Il vicesindaco di Lugano non intende perdere però il treno del 2033. E con Bellinzona: ‘La doppia candidatura non ci ha aiutato’

«La delusione è grande. Eravamo convinti di potercela fare, viste le tre Città partecipanti e il dossier molto forte e ricco». Roberto Badaracco, capodicastero Cultura di Lugano, non nasconde l’amarezza per la mancata assegnazione a Lugano, Locarno e Mendrisio del titolo di Capitale culturale svizzera 2030. A spuntarla è stata Aarau, «che aveva il supporto di gran parte della Svizzera tedesca, più di Thun per via della posizione geografica – osserva il vicesindaco –, ma credo che noi ce la siamo giocata. Hanno voluto puntare sul potenziale di crescita di Aarau, mentre la nostra candidatura parte da posizioni culturali già importanti».
Lugano, a cominciare dal Lac ma anche dai numerosi eventi, negli ultimi anni ha investito molto sulla cultura, sebbene resti da valorizzare la scena indipendente. «Noi abbiamo dimostrato la nostra forza dal punto di vista culturale – ancora Badaracco –. Sicuramente c’è un ulteriore margine di crescita e questo è altrettanto emerso. Abbiamo fatto squadra, abbiamo imparato a conoscerci e si è creato un gruppo che ha capito che la condivisione è un grande volano in tema di accrescimento del valore generale». Visto il grande lavoro fatto e l’apertura della giuria ad assegnare al Ticino il ruolo nel 2033, l’anno prossimo la candidatura la diamo per scontata? «Credo proprio di sì. Sarebbe davvero peccato perdere questo treno».
«Credo che la doppia candidatura ticinese non ci abbia aiutato e penso che questo vada superato – conclude il vicesindaco nelle sue valutazioni –. Raccogliendo le impressioni della giuria dietro le quinte, penso che l’ideale sarebbe se presentassimo una candidatura congiunta fra tutti i centri urbani ticinesi. Ora rifletteremo con i nostri partner, Mendrisio e Locarno, su come procedere e poi credo che si cercherà di nuovo di coinvolgere Bellinzona». Sebbene «un po’ deluso», anche il sindaco di Lugano Michele Foletti cerca di trarre il positivo. «Abbiamo collaborato molto bene con Locarno e Mendrisio, dimostrando di avere un’offerta e una programmazione complementari, e quindi credo che quest’esperienza sarà l’inizio di una collaborazione più duratura. Attendiamo di vedere più nel dettaglio punti forti e deboli delle candidature e valuteremo se ripresentarla e dove occorre migliorarci».
Parla di “rammarico” anche il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini, “soddisfatto però per il lavoro compiuto. La candidatura ha rappresentato un’importante occasione di confronto, collaborazione e progettazione condivisa con Lugano e Locarno, consentendo di costruire relazioni, visioni e strumenti che continueranno a generare valore per il territorio anche oltre questa decisione. Il lavoro svolto in questi mesi lascia un patrimonio di idee e di esperienze che sapremo mettere a frutto nei prossimi anni”. Considerazioni condivise dal capodicastero Cultura Paolo Danielli, secondo il quale “questo percorso ha rafforzato la nostra visione della cultura come elemento centrale per lo sviluppo della comunità e ha consolidato la volontà di tradurla in progetti concreti e duraturi. L’esito finale non modifica l’impegno di Mendrisio a investire nella cultura, a sostenere i suoi protagonisti e a promuovere nuove opportunità di crescita, partecipazione e innovazione”.
E se in Municipio si cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno, proprio a Mendrisio c’è chi festeggia: il gruppo della Lega in Consiglio comunale, che con Udc-Udf, ha votato con il mezzo milione di franchi di partecipazione al progetto. “Una vittoria del buonsenso – sostengono –. Per molti questa mancata scelta potrebbe sembrare una sconfitta, ma per noi non lo è affatto. Al contrario, la consideriamo un sollievo: questo esito ci permette di risparmiare mezzo milione di franchi che, in caso di vittoria, sarebbero stati buttati dalla finestra. Si trattava di un investimento sbagliato. La giuria, con la sua decisione, ha finito per darci ragione. I soldi dei cittadini vanno tutelati e spesi con responsabilità, non sperperati in progetti che non garantivano un ritorno concreto per la collettività”. Ma davvero Mendrisio, come sostenuto dalla destra locale, e Locarno non sarebbero state valorizzate? «Per noi è sempre stato chiaro – replica da noi sollecitato Foletti –: è vero, Lugano era capofila della candidatura, ma abbiamo sempre considerato i nostri partner come paritari e ciascuna Città ha messo a disposizione le proprie peculiarità o quelle che intendeva sviluppare».
“Evidentemente avremmo auspicato un esito diverso – è infine il riscontro del sindaco di Locarno Nicola Pini –, ma il percorso resta prezioso. È proprio vero che a volte il cammino conta più della meta. La candidatura ha infatti rafforzato la collaborazione tra Lugano, Locarno e Mendrisio e ha confermato il potenziale culturale del nostro territorio. Questo lavoro non va disperso: deve proseguire in progetti concreti e duraturi”. Del medesimo parere la capa del dicastero Cultura locarnese. “Questa candidatura – osserva Nancy Lunghi – ha portato un valore inestimabile per la scena culturale di tutto il cantone, vedendo finalmente tre Città collaborare, invece di competere, mettendo in rete ognuna le proprie competenze e peculiarità per offrire una visione della cultura ticinese il più completa e plurale possibile. Una preziosa collaborazione che andrà nutrita anche in futuro”.