Così al tavolo si sono ritrovati Ocst e Sic, al loro fianco Atis, su un lato e Spedlogswiss sull’altro. Con una singolarità: rappresentanti dei datori di lavoro su fronti opposti. L’obiettivo era chiaro: sbloccare la situazione. Ma non è finita bene. Cosa è successo? «Si tratta di una storia travagliata - ci dice Specchietti -. Dopo una serie di riunioni abbiamo constatato che le richieste di Spedlogswiss in merito al Contratto collettivo di lavoro erano minimaliste. Di conseguenza il nostro fronte, di comune accordo, ha ritenuto non fosse il caso di proseguire con la fase conciliativa e abbiamo interrotto le trattative». A quel punto il dossier è tornato davanti alla Commissione tripartita e si è fatta strada la soluzione del Cnl. D’altro canto, come si legge nello stesso decreto governativo, le osservazioni (si deduca contrarie) depositate nel corso dell’iter di rito “non sono tali da giustificare né una modifica, né un abbandono della procedura di adozione del Cnl”. Sul piano sindacale sono risultate, d’altra parte, più che indigeste le proposte di pagare in euro o di prevedere 13 franchi l’ora per le persone al primo impiego per il loro primo anno di lavoro. Condizioni che evocano altri scenari simili. È difficile, infatti, non pensare a quanto accaduto il settembre scorso nell’industria manifatturiera del Mendrisiotto per aggirare l’applicazione del salario minimo - legge da inizio dicembre - con l’entrata in scena di TiSin e Ticino Manufacturing.

Ma non si chiude la porta

Con la decisione del Consiglio di Stato, di fatto, il caso è chiuso. Soddisfatti? «Doppiamente: qui non c’è caso TiSin che tenga. Al Cnl non si deroga - sottolinea il sindacalista Ocst -. Insomma, non si sfugge. In questo modo tutti lavoreranno ad armi pari. Non possiamo, dunque, che accogliere molto favorevolmente l’introduzione del Contratto normale di lavoro». Ciò non significa, però, escludere del tutto la via del dialogo, qui Specchietti vuole essere chiaro. «Sia noi, che Sic, che Atis non intendiamo chiudere la porta in faccia a nessuno. Se le premesse saranno quelle giuste per avere un confronto, certo su regole d’ingaggio diverse da quelle prospettate sinora, saremo disponibili a riaprire le trattative per un contratto di categoria che abbracci anche gli altri datori di lavoro. Il tempo per individuare una soluzione condivisa e non imposta dallo Stato c’è».

‘Adesso ci vogliono i controlli’

A mettere tutti al riparo, del resto, da qui al 2024 c’è il Cnl, dando agio alla discussione. Atis, in ogni caso, si aspetta anche rigore. «Questa è stata una gara combattuta e abbastanza lunga - commenta Fabio Maciocci -. Quindi ci auguriamo che, davanti all’applicazione dei contratti, si sia rispettosi. Certo, impartite le regole, occorre procedere pure ai controlli affinché ciò avvenga. Sgombriamo il campo: nel settore ci sono aziende serie che sono sempre state ossequiose verso la normativa del contratto di categoria di Atis. Ora ce lo aspettiamo da tutti». Anche perché da questo momento si ragionerà su basi paritarie ed eque, anche sui piazzali degli spedizionieri.

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