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laR
 
22.11.2021 - 05:30

A ogni disagio risponde la forza del volontariato

Con il Premio Mari Telefono Sos Infanzia accende i riflettori su cinque Associazioni sul campo in Ticino. Ciascuna ha una storia da raccontare

a-ogni-disagio-risponde-la-forza-del-volontariato
I premiati sabato a Chiasso nella Giornata dei diritti dei bambini (Ti-Press/F. Agosta)

La pandemia da Covid-19 ha mostrato che siamo vulnerabili, e più di quanto ciascuno di noi ammetta. A soffrire come e più di altri in questi ultimi due anni sono stati poi i giovani; che oggi più di ieri sono alla ricerca di risposte. Da trentatrè anni in ascolto di bambini e ragazzi maltrattati e vittime di abusi - un fenomeno in aumento pure in questo 2021 -, il Telefono Sos Infanzia continua a portare alla luce disagi e bisogni. Lo fa da sempre al centralino - che dal settembre del 1988 raccoglie le richieste di aiuto, base operativa a Chiasso, allo 091 682 33 33 -, ma da qualche anno pure grazie al Premio intitolato a Federico Mari, fondatore dell’Associazione. Dal 2015 questo riconoscimento mostra la forza del volontariato, da una parte, e le urgenze di questa società dall’altra, dentro e fuori i confini del Paese. In sei edizioni - nel 2020 il coronavirus ha messo i bastoni fra le ruote - sono stati destinati oltre 100mila franchi a 28 associazioni. Per il coordinatore Paolo Frangi si tratta di «un traguardo gratificante»; per la nipote di Mari, Chiara, la poetica di una eredità che non si è spenta.

Questione di responsabilità sociale

Una volta di più sabato, nella Giornata mondiale dei diritti dei bambini, a Chiasso la consegna dell’edizione 2021 del Premio ha quindi rivelato storie importanti di solidarietà e al contempo ha mostrato dei nervi scoperti della quotidianità che ci passa accanto. Cinque le Associazioni che hanno conquistato l’attenzione della direzione del Telefono e colpito al cuore Tina Mantovani, Paola Primerano Robbiani, Christina Falsone e Lidia Canonico grazie alla forza del loro operato; che ha un punto in comune: la responsabilità sociale di tendere la mano a chi vive una difficoltà. È il caso di Casimiro Piazza che ormai sedici anni orsono a Villa Luganese ha aperto la Scuola di scultura e pittura. Lì, come evidenzia lo stesso promotore, si cerca di «aiutare i diversamente abili a trovare la loro strada nella società attraverso l’arte». E il riconoscimento (ciascuno di 4mila franchi) contribuirà proprio all’acquisto di materiale prezioso per il lavoro dei giovani e degli adulti, per chi frequenta le scuole speciali e il Centro diurno di Lugano. «Per noi la Scuola ha rappresentato una salvezza durante il lockdown», ammette il responsabile di quest’ultimo Marco Della Pietra.

Per l’Associazione Lì&Là, appena nata, invece, il premio è come il carburante in un motore: dà la spinta a un gruppo di giovani signore del Mendrisiotto a proseguire nel solco di un progetto scaturito, come sottolineano le stesse volontarie del Telefono, da «un atto d’amore e d’amicizia». La missione? Sostenere i genitori con figli degenti in ospedale a medio-lungo termine. In questi casi per essere d’aiuto basta anche un pasto pronto (gratuito) ricevuto direttamente a casa. È così che il supporto garantito a una compagna di viaggio, Sveva con la piccola Lyla, tramite una sorta di Calendario dell’Avvento - come ricordano Elisabetta e Cristina - si è trasformato in ben altro, sapendo reclutare dei volontari e la disponibilità di alcuni ristoratori.

Dal dolore di una madre, un’esperienza condivisa

Sgorga, per contro, dal dolore di una madre che ha perso il figlio, Riccardo, l’esperienza dell’Associazione Insieme contro l’uso ricreativo di farmaci. A dare voce alla sua storia è stata la stessa fondatrice Anna Marini, accompagnata dal figlio. Oggi quello dell’uso e abuso di medicamenti, peraltro facili da reperire e a basso costo, è diventata infatti una nuova moda fra i giovanissimi. «Da parte nostra cerchiamo di aiutare i ragazzi e informare le famiglie sui pericoli che i ragazzi corrono senza saperlo». Anche le volontarie del Telofono Sos Infanzia si ritrovano confrontate con queste dipendenze più volte alla settimana al centralino. Un dato che la dice lunga sull’urgenza di un’opera di sensibilizzazione. Ecco che la vicenda di Anna ha subito emozionato.

Punta tutto sull’arte del teatro per strappare i ragazzi dalla strada Maria Luisa Cregut, anima dal 2005 dell’Associazione culturale Artinscena. Stare su un palcoscenico, in effetti, può rivelarsi terapeutico. «Il teatro - fa capire la fautrice del progetto - è sensibilità ed emozione e dà modo a questi giovani - anche a chi non si può permettere di coltivare certe passioni, ndr - di conoscersi meglio, capirsi. Recitare apre la mente e mette in condizione di riflettere sulle proprie azioni. Si impara a mettersi in gioco, anche davanti a una platea di compagni». Ogni anno, annota ancora, si ricomincia da capo. E in questo la pandemia non ha aiutato, dimezzando i partecipanti ai suoi corsi. «Trasmettere le emozioni a distanza non è semplice».

Una linea telefonica per prevenire l’abuso

E allora ecco che anche un riconoscimento come il Premio Mari fa l’effetto di un tonico. Perché squarciare il velo del silenzio è fatica. Lo sanno bene a Sos Infanzia e lo sa Sarah Gamper, che da mediatrice familiare ha dato vita all’Associazione io-NO! andando, come lei stessa dice, a toccare «corde molto sensibili e a colmare una alcuna nel territorio». Con questa iniziativa si parla a persone - adolescenti come adulti - che avvertono delle pulsioni sessuali nei confronti dei minori. «Certo - riconosce Gamper - questa è una problematica che spaventa e sconvolge». Ma non va sottovalutata, non quando ci si ritrova davanti delle vittime di abusi che temono di diventare dei carnefici. «Occorre agire prima che il pensiero diventi atto e far leva sulla prevenzione a 360 gradi. Quindi abbiamo deciso di aprire una linea telefonica a disposizione di queste persone, che hanno il coraggio di uscire allo scoperto, anche perché non sanno come gestire questa situazione». A quel punto l’Associazione offre ascolto e indirizza verso una presa a carico strutturata: un primo passo importante in una problematica dolorosa. Ne va della protezione dell’infanzia.

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