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Mendrisiotto
18.05.2019 - 17:200

Un flash mob per la parità

Le studentesse del Liceo di Mendrisio si attivano in vista dello sciopero del 14 giugno. In animo c’è la voglia di dare un contributo

Il 14 giugno prossimo a Bellinzona ci saranno anche loro a rivendicare parità (di genere) e diritti. Sono giovanissime; ma la loro verde età non impedisce alle studentesse del Liceo di Mendrisio di avere chiara la consapevolezza che sciopereranno per una giusta causa. Così come altre hanno fatto prima di loro nel 1991. Di fatto, un omaggio pure alle donne che hanno contribuito a conquistare il suffragio femminile; che proprio quest’anno celebra il cinquantesimo. Hanno rotto il silenzio martedì, quando di buon mattino hanno messo in scena a sorpresa, un flash mob. «Abbiamo letto in tutte le classi un monologo dell’attrice comica Paola Cortellesi (portato ai David di Donatello del 2018, ndr)», ci dice Mia Ostinelli, del Comitato studentesco. Perché, a ben vedere, anche il lessico (la declinazione al femminile di certe parole al maschile) fa la differenza. L’impressione, però, è che sia stato solo un assaggio. L’intenzione, sussurrata per il momento, è quella di accompagnare il mese che ci separa dalla sciopero con una serie di iniziative. Il Comitato, fa sapere Mia, ne discuterà in questi giorni con la direzione. E se ci sarà il nullaosta, ci si butterà a capofitto nel progetto. La vostra, insomma, sarà una partecipazione attiva. Lo spirito? «Sensibilizzare l’istituto e i compagni». Lo stesso che sta animando un gruppo nutrito di docenti. Manifesto di riferimento le 19 ragioni messe in fila dai collettivi romandi, che pone in cima alla lista l’urgenza di cancellare le disparità salariali e del mondo del lavoro, ma non dimentica neppure la scuola, ancora “riflesso della società patriarcale”, quindi da trasformare in un “luogo di emancipazione e di promozione della parità”. Sin qui portare, in qualche modo, lo sciopero in classe che effetto ha avuto? «Il flash mob – ci risponde ancora Mia – ha ottenuto un riscontro positivo quasi ovunque. E quasi nessun docente si è lamentato: siamo abbastanza soddisfatte».

Oltre la soglia della scuola certo, la discriminazione non ha cittadinanza, ma come hanno preso i vostri compagni di classe la vostra azione? «Un buon numero di ragazzi ci sostiene. Abbiamo fatto anche un gesto molto simbolico di lasciare dei fogli nell’atrio, dove i compagni possono scrivere il loro nome se condividono le nostre azioni. Non sono in tantissimi, ma qualcuno c’è».

Le liceali come Mia hanno almeno due tematiche tra le più care. «Ci sta a cuore – ci spiega la giovane – attirare l’attenzione, ad esempio, sulla questione dell’educazione sessuale; che resta una informazione di carattere biologico-anatomico, la divulgazione di indicazioni legate alla salute. Ma niente legato alla sfera affettiva, al piacere, per noi importante». Insomma, servirebbe anche una sorta di educazione sentimentale, da affiancare a quella scientifica: argomento parte altresì delle cinque rivendicazioni sottoscritte dal Sisa, il Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti. «Poi ci siamo concentrate sul linguaggio, anche quello utilizzato da noi donne – rende attenti la studentessa –; sul fatto che può avere un’incidenza negativa e che ci siamo create una serie di stereotipi». Luoghi comuni di genere che si sente la necessità di superare: il rischio di cadere in uscite sessiste è tutt’altro che peregrino. «Infatti, abbiamo creduto fosse più opportuno parlare di ciò che ci tocca più da vicino all’interno dell’istituto scolastico». Ed è già una significativa presa di coscienza. Per le rivendicazioni l’appuntamento è per il 14.

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