Luganese

Aarau sarà capitale culturale 2030, per il Ticino orizzonte 2033

Le due candidature da sud – Lugano con Locarno e Mendrisio, e Bellinzona – hanno convinto la giuria, che invita a ripresentarsi. Le reazioni dalle città

I vincitori
(Keystone)
4 giugno 2026
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Nulla di fatto per il Ticino. La Capitale culturale svizzera 2030 sarà Aarau. Il capoluogo argoviese l’ha spuntata su Thun e soprattutto sulle due candidature ticinesi: da un lato il trio Lugano capofila con Locarno e Mendrisio e dall’altro Bellinzona. È una sconfitta relativamente dolce però: la giuria che oggi a Berna ha proclamato la vincitrice si è congratulata con le proposte sudalpine, ritenendole entrambe convincenti. Non solo. Secondo Daniel Rossellat, presidente dell’associazione Capitale culturale svizzera (Ccs), «il potenziale della Svizzera italiana è enorme e deve assolutamente essere sfruttato». Quando? Nel 2033: “Sulla base dei risultati del processo di selezione – si legge in un comunicato – il comitato di Ccs darà priorità a questa regione per la prossima edizione. Se entro la fine del 2027 una o più città dalla Svizzera italiana manifesteranno il proprio interesse, l’edizione 2033 si terrà in un’area urbana sudalpina”.

A essere stata scelta è la città a nord della Svizzera, con il motto ‘Aarau verbindet: Menschen. Räume. Zeit’, che mira a creare nuovi legami tra le cittadine e i cittadini, le artiste e gli artisti, e le istituzioni culturali, nonché a rafforzare i legami tra Aarau e le diverse regioni del Paese. Alla giuria è piaciuta anche l’intenzione di rafforzare l’attrattività culturale della città e di trasformarne in modo duraturo l’immagine, non più da intendersi solo come luogo di passaggio, come oggi spesso accade. “Il coinvolgimento diretto delle artiste e degli artisti – completano le motivazioni –, delle associazioni culturali e della popolazione nel processo di candidatura ha costituito un ulteriore punto di forza per la città sull’Aar, che, grazie alla sua posizione centrale, dispone delle condizioni ideali per attrarre un vasto pubblico proveniente da tutta la Svizzera”.

‘Un viaggio che ha già cambiato la politica culturale delle tre città’

Il Ticino resta dunque in sala d’attesa. Il primo Comune a essersi espresso dopo il risultato è il più grande, tramite una nota stampa. “La candidatura di Lugano con Locarno e Mendrisio è stata una sfida complessa sin da subito – l’osservazione della Città di Lugano –. Tre città, tre amministrazioni, tre processi decisionali, tre percorsi partecipativi: dalle lettere di intenti, alle prime iniziative di coinvolgimento, dal licenziamento del Messaggio dei rispettivi Municipi al voto del credito da parte dei tre Consigli comunali, dagli incontri con la giuria, agli eventi con la cittadinanza nei rispettivi territori”. Tanto lavoro dunque, ma non invano: “Un viaggio che ha già cambiato profondamente la politica culturale delle tre città, creando le condizioni per un approccio nuovo, oltre il campanilismo e le divisioni. Un percorso che, pur senza portare alla vittoria finale, ha permesso di lavorare uniti a favore di un progetto condiviso e di una visione comune”.

La Città ricorda che la candidatura è stata sostenuta da 87 realtà del territorio: “Dalle grandi banche alle associazioni sportive, dalle istituzioni culturali ai creatori e alle creatrici indipendenti, dalle realtà del sociale ai gruppi culturali amatoriali alle città di oltre confine”. In questi mesi sono inoltre “stati attivati focus group e questionari che hanno coinvolto operatori culturali, scuole, università, associazioni, imprese e cittadini. Le oltre 400 risposte hanno permesso di intercettare idee, preferenze, bisogni e desideri”. Sebbene ‘Visione da Sud’, così si è intitolato il progetto della triade ticinese, non abbia vinto “le tre città continueranno a lavorare insieme da un lato per la valorizzazione del patrimonio storico e artistico e dall’altro affinché la cultura contemporanea possa essere fattore di sviluppo sociale ed economico”.

MARIO BRANDA

‘Candidatura che guardava al futuro’

Presente a Berna a capo della delegazione bellinzonese, il sindaco Mario Branda mastica amaro e non nasconde una certa delusione, «specialmente perché è stata più volte ribadita la qualità del nostro dossier e del programma di eventi». In effetti ascoltando le parole di Daniel Rossellat che hanno preceduto la designazione di Aaau – quando ha detto che è stata scelta l’opzione che meglio di altre «mostra il potenziale di sviluppo futuro, trasformando l’anno di capitale in un acceleratore di innovazione» – Branda e colleghi per un attimo hanno pensato che fosse stata premiata Bellinzona: «A differenza di Lugano e Locarno, storicamente note sul piano turistico, Bellinzona ha un potenziale inespresso sotto più punti di vista, incluso quello culturale che ha una dimensione limitata rispetto ad altre realtà, ma è molto ricco di contenuti rivolti a tutte le fasce della popolazione. Perciò la candidatura 2030 in solitaria, rispetto a quella degli altri tre poli ticinesi uniti, mirava anche a questo. A evidenziare le peculiarità di una Bellinzona un po’ diversa dal resto del Ticino, in crescita demografica e lavorativa costante. E che anche sul piano culturale ambisce a fare meglio e a trovare una sua nuova connotazione nello scacchiere nazionale», ruolo di primo piano che peraltro già conosce grazie all’impegno profuso a suon di milioni pubblici nel lanciare e sviluppare costantemente il polo biomedico nell’arco dell’ultimo quarto di secolo.

‘L'incertezza su Fortezza e Cattedrale può aver pesato’

Sulla scelta della giuria, chiediamo, può aver pesato qualche incognita? «In effetti – rileva il sindaco – un paio di volte ci sono state poste domande sulla valorizzazione culturale e turistica della Fortezza e sulla conversione della Cattedrale delle Ffs in un edificio pubblico polifunzionale e culturale», la prima sottoposta ora a referendum e la seconda inserita nella variante pianificatoria delle vecchie Officine in fase di aggiornamento, come stabilito dal Tribunale amministrativo cantonale a seguito di ricorsi. Visto che la scelta 2033 per la capitale culturale svizzera premierà una località della Svizzera italiana, Bellinzona in quel momento potrebbe avere le carte in regola? «Lo speriamo vivamente – risponde Banda – e a mente fredda, una volta smaltita l’odierna delusione, faremo le valutazioni del caso».

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