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28.05.2021 - 15:40
Aggiornamento: 18:49

Novazzano: in 413 contro le palazzine per anziani a Casate

Il Comitato referendario consegna le firme in Cancelleria e invia una segnalazione agli Enti locali sull'agire del Municipio

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Firme consegnate (Ti-Press/F. Agosta)

Ne servivano 260. Oggi, venerdì, in Cancelleria a Novazzano ne sono arrivate 413. Tutte firme di cittadini pronti a schierarsi con il gruppo di compaesani che ha dato vita a un Comitato referendario, deciso a contrastare la costruzione di tre palazzine destinate a fare spazio ad appartamenti 'per anziani autosufficienti' in zona Casate. Il Comitato non nasconde la sua soddisfazione per l’obiettivo raggiunto, ma soprattutto per «l’ampia adesione» ottenuta fra gli abitanti. Lo fa togliendosi, però, il proverbiale sassolino dalla scarpa. I promotori del referendum, infatti, non possono che «stigmatizzare il grave atteggiamento del Municipio, il quale ha pubblicamente invitato la popolazione a non firmare». Un comportamento che, oltre a essere censurato, li ha convinti a inviare, giusto in questi giorni, una segnalazione alla Sezione enti locali. Insomma, non si è voluto lasciar correre. Tutto ciò «nella speranza - motiva il gruppo a una voce - che forme intimidatorie più o meno palesi non s’intromettano nel dibattito pubblico in vista della votazione in oggetto».

Quella 'interferenza inopportuna'

In un certo modo, quindi, vi sarà un doppio confronto con le istituzioni comunali. Un confronto che è apparso da subito serrato, fin dalle battute del dibattito consiliare. Dibattito sfociato in un voto a maggioranza del legislativo davanti ai 2,2 milioni per la progettazione del complesso, ma soprattutto la prospettiva di inserire a Casate, accanto alla casa anziani Girotondo, un'opera da 32 appartamenti e 18 milioni d'investimento globale. Le ragioni dei referendisti hanno più piani: finanziario, sociale e ambientale.

Motivazioni attorno alle quali il gruppo fa quadrato e sente ancora più urgente la libertà di esercitare i diritti politici e di espressione. Diritti che, ribadiscono dopo aver consegnato le firme nelle mani del segretario Andrea Sala, sono fondamento «della democrazia diretta, come sancito dalla Costituzione». Di conseguenza, al di là delle singole opinioni, l'uscita dell'esecutivo è stata vissuta come una «interferenza» inopportuna, un «atto illegittimo». Uno scivolone, ricordano i referendisti, già visto nel 2013 quando era stato lanciato il referendum sull'ecocentro. E che, agli occhi del gruppo, come si è fatto capire, ha reso ancora più assordante l'assenza del sindaco Sergio Bernasconi.

Il sindaco: 'Combatterò il referendum'

Una cosa è certa, il sindaco non si tirerà indietro. E quanto a 'endorsement', Sergio Bernasconi difende con convinzione il progetto: «Combatterò sempre questo referendum, nel rispetto della controparte», chiarisce subito a 'laRegione', annunciando che a breve sarà costituito un Comitato apartitico a sostegno dell'operazione. Andiamo, però, con ordine. Gli alloggi per anziani autosufficienti a Casate sono stati messi in discussione e i referendisti sono riusciti a fare breccia. «Non c'è dubbio, 413 firme sono un bel numero e ne prendiamo atto. Questa situazione ci chiamerà a un impegno particolare». Come dire che il faccia a faccia sarà intenso. «La partita - ci fa sapere il sindaco - la si giocherà a settembre. E lì si deve concentrare l'attenzione da ambo le parti». La popolazione di Novazzano tornerà così al voto a distanza di 23 anni dal referendum, vinto, sul futuro del centro civico. Quel nucleo, lì accanto alla Casa comunale e all'essiccatoio, che per i referendisti di oggi sarebbe la collocazione ideale per una residenza per anziani. Mentre sul fronte del Comune si è più che convinti della bontà della soluzione a Casate.

'Vedremo il parere degli Enti locali'

Nel frattempo, però, i referendisti hanno accusato il Municipio di 'interferenze' sulla raccolta firme e si sono rivolti agli Enti locali. Qui il sindaco preferisce non sbilanciarsi per il momento. «Quando da Bellinzona riceveremo la richiesta di argomentare la nostra posizione - ci dice -, lo faremo. Poi vedremo quale sarà la decisione degli Enti locali». Come dire che l'esecutivo si rimetterà al parere superiore, anche se dovessero accertare che si è sbagliato, fa capire. In ogni caso, rilancia, «pure accettare la decisione presa a larga maggioranza dal Consiglio comunale è democrazia. Infatti, le informazioni date alla popolazione sono corrette e non fuorvianti». Il dibattito è servito.

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