Luganese

Truffava le casse malati, condannata un’infermiera

La 54enne è stata condannata alle Assise criminali di Lugano a tre anni parzialmente sospesi: ha causato un danno globale di 950’000 franchi

Truffava le casse malati, condannata un’infermiera
Una dozzina le assicurazioni gabbate
(Ti-Press)
24 settembre 2026
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Oltre 950’000 franchi. A tanto ammonta il danno complessivo causato a una dozzina di casse malati da una 54enne italiana residente a Lugano. La donna è stata condannata oggi alle Assise criminali a tre anni, sei mesi dei quali da espiare e il resto sospeso condizionalmente per tre anni e all’espulsione per cinque anni, per ripetuta truffa (consumata e tentata), ripetuta falsità in documenti e ripetuto tentato inganno nei confronti dell’autorità.

I fatti sono avvenuti sull’arco di circa tre anni, dall’inizio del 2023 alla scorsa primavera, si possono suddividere in tre fattispecie principali e riguardano esclusivamente l’ambito finanziario e amministrativo: sull’effettivo operato sanitario della donna non è stato eccepito nulla. Quella di maggior peso finanziario è riferita a quasi 600 occasioni, durante le quali la professionista nel corso di visite agli assicurati ometteva di annotare il tempo impiegato e le relative prestazioni erogate, fatturando di conseguenza i minutaggi massimi indicati nelle prescrizioni mediche e non il tempo effettivamente impiegato per le prestazioni. In tal modo sono state trasmesse quasi 600 fatture ritenute false dalla procuratrice pubblica Margaret Kuelen, per un totale di 744’000 franchi. In quest’ammontare è compreso anche il lavoro effettivamente svolto dalla donna che, come ci ha spiegato l’avvocata della difesa Claudia Solcà, si aggira attorno al mezzo milione di franchi di valore. Ma oltre 200’000 franchi sono gli importi gonfiati che la donna si è intascata impropriamente.

Una seconda fattispecie riguarda invece 75’000 franchi circa di prestazioni fatturate ma in realtà mai svolte, truffa praticata circa 250 volte dall’imputata. Infine, la terza modalità truffaldina è stata messa in atto assieme a una complice, attualmente uccel di bosco. La 54enne ha chiesto a quest’ultima, altrettanto infermiera, di fatturare a suo nome prestazioni svolte in realtà dalla condannata – peraltro sempre fatturando minutaggi prescritti e non il tempo effettivo lavorato –, allo scopo di ripartirsi poi l’illecito. Una modalità applicata in 74 casi per un totale di 125’000 franchi circa. Una volta che questa complice ha poi lasciato la Svizzera, questo medesimo modus operandi è stato poi applicato con un altro infermiere, anch’egli indagato, ma per sole due fatture.

Vittima delle truffe, infine, è anche il Cantone. Gli infermieri indipendenti infatti hanno diritto, oltre alle tariffe delle casse malati, anche a dei sussidi pubblici nell’ambito delle prestazioni erogate. Prestazioni che, essendo state fittizie o parzialmente fittizie, hanno portato a un indebito guadagno di circa 25’000 franchi. Essendo l’imputata integralmente rea confessa, e avendo le parti trovato un accordo, la Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta alla fine di un rito abbreviato ha confermato la condanna proposta da accusa e difesa.

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