(foto Ti-Press)
Mendrisiotto
13.12.2018 - 06:030

Staccato il 'passaporto' alle salme comasche dirette a Chiasso

L'intervento della Regio insubrica abbatte gli ostacoli burocratici. Accelerate le procedure per le famiglie che fanno capo al Crematorio cittadino

Al confine sud sono cadute le... barriere. Almeno per i defunti d’oltrefrontiera. Le salme comasche hanno ricevuto, infatti, il loro ‘lasciapassare’. Sulla via dell’ultimo viaggio verso il Crematorio di Chiasso adesso non sussiste più alcun ostacolo burocratico. E il merito (questa volta) va alla politica. Sedersi, solo una settimana fa, al tavolo della Regio insubrica è servito, in effetti, a superare i valichi. Ma soprattutto a garantire, addirittura nel giro di una giornata, il passaporto (mortuario) che, nel recente passato, veniva fatto sospirare ai famigliari in attesa di dare degna sepoltura ai loro cari. Chiuso nel 2016 il forno crematorio all’interno del cimitero monumentale di Como, i lariani sono costretti di fatto a spostarsi verso Varese, Novara e Sondrio o ad oltrepassare la dogana, facendo riferimento a Chiasso.

Convocato Ufficio presidenziale e Comitato direttivo a Mezzana il 6 dicembre, il 7 il problema legato al trasferimento delle spoglie a livello transfrontaliero si era dissolto. Sono bastate poche parole del Consigliere di Stato Norman Gobbi e l’intervento deciso del presidente della Provincia di Como Fiorenzo Bongiasca. «Il giorno dopo – ci conferma Francesco Quattrini, segretario della Regio insubrica – il contenzioso con il Comune di Como sul passaporto mortuario era risolto». Con la gratitudine, messa nero su bianco, dell’Associazione Ticinese di Cremazione.

«A noi spiace vedere come famiglie in lutto debbano sobbarcarsi una trasferta fino a Varese o Novara per la cerimonia di cremazione del loro defunto, in attesa che si costruisca il nuovo crematorio – ci spiega Giancarlo Vital dell’Associazione –. E questo, quando noi ci troviamo a 4 chilometri di distanza». Tanto più che, senza voler essere prosaici, il costo si equivale, assicura Vital.

Non a caso gli intoppi burocratici hanno dato subito voce alle lamentele delle ditte di onoranze funebri comasche e agli interrogativi della politica locale. Come nel caso di Vittorio Nessi, magistrato di lungo corso oggi capogruppo della lista ‘Svolta Civica’, che ha sollecitato una risposta al sindaco del capoluogo Mario Landriscina. Da uomo di legge conosce bene il patto firmato dai due Paesi anche in questo ambito. Le procedure concordate sono chiare.

C’è un accordo fra governi dal 1951

Chi come Vital è addentro alla questione, i termini dell’Accordo siglato fra i governi italiano e svizzero nel 1951 e relativo alla traslazione di salme nel traffico locale di confine li ha sulla punta delle dita. «La Convenzione – ci illustra – stabilisce che nel raggio di 10 chilometri dalla frontiera, il trasferimento sia facilitato – facendo riferimento a un’intesa internazionale sottoscritta a Berlino e che riporta al 1937, ndr –. Certo la norma va aggiornata ai giorni nostri». In sostanza, ci fa capire meglio, all’interno del perimetro stabilito da parte delle autorità italiane occorre ricevere due documenti: l’autorizzazione alla cremazione, concessa dall’Ufficio di stato civile del Comune, e il decreto di trasporto. «Che sono gli atti che accompagnano il defunto quando varca il confine. È un aspetto puramente burocratico». L’autorità comasca, dal canto suo, opta per il passaporto mortuario, staccato dall’Ufficio cimiteri, abbinato all’autorizzazione alla cremazione. «Il punto è che fino a poco tempo fa il Comune di Como ci metteva un paio di giorni. Dopo la riunione della Comunità di lavoro, ora la concessione è immediata: l’ho visto direttamente», ci dice Vital. Le pratiche, insomma, si sono accelerate. Nel computo non sono moltissime le famiglie del comprensorio lariano che si rivolgono al Crematorio di Chiasso; chi si trova più vicino al Luganese, fa capo a Lugano. «Nel corso di quest’anno – ci conferma ancora Vital – sono state circa 150». Sbloccata la situazione, d’ora in poi dare l’ultimo saluto sarà meno difficile, per lo meno dal profilo tecnico-burocratico.

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