L'Associazione genitori nell'accudimento prende posizione sulla vicenda dello stilista Plein e sugli strumenti istituzionali. ‘Non è un caso isolato’

Da storia familiare a caso mediatico e attraversato dai social network. La vicenda che vede contrapposti lo stilista tedesco Philipp Plein e la sua ex compagna Lucia Bartoli, un’influencer inglese, per la custodia dei due figli piccoli oltre a finire sulla stampa e sui portali web è oggi anche al centro delle riflessioni di Agna, l'Associazione genitori nell'accudimento presieduta da Pietro Vanetti. Associazione che una volta di più in una presa di posizione riporta l'attenzione sul "bene superiore del minore", che non può essere, richiama, solo uno slogan. Agna conferma di conoscere il caso e di aver avuto "accesso alla documentazione ufficiale relativa ai procedimenti, alle perizie e alle valutazioni effettuate dalle diverse autorità e dagli operatori coinvolti". E dalla lettura degli atti, rimarca, "emerge con estrema chiarezza un quadro compatibile con dinamiche di violenza psicologica, controllo coercitivo e manipolazione relazionale che, per diversi motivi, non sembrano essere state adeguatamente riconosciute, contestualizzate e trattate come tali nel corso delle procedure". Ed è qui, fa presente, che si insinua il rischio di restituire in maniera distorta le dinamiche familiari.
"In questa vicenda – ribadisce l'Associazione – appare purtroppo evidente che, a causa dei comportamenti dei genitori ma anche dell’impreparazione e della frammentazione degli interventi istituzionali, sia stato fatto tutto e il contrario di tutto: esposizione mediatica, conflitto esasperato, accuse reciproche, misure drastiche, interpretazioni divergenti, procedure invasive e decisioni fortemente impattanti. Tutto, tranne una presa a carico realmente coerente, competente e continuativa centrata sui bisogni evolutivi e relazionali dei figli". Il punto è, osserva ancora Agna, che non si tratta di una storia isolata. "Situazioni analoghe – si spiega – si ripetono con frequenza preoccupante anche presso lo sportello di consulenza di Agna, dove sempre più genitori segnalano percorsi caratterizzati da interventi tardivi, letture contraddittorie delle dinamiche familiari, escalation conflittuali e difficoltà delle autorità e degli operatori nel riconoscere correttamente le forme di violenza psicologica, manipolazione relazionale e controllo coercitivo. Proprio per questo Agna ritiene indispensabile una riflessione seria e urgente sulla preparazione specialistica degli operatori e sull’adeguatezza degli strumenti oggi utilizzati nella gestione dei conflitti familiari ad alta intensità". E questo, ribadisce, per evitare "il rischio di ‘ritraumatizzazione istituzionale’", arrivando ad amplificare i conflitti e irrigidire le singole posizioni, tutto a scapito dei minori.
Ecco che Agna riporta, quindi, il discorso sulla imminente riorganizzazione delle autorità di protezione e l’implementazione delle nuove Preture di protezione. L'auspicio, rilancia l'Associazione, è che "la nuova organizzazione delle autorità di protezione non si limiti a un cambiamento formale o amministrativo, ma rappresenti una reale occasione per costruire un sistema più competente, umano, coordinato e realmente orientato alla prevenzione del danno evolutivo nei minori".