Dal movimento forti critiche al documento redatto dal dicastero di Marco Chiesa. Condanna unanime, o quasi, dai gruppi sul basso livello di investimenti

Via libera al Consuntivo 2025 da record, quello che ha chiuso in attivo con 23,7 milioni di franchi, ovvero quasi 48 milioni in più del Preventivo. Ma a tenere banco durante l’ultima seduta di Consiglio comunale (Cc) a Lugano prima della pausa estiva è stato soprattutto il Piano finanziario 2026-33. E con una sorpresa politica: le forti critiche della Lega al documento redatto dal Dicastero finanze, guidato da Marco Chiesa. Una prima crepa pubblica tra il movimento di via Monte Boglia e il municipale democentrista, rappresentante in Municipio del medesimo gruppo, in vista delle elezioni comunali del 2028?
Sebbene non fosse prevista un’approvazione da parte del Legislativo, la discussione sul Piano è durata circa un’ora e mezza. A darle il calcio d’inizio, il fatto che la Commissione della gestione si sia presentata spaccata. Una maggioranza (Plr, Lega, Centro, Udc, Avanti), pur tra qualche critica e puntualizzazione, l’ha valutato fondamentalmente in maniera positiva, mentre la stroncatura è arrivata dalla minoranza (Sinistra e Verdi). «È un Piano problematico – ha detto la relatrice di minoranza e capogruppo socialista Nina Pusterla –. C’è la pericolosa tendenza di tagli calati dall’alto, non discussi e non motivati, che nulla hanno a che vedere con un processo analitico di miglioramento della macchina amministrativa ma solo con un atto di terrorismo psicologico che agisce oggi ma non pensa al domani». Le criticità individuate dalla Sinistra non sono nuove: una narrazione sbagliata sulla riduzione del debito – inteso come un individuo –; un’occasione mancata sulla politica del moltiplicatore delle persone fisiche; taglio dei servizi; blocco degli investimenti e della progettualità; rivalorizzazioni che si limitano alle sole alienazioni; infine la necessità di contributi di centralità.
Di avviso opposto la democentrista Raide Bassi. «Questo Piano finanziario ci ricorda che il vero nodo è la sostenibilità finanziaria, ossia la capacità di mantenere sotto controllo i propri costi e dunque la spesa corrente». Nel suo intervento, la relatrice di maggioranza si è poi lanciata in una «riflessione sul clima politico quando si parla di finanze». «In passato prevalevano prudenza e consapevolezza, mentre negli ultimi tempi il metro di giudizio è diventato sensibilmente più severo e i giudizi più trenchant. Colpisce in particolare l’atteggiamento di chi oggi critica, ma quando si è presentata l’occasione di condurre il Dicastero finanze ha preferito non farlo (alludendo a Raoul Ghisletta, ndr)».
Incentrato sui contenuti il capogruppo del Centro. «L’elemento caratterizzante del Piano sono le rivalorizzazioni (un piano da 306 milioni di franchi, ndr) – ha detto Lorenzo Beretta Piccoli –. Bisognerà chinarsi su ogni singolo oggetto. Per il necessario consenso è imperativo uno sforzo comunicativo da parte del Municipio, che dovrà dare delle spiegazioni. Ad esempio, sul palazzo ex Dogane in via della Posta, il Municipio aveva dato un chiaro indirizzo: un diritto di superficie a privati per uso residenziale. È legittimo cambiare idea, ma bisogna spiegare i motivi, e se e dove si intende realizzare progetto alternativo a quella che era stata pensata come una misura compensativa allo spostamento dell’amministrazione pubblica a Cornaredo». Beretta Piccoli ha poi aperto il valzer di critiche sul basso livello di investimenti, al quale si sono poi accodati gli altri capigruppo: «Siamo convinti che 40 milioni sia un livello di investimenti irrealistico per Lugano, che vuole essere la città motore economico del cantone. Il rischio è di rimandare a domani investimenti necessari oggi, creando debiti occulti. Preoccupa in particolare il calo negli investimenti di immobili».
Natalia Ferrara, dal canto suo, ha posto nuovamente l’accento sull’importanza di snellire la spesa per la gestione corrente, auspicando delle esternalizzazioni per determinati servizi «che l’economia privata vorrebbe e potrebbe fare a Lugano». Rispondendo a Pusterla che è stata l’unica a invocare di ragionare anche sul moltiplicatore d’imposta. «Alzare il moltiplicatore per risolvere un problema finanziario è illusorio – ha detto la capogruppo del Plr –. Bisogna attirare le persone e le imprese e per farlo è necessario mantenere la fiscalità attrattiva, soprattutto in un contesto di forte concorrenza comunale come il nostro». Di persone fragili «che appaiono troppo poco nel Piano» ha parlato invece Tamara Merlo (Più Donne): «Si parla di efficienza, ma troppo poco delle conseguenze che queste scelte avrebbero sulle persone più fragili».
A stupire davvero, o forse no visto il contesto dei rapporti fra le due forze politiche di destra a livello cantonale, è stato l’intervento del capogruppo leghista Lukas Bernasconi. «Il Piano finanziario trasmette un clima di incertezza, di attesa, quasi di rassegnazione – ha detto –. Non c’è una visione positiva del futuro ambiziosa, una scommessa. Non guida il futuro della città, lo subisce». Il vero punto debole è «la diminuzione degli investimenti. Una Città che non investe, non cresce. Ridurre gli investimenti al minimo toglie un problema oggi per crearne dieci domani». Sulle dismissioni, Bernasconi ha aggiunto che «vendere il patrimonio pubblico è accettabile solo a patto che parallelamente si intervenga sulla gestione corrente, per evitare che al termine delle operazioni il deficit strutturale resti immutato». Infine, un cartellino giallo al Municipio: per il Preventivo 2027 si attendono le nuove misure di risparmio – anche al netto degli effetti dei cambiamenti alla tassazione sul valore locativo e della deduzione fiscale dei premi di cassa malati – e l’assicurazione che con le dismissioni siano pagati gli investimenti «e non che vadano alla gestione corrente».
Alle critiche hanno risposto sindaco e capodicastero. «Come Comune siamo l’ultimo anello della catena, subiamo decisioni prese altrove – ha detto Michele Foletti –. Siamo una Città, dobbiamo mantenere i piedi per terra e mettere da parte le ideologie». «Un Piano finanziario non è solo un esercizio contabile, dietro ci sono progetti – ha ricordato Marco Chiesa, a chi ha criticato la carenza di una strategia esplicata –. È uno strumento di responsabilità pubblica, che serve per dirci quali margini e quali rischi ci sono. Il debito non è un dettaglio contabile, è la capacità di scelta che si restringe». L’ex presidente nazionale dell’Udc ha poi ammonito a sua volta chi nel Legislativo vede di cattivo occhio le rivalorizzazioni: «Non sono la bacchetta magica, è chiaro. Ma se si vuole rinunciarvi, occorrerà dirci come si intende compensare al mancato guadagno».
Se il Consuntivo è stato approvato senza praticamente discuterne, contraria solo la Sinistra, la tabella di marcia preparata dal Municipio promette di accendere ben maggiormente gli animi i prossimi anni.